La disputa tra il colosso russo EuroChem e la società italiana Tecnimont S.p.A., parte del gruppo Maire, segna un nuovo capitolo nei rapporti economici tra Mosca e l’industria europea dell’ingegneria. Tutto ruota attorno alla costruzione di un grande impianto per la produzione di ammoniaca e urea nella città russa di Kingisepp, nella regione di Leningrado, uno dei progetti industriali più ambiziosi della Russia pre-sanzioni.
Secondo quanto riportato dai registri giudiziari russi, il Tribunale arbitrale di Mosca ha accolto la richiesta della società EuroChem Severozapad-2, filiale del gruppo EuroChem, di estendere la responsabilità della causa non solo alla controllata locale MT Russia, ma anche alla casa madre italiana Tecnimont S.p.A.. Con questa decisione, Tecnimont entra ufficialmente nel procedimento come corresponsabile solidale, e il gruppo russo potrà chiedere il recupero dell’intera somma del risarcimento, pari a 202,7 miliardi di rubli, ossia poco più di 2 miliardi di euro.
La controversia nasce da contratti firmati nel 2020, quando i rapporti economici tra Europa e Russia erano ancora stabili. Tecnimont, con la sua filiale russa, si era impegnata nella progettazione e costruzione dell’impianto di Kingisepp, un’opera strategica per l’industria chimica russa. I contratti prevedevano un prezzo fisso e un termine di completamento garantito non oltre il 16 settembre 2023. Tuttavia, dopo l’invasione russa dell’Ucraina e l’imposizione delle sanzioni europee, la situazione si è complicata.
Nel maggio 2022, Tecnimont e MT Russia hanno comunicato a EuroChem la sospensione dei lavori, citando proprio le restrizioni europee che impedivano la fornitura di tecnologie e servizi strategici alla Russia. A quella data, però, secondo la versione di EuroChem, il progetto era completato soltanto al 25%. La società russa sostiene inoltre che già prima dell’introduzione delle sanzioni, gli appaltatori avessero segnalato ritardi e chiesto aumenti di prezzo e proroghe dei termini di consegna, indizi — a detta dell’azienda — di una crescente difficoltà nel rispettare tempi e budget.
Per EuroChem, la sospensione dei lavori ha comportato perdite economiche ingenti, non solo per i costi diretti ma anche per la mancata messa in funzione dell’impianto. L’ammontare della richiesta di risarcimento — 202,7 miliardi di rubli — include l’anticipo versato e mai recuperato, gli interessi e il danno economico derivante dalla risoluzione anticipata del contratto.
Il provvedimento del tribunale russo rappresenta un passaggio cruciale: con la qualificazione di Tecnimont come corresponsabile, EuroChem potrà cercare di ottenere il pagamento solidale anche dalla casa madre italiana, eventualmente tramite l’imposizione di misure cautelari nei Paesi dove il gruppo opera. La società russa ha fatto sapere che potrà agire non solo in Russia, ma anche nei territori della CSI (Comunità degli Stati Indipendenti, che riunisce diverse ex repubbliche sovietiche), nei Paesi BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) e in altre giurisdizioni considerate amichevoli verso Mosca.
Il procedimento giudiziario è ancora in corso. L’udienza successiva è prevista per il 27 novembre 2025, ma la causa potrebbe protrarsi a lungo, anche perché Tecnimont — pur non avendo rilasciato commenti pubblici — dovrà difendere la propria posizione in un contesto legale reso complesso dalle sanzioni internazionali e dal deterioramento dei rapporti diplomatici.
Il caso, oltre al suo peso economico, ha anche un valore politico. EuroChem, uno dei principali produttori mondiali di fertilizzanti, è un gruppo strategico per Mosca. Il suo contenzioso con una grande società europea può essere letto anche come una risposta simbolica al progressivo ritiro delle aziende occidentali dal mercato russo. Allo stesso tempo, per il gruppo Maire, che opera in decine di Paesi e vanta una forte presenza nei mercati emergenti, il rischio non è solo finanziario ma anche reputazionale: un eventuale sequestro di asset o una sentenza sfavorevole nei Paesi “amici” della Russia potrebbe creare un precedente pesante per altre imprese europee coinvolte in contratti interrotti dopo le sanzioni.
In sintesi, il caso Tecnimont-EuroChem è diventato un test legale e politico: misura fino a che punto i tribunali russi sono disposti ad ampliare la responsabilità delle aziende straniere nei contratti sospesi per le sanzioni. Ma misura anche la vulnerabilità dell’industria europea in un mondo ormai diviso in sfere di influenza economica.
