Nata a Morinhos in Brasile nel 1821, venne battezzata con il nome di Ana che Garibaldi cambiò in quello di Anita con cui sarà conosciuta dalla storia. Bella con i capelli neri lunghi fino alla vita, Garibaldi la descrive nelle Memorie: alta, col volto ovale, grandi occhi neri e seni prosperosi. Carattere indomito e ribelle. A 14 anni per volere della madre aveva sposato il calzolaio Manuel Duarte. Un’unione tristissima con quel bevitore incallito che le usava violenza. Anita lo lasciò per tornare ad essere Anita Ribeiro da Silva, figlia di un contadino portoghese. Nel paese correvano voci che parte del sud del Brasile era in rivolta, la guerra civile tra i Farrapos e gli imperiali era destinata a dilagare. Tra i farrapos militava un certo Giuseppe Garibaldi, un italiano fuggito dal suo paese e giunto in Brasile. Un repubblicano ribelle, l’uomo più bello che avesse mai visto dirà Anita al primo incontro. Garibaldi annoterà nelle sue Memorie di essersi invaghito di lei guardandola dalla nave con il cannocchiale: sceso a terra ed entrato nella casa di Anita dopo essere rimasto a lungo estatico a guardarla negli occhi ruppe ogni indugio e decise dovesse essere sua. Anita: aveva 18 anni. Forse non era bella ma sicuramente piena di fascino. Un compaesano la descrisse con grandi occhi a mandorla e la pelle ricoperta di efelidi. Caratteri che concordano con l’unica incisione dal vero che di lei si conosce. Anita si imbarcò sulla nave pirata di Garibaldi e da quel momento combatterà sempre al suo fianco. Iniziò la sua avventura d’amore, guerra e morte. Dopo tre anni di convivenza nacque Menotti e con il figlio si trasferirono a Montevideo. Garibaldi inseguito dagli indios abbandonò la giungla brasiliana mentre Anita sfuggì alla cattura da parte degli imperiali saltando in sella con il piccolo in braccio e poi nascondersi nel bosco. In Uruguay rimasero sette anni, duri dal punto di vista economico. L’eroe dei due mondi impartiva lezioni di francese e matematica nonostante il governo uruguaiano gli avesse affidato il comando della flotta nella guerra contro l’Argentina. Le signore del luogo erano incantate da questo “guerriero” galantuomo e se lo contendevano nei salotti. Anita era gelosa nonostante il suo uomo non fosse poi così bello: basso, tarchiato, con una capigliatura folta rossiccia… Però eclettico, magnetico, affascinante quando parlava. Sapeva pure cantare. A Caprera si esibiva per gli ospiti intonando arie di Verdi. Anita pensò che fosse la chioma ad attirare l’attenzione delle donne e allora gliela fece tagliare. Quando subodorava aria di rivalità minacciava il marito con una pistola, l’altra era rivolta contro la sua concorrente. In questi anni nacquero altri tre figli: Rosita, Teresita e Ricciotti. Alla notizia del divampare delle rivoluzioni europee Garibaldi si precipitò a rientrare lasciando Anita e i figli a Nizza al sicuro presso sua madre e poi raggiungere Roma per combattere nella difesa della Repubblica Romana. Pensava di aver tenuto lontano la sua donna dai pericoli invece gli apparve davanti incinta di sei mesi, arrivata lì dopo aver sventato i controlli degli austriaci e dei francesi. “Rivolto ai suoi, disse, abbiamo un soldato in più”. La situazione dei patrioti era grave: gli eserciti, francese e austriaco attaccavano Roma per ripristinare il potere papalino. La resistenza dei garibaldini fu eroica seppure non riuscisse a sconfiggere il preponderante esercito avversario. Dopo la disfatta al Gianicolo, Garibaldi e i suoi furono costretti alla ritirata e alla fuga. L’idea di lasciare da solo l’uomo cui aveva dedicato la vita le fece affrontare disagi incredibili. Fu l’inizio della tragedia. In preda alle febbri, Anita perdeva conoscenza per poi spirare in località Mandriole di Ravenna dove era stata trasportata dal marito prima su una barca e poi su un materasso. Dopo undici anni di vita insieme ufficializzati con il matrimonio nella Chiesa di San Bernardino a Montevideo il 28 marzo 1842, se ne andava un’eroina e una moglie fedele. Da questo momento la verità storica diventa romanzo giallo. Alcuni bambini il 10 agosto in un pascolo dietro la fattoria Guiccioli alle Mandriole, videro sporgere da un cumulo di sabbia una mano. I carabinieri pontifici iniziarono le indagini sospettando un delitto. Il cadavere apparteneva ad una donna di circa trenta, trentacinque anni già in stato avanzato di decomposizione. I capelli staccati dalla cute e sparsi fra la sabbia erano lunghi e scuri. Presentava gli occhi sporgenti, la lingua tra i denti, la trachea rotta e un segno circolare intorno al collo, segni di sofferto strangolamento. Sezionando il cadavere fu trovato un feto di sei mesi…Molte coincidenze riconducevano ad Anita. A conclusione delle indagini l’inchiesta giudiziaria stabilì che era morta di febbre malarica. Un’altra ipotesi però veniva presa in considerazione. Anita non sarebbe deceduta tra le braccia di Garibaldi. Caduta in coma profondo ma ritenuta morta si sarebbe ripresa quando stava per essere seppellita e veniva strozzata dai fattori Ravaglia per paura dell’arrivo della polizia. In realtà fu trovato il cadavere con gli occhi fuori delle orbite e la lingua sporgente. Per sette volte furono riesumati i suoi resti contesi da coloro che ne reclamavano il lascito morale, invece per volontà del marito furono trasportati a Nizza. Il 30 maggio nel 1932 venivano deposti definitivamente in suo onore sotto il basamento del monumento equestre eretto al Gianicolo in Roma a ricordo della difesa della Repubblica Romana. Il monumento inaugurato da Benito Mussolini in occasione del cinquantenario della morte di Giuseppe Garibaldi era presenziato anche dal Re, la Regina e Starace.

