…occorre rivedere tutto, occorre fare uscire da un sistema disfunzionale protrattosi da almeno vent’anni il mondo penitenziario italiano, prima che si schianti nel peggio. Le carceri, fin dal 1923, sono di fatto controllate, nella loro gestione complessiva, dalla magistratura e i direttori penitenziari, soprattutto nel ventennio trascorso, sono stati privati di reali mezzi di governo e gestione sia delle strutture penitenziarie che del personale, preferendosi visioni pseudo-militariste, ma prive dei valori della militarità. La laicità costituzionale ed una visione sociale del carcere sono state progressivamente marginalizzate e ridicolizzate, tacciate come “buoniste” invece che equilibrate, insinuandosi al loro posto uno stile “macho” e muscolare per dirimere i conflitti che, però, dimentica la proporzione numerica esistente tra personale penitenziario e la popolazione detenuta, sempre più quest’ultima costituita da persone che non hanno più nulla da perdere e che usano il proprio corpo in modo strumentale, perfino come arma. Ma queste cose sfuggono ai Soloni ministeriali, impegnati come sono nella lucidatura di fregi e di gradi conquistati senza partecipare alle battaglie, lasciate queste al personale che opera ancora nelle carceri fuori norma, pagando un prezzo salatissimo in salute fisica e mentale e sempre sub iudice.

