Appello a Gaspare Mutolo: fare di Roma il luogo della redenzione attraverso l’arte
C’è un momento, nella vita di alcuni uomini, in cui il passato non può più essere né rinnegato né dimenticato. Può solo essere trasformato.
Gaspare Mutolo è uno di questi uomini.
Ex mafioso, collaboratore di giustizia, testimone diretto dell’orrore di Cosa Nostra, Mutolo ha scelto, negli anni più maturi della sua vita, una strada imprevista e radicale: la pittura. Non come passatempo, ma come necessità. Come se il colore fosse diventato l’unico linguaggio possibile dopo il silenzio delle armi.
Oggi, proprio a Mutolo, arriva una proposta che è insieme artistica, morale e civile.
Il pittore Hypnos (Gilberto Di Benedetto) lancia un’idea forte, scomoda e necessaria:
la nascita a Roma del Museo Mutolo.
Non un museo celebrativo.
Non un’operazione di riabilitazione.
Ma un luogo di passaggio, esattamente come è stata la vita di Mutolo.
Un museo che racconti il viaggio da Cosa Nostra a Cosa Vostra, dove “Cosa Vostra” non è più l’organizzazione criminale, ma l’arte, la collettività, la restituzione simbolica a tutti. Perché l’arte, quando è vera, non appartiene a nessuno: è sempre vostra.
Nel Museo Mutolo, il percorso pittorico dell’artista non vivrebbe da solo.
Sarebbe affiancato, deliberatamente, da un controcanto necessario:
le fotografie di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, dei magistrati, dei poliziotti, dei civili, dei morti di mafia.
Non per schiacciare l’arte sotto il peso del sangue, ma per darle responsabilità.
In questo spazio, la pittura diventerebbe il controaltare della violenza.
Non una cancellazione del passato, ma la sua sublimazione.
Il museo direbbe chiaramente una cosa:
la mafia uccide, l’arte restituisce possibilità.
Roma è la città giusta per farlo.
Roma è la città che ha visto il potere in tutte le sue forme: imperiale, criminale, sacro, decadente.
È l’unica città italiana che può permettersi un gesto così adulto: guardare in faccia il male e trasformarlo in racconto, memoria, fiaba, colore.
A Mutolo non si chiede di chiedere perdono.
Il perdono non è un atto amministrativo.
Gli si chiede qualcosa di più difficile: mettere la propria arte a disposizione di un percorso collettivo di redenzione.
Il Museo Mutolo potrebbe diventare:
un luogo di educazione civile per i giovani;
uno spazio di riflessione sul libero arbitrio;
un segno culturale potentissimo: la dimostrazione che l’arte può fare ciò che la paura non riesce più a fare.
Non esistono precedenti veri per un progetto del genere in Europa.
Ed è proprio per questo che va fatto.
Gaspare Mutolo ha già attraversato l’inferno.
Ora ha la possibilità di lasciare, non un’assoluzione, ma una eredità simbolica:
dimostrare che persino chi è stato dentro il cuore nero del potere criminale può scegliere la bellezza come ultima forma di verità.
Roma aspetta.
L’arte è pronta.
La domanda è una sola: sei pronto tu a fare di questo passaggio un luogo?

