Sugli addetti all’ufficio del processo: senza una pianificazione strategica non può esserci Giustizia
La pubblicazione in Gazzetta del Decreto-Legge 12 giugno 2026, n. 100 – “Misure urgenti in materia di giustizia” – corredata dalle dichiarazioni rilasciate dal Viceministro della Giustizia Sisto – rappresentano l’ennesimo intervento calato dall’alto, che scarica sul personale amministrativo il costo di scelte politiche e organizzative.Da mesi assistiamo ad una narrazione che promette efficienza attraverso il continuo spostamento di competenze, l’erosione delle professionalità e la confusione dei ruoli. È una strada già percorsa e che non ha condotto ai risultati attesi: ha prodotto sovraccarico, demotivazione e crescente disordine organizzativo.La contrattazione degli ultimi anni ha originato un sistema che ha mescolato i profili professionali, ha ampliato le mansioni senza un adeguato riconoscimento economico ed ha alimentato aspettative di fatto irrealizzabili. Funzionari, cancellieri, assistenti, operatori, ausiliari e personale di supporto sono stati coinvolti in un processo di continua ridefinizione dei ruoli che troppo spesso ha comportato l’appiattimento dei profili.Il generalizzato svilimento delle carriere e delle professionalità è denunciato da tempo e con forza dal Coordinamento Nazionale Direttori Giustizia costituitosi nel 2024 per contrastare il progressivo indebolimento delle funzioni amministrative e di direzione all’interno degli Uffici Giudiziari.Ora si profila un ulteriore passaggio critico. Il decreto definisce i compiti degli addetti all’Ufficio per il Processo, per i quali è in corso la procedura di stabilizzazione: opereranno in via ordinaria in diretta collaborazione con i magistrati. Una figura molto più vicina, per mansioni, a quella del magistrato, pur essendo collocata nei profili del personale amministrativo. I funzionari neoassunti dell’Ufficio per il processo resteranno fuori dalle logiche organizzative degli Uffici, non si occuperanno dei servizi di cancelleria, risponderanno esclusivamente al magistrato con cui collaborano. Si svuota di significato la contrattazione collettiva e si destinano le risorse riservate all’assunzione di personale amministrativo alla costruzione di modelli organizzativi ibridi, trasformando progressivamente l’Ufficio per il Processo in una struttura di supporto individuale al magistrato anziché in uno strumento di rafforzamento dell’ufficio giudiziario.Assisteremo al paradosso: un plotone di magistrati e funzionari UPP che scriveranno o collaboreranno nella stesura di provvedimenti e sentenze a fronte di uno scarso numero di addetti alla cancelleria a darne esecuzione, a seguirne gli adempimenti, a recuperare i crediti dello Stato, a gestire i servizi agli avvocati e ai cittadini. Modernizzare non significa paralizzare un sistema da anni in forti difficoltà, con Uffici giudiziari già in sofferenza per significative e gravi carenze di organico; significa investire nelle persone, definire responsabilità chiare, valorizzare le competenze, costruire percorsi professionali seri e rispettare chi garantisce il funzionamento quotidiano degli Uffici.Chiediamo al Ministero di interrompere la stagione delle decisioni unilaterali e degli interventi privi di pianificazione strategica per aprire un confronto reale con chi la Giustizia la tiene in piedi ogni giorno tra mille difficoltà.Non siamo qui oggi a difendere gli interessi violati della categoria che rappresentiamo.Siamo qui oggi per far sentire forte la nostra voce, per difendere un principio semplice: non esiste una Giustizia efficiente se si mortifica il lavoro del personale di cancelleria, si svuotano le funzioni del dirigente e dei direttori, si calpestano i diritti e le professionalità, si creano diseguaglianze sostanziali. Ma soprattutto siamo qui per denunciare che quanto annunciato dal Viceministro condurrà all’inevitabile paralisi degli Uffici.Alla luce di quanto esposto, auspichiamo che la specificità dei Funzionari UPP sia riconosciuta e definita in modo tale da garantire un equilibrio complessivo all’interno degli Uffici giudiziari con un equo bilanciamento tra funzione giurisdizionale e amministrativa, al fine di evitare pericolose forzature che ostacolerebbero il corretto e regolare funzionamento della Giustizia.I Direttori ci sono. E continueranno a far sentire la propria voce.Consapevoli che senza governance, pianificazione e organizzazione non potrà esserci Giustizia.
