È una giornata piovosa quella odierna. Raffiche di vento si abbattono sulla mia utilitaria, quasi a voler impedire un incontro programmato da tempo e, al quale, non posso, non voglio e non devo mancare. Sono attesa in Toscana, da Don Carlo Mammarella, il giovane Conte della Daunia, Signore di Monticello, Nobile di Firenze.

Come egli stesso ama definirsi è un uomo cattolico, monarchico, democratico, conservatore italiano.

Mi accoglie con fare garbato nel salotto d’ingresso, quello più intimo. Un Luigi Filippo in “bois de rose”, un legno utilizzato nel XVIII secolo per l’intarsio.

L’allineamento e la spaziatura tra le opere in mostra alle pareti rivelano coerenza stilistica con l’arredamento della casa. Lo sguardo, come una carezza sulla guancia di un bimbo, si posa sulle vetrinette dove pavoneggiano, ignare del tempo trascorso, i tanti servizi da tè decorati con motivi floreali, vegetali e ricchi ornamenti in oro.

Simbolizzano uno status sociale, utilizzati per le occasioni formali e come elemento di arredo.

Don Carlo non ostenta, pur conservando attenzione alla tradizione e alla storia della sua famiglia.

 

  • Conte, quali sono i Suoi interessi e le Sue passioni al di fuori della Sua vita nobiliare e come vede il Suo ruolo nella società moderna?


    La mia più grande passione è la SERENITÀ , quindi tutto quello che collima con essa.
    Credo che la Cultura , l’ Arte e la Fede siano strumenti per raggiungere la serenità.
    Per questo motivo mi dedico molto alla lettura, allo studio della Storia Nazionale e alla ricerca di uno stile di vita dal sapore antico, in congiungimento con la preghiera e la dottrina cristiana.
    Fondamentalmente, oltre che conservatore, sono un nostalgico.
    Vivo la mia vita seguendo ritmi naturali dal sapore di un tempo passato.
    D’inverno, oltre alla lettura, mi compiaccio di visite di cortesia che ricevo a Villa Eden, quasi esclusivamente pomeridiane, nell’ ora del Tè.
    L’ora del tè a Villa Eden regala sempre un’ esperienza.
    Le varie sale di Villa Eden, diventano luogo di confronto, a volte di tipo cordiale e a volte di tipo ufficiale.
    Tra le porcellane, gli argenti, l’austerità degli arredi e il profumo dei dolci che accompagnano le essenze dei tè, il dialogo apre stimoli di riflessione, che può assumere, a seconda degli ospiti, caratteri diplomatici, spirituali, amicali, familiari o di semplice routine formale.


– Quali sono le sue opinioni sulla tradizione e sulla modernità?

A mio parere, la tradizione è l’unico mezzo per salvare le identità popolari, familiari e soggettive.
Nella tradizione, ognuno di noi, riscoprirà il piacere della serenità, in comunione con quella parte genetica tramandata dai nostri avi e antenati.
Siamo quelli che elogiamo la friggitrice ad aria, ma ricerchiamo, nei ricordi, il sapore del fritto della casa dei nonni.

– Il Suo titolo nobiliare e la Sua famiglia influenzano la Sua vita e le Sue scelte?

Il mio titolo stabilisce e inquadra la storia di una famiglia, mentre la famiglia rappresenta un insieme di persone con le loro caratteristiche, che tramite i loro vissuti, hanno dettato esempi e stili ai discendenti.
Quindi risponderei sì, il titolo nobiliare e la mia famiglia hanno influenzato la mia vita.
Le caratteristiche dinamiche dei miei avi e antenati, le sento abbondantemente influire sulla mia personalità.
Ognuno di loro mi ha lasciato qualcosa ed è evincibile nei miei tratti caratteriali .
La mia famiglia, tramite l’educazione e lo stile impartito, mi ha reso l’uomo che sono ora, nelle esternazioni più poliedriche e policromatiche, evincibili nelle sfaccettature della mia portentosa personalità.

– È coinvolto in qualche attività filantropica e quali sono le cause che le stanno più a cuore?

Credo di essere un cittadino attivo e attento, mai indifferente, sempre pronto a battermi per situazioni culturali e sociali.
Chiunque abbia bussato alla mia porta ha trovato ascolto e accoglimento.
Non mi sono messo in spalla le croci degli altri, ma ho aiutato a sostenerle, facendo quanto più mi era possibile nell’aiuto, in maniera seria e onesta..

– Conte, Lei non fa mistero della Sua identità sessuale. Ha avuto esperienze significative che L’hanno portata a comprendere meglio se stesso?

No, la mia identità sessuale non mi ha portato a capire meglio me stesso.
Semmai mi ha portato a capire meglio come rapportarmi con gli altri.
Sono sempre stato una persona riflessiva e spirituale, questo è stato importante per capirmi, accettarmi e rendermi sereno.
Questa serenità spesso, però, non è riscontrabile negli altri.
Io non ho avuto problemi con la mia sessualità, ma alcuni se ne sono fatti per me.
Hanno riversato su di me, i problemi di approccio a sessualità diverse dalla loro, o semplicemente i problemi che si facevano per riconoscere e accettare la propria.
Non mi sono “capito” subito, solo all’ età di venticinque anni mi era chiaro che avrei potuto amare anche una persona del mio stesso sesso.
Mi sono impegnato in un percorso personale di accettazione, fatto di riflessione e benevolenza con me stesso.
Non sempre la stessa accettazione e benevolenza l’ho riscontrata in chi si approcciava a me.
Per molti motivi ho incontrato rabbia e invidia sociale nei miei confronti.
La sicurezza nelle mie situazioni e la serenità con cui le porto avanti, in maniera rispettosa ed educata, dà fastidio a quelle persone che, al contrario mio, non hanno avuto la forza di esprimersi completamente, vivendo vite limitate e spesso frustrate.
Un individuo libero di esprimersi, che non limita, decurta o censura le proprie inclinazioni, particolarità, estro e unicità, sarà un individuo sano e forte.
Al contrario, un individuo limitato e bloccato nell’esternazione libera della sua personalità, sarà un individuo “malato” e debole, che cercherà di aggredire chi è riuscito dove lui si è arreso, rimanendo carico di invidia e rabbia.
Molto importante è stata la mia famiglia, che ha da sempre rispettato la mia personalità, non cercando mai di forzare un’inclinazione anziché un’altra, lasciandomi libero di esprimermi secondo la mia indole.
Questo non vuol dire non essere stato seguito e guidato con consigli e insegnamenti, anche in alcuni casi rigidi, ma significa aver rispettato un figlio con amore, riconoscendo che… non ci appartiene, a cui abbiamo dato la vita, ne seguiamo il percorso, siamo pronti a sostenerlo, ma non obbligarlo in scelte considerate, soggettivamente, più giuste.

– Come pensa che la società possa migliorare la sua comprensione e accettazione delle persone LGBTQ?

Iniziando a vivere vite libere!
Libere da limiti e da paletti che ognuno di noi si pone e si crea.
Questi limiti e paletti nascono dentro di noi per un utopico raggiungimento di un’immagine idealizzata della nostra persona.
Queste fragili idealizzazioni, sono facilmente frantumabili dall’intelligenza, dalla cultura che abbatte l’ignoranza e la forza di volontà d’animo.
Più persone sicure di se stesse saranno l’espressione di numerose personalità, questo porterà alla normalità delle diversità, abolendo il concetto negativo di diverso, rendendoci tutti diversi nelle nostre unicità.
Non si chiamerà più accettazione, ma conoscenza.
Un percorso di conoscenza di noi stessi e degli altri.


– La felicità e il benessere sono importanti e non bisogna sacrificare se stessi per compiacere gli altri. Cosa direbbe ai ragazzi che provano paura del giudizio, della vergogna, dell’essere respinti o emarginati e, inghiottiti dalla propria solitudine, nascondono il proprio orientamento?

Ho riscontrato che gli altri hanno più paura di Noi.
È la paura che porta all’aggressione.
La paura del cambiamento, la paura di nuove ideologie, la paura di doversi scoprire e accettare tramite il comportamento libero di altri.
Ad un ragazzo o ad un adulto capace di ascoltare direi:
“Affronta sempre il prossimo con la consapevolezza che l’altro ha più paura di te!
La tua sicurezza lo renderà docile e domabile.
Alla fine imparerà a rispettarti e a stimarti, questo per il semplice fatto che gli stai fornendo uno stimolo alla libertà!
Non soccombere mai alle aggressioni e alle violenze di qualsiasi tipo!
Rendi la tua vita e le tue esperienze di vita esempio per gli altri.
Ci sarà sempre qualcuno disposto a riconoscere il tuo valore e la bellezza della tua soggettività!
Renditi perfetto nella tua policromia e poliedricità!”

 

Mi congedo dal Conte che sento come un amico perso di vista e poi ritrovato.

Volutamente raggiungo la mia auto lasciando che la pioggia mi bagni la pelle e sento il suono delle gocce che cadono, come questa mia lacrima sfuggita che, stanca, si trascina sul viso posandosi sul collo, prima di nascondersi nel foulard, testimone involontario di una lezione di vita: ogni persona, indipendentemente dal suo orientamento sessuale, può insegnare qualcosa di nuovo e prezioso, attraverso le sue esperienze e la sua prospettiva unica.



 

Pozzanghere

Scende lenta la pioggia

e leste si formano pozzanghere

nei fossi disastrati della strada.

Presto i girini,

nella melma,

troveranno la dimora

e il fetore infesterà

vicoli e viuzze.

Eppure…

in quelle pozzanghere,

ci si specchia il cielo!

 

Maria Mollo

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