Abbi cura di te non è una frase dolce, è una pratica quotidiana. Abbi cura di te da non confondere col culto di sé. La prima è un’etica, la seconda un’estetica. Entrambi dicono “metti te al centro” ma i motivi sono opposti. Dal greco epimeleia heautou, abbi cura di te: assumiti la responsabilità di te. Ascoltati e ascolta i tuoi confini. Include fatica e noia, rinuncia. Significa dormire, dire di no quando occorre, andare in terapia se necessario, fare sport anche se controvoglia. Vuol dire tenere relazioni sane. Se si ha cura di sé, si è disponibili per gli altri. Se si sta in piedi, si possono reggere gli altri. Altro è il culto di sé che incarna l’io come prodotto da promuovere. È idolatrare la propria immagine; è ottimizzarsi, esibirsi. Il culto di sé, genera ansia di prestazione, confronto costante, paura di sbagliare e terrore di invecchiare. Abbi cura di te non ha bisogno di pubblico a differenza del culto di sé. E questo, inevitabilmente, porta all’isolamento in quanto gli altri diventano competitor e non persone. La cura di sé risponde alla domanda “di cosa ho davvero bisogno?” Il culto di sé a “come sembro?” “Non farti altare d’oro lucente, fatti giardino semplice e vivo. Il culto vuole che tu sia perfetto, la cura vuole che tu sia vero!”

