“LE BUGIE SU UNA SITUAZIONE EMERGENZIALE PREVEDIBILE
PRESSO CASA CIRCONDARIALE SOLLICCIANO DI FIRENZE”


**Roma, 19 giugno 2026** – Il recente provvedimento giudiziario di sequestro preventivo di un’area consistente della Casa Circondariale di Firenze Sollicciano, determinando l’urgente esigenza di trasferire in altri istituti almeno 200 persone detenute, in un momento in cui le carceri sono tutte sold-out,  impone una riflessione rigorosa e non più rinviabile sulla natura delle possibili responsabilità amministrative, e quindi contabili, penali e civili, che siano emerse e che emergeranno grazie al lavoro degli inquirenti.
Se in passato, a Roma, con grande disinvoltura e arroganza, si è sempre tentato, non poche volte riuscendoci, di indirizzare le diverse magistrature coinvolte verso una qualche responsabilità dei direttori penitenziari, lavandosene le mani e giocando sulla mancata conoscenza del sistema organizzativo penitenziario, talché si poteva somministrare qualunque pozione velenosa a quanti dovessero accertare la presenza di omissioni, ritardi, superficialità sistemiche, mancata reale programmazione dall’alto nel governo e nella pianificazione delle criticità, prima che le stesse si trasformassero in disastri, OGGI E’ DIVERSO, perché questa sigla, costituita da dirigenti e che raccoglie anche le legittime aspirazioni di altre categorie, non starà a guardare l’eventuale tentativo di sacrificare i DIRETTORI sull’altare dell’incompetenza ed inefficienza ministeriale, e porrà in essere ogni azione consentita perché trionfi la VERITA’, con tutto ciò che essa comporti.
Pratica, la ricerca della verità, che dovrebbe essere naturale e fisiologica in un ministero che si appella “DI GIUSTIZIA”.
La straordinaria e anche drammatica decisione assunta dalla Procura di Firenze è, con tutta evidenza, finalizzata a contenere i rischi enormi derivabili non dal pericolo di un evento imprevedibile o estemporaneo, bensì da quello che comincia ad essere l’epilogo, preannunciato, di una gestione fallimentare da parte del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, dove si sono avvicendati, come per le porte girevoli degli alberghi di lusso, ben 11 Capi Dipartimento in venti anni, tutti con lo status di magistrati collocati “fuori ruolo”, ai quali si aggiungevano i vice capo, quasi sempre magistrati anch’essi, e quanti, non magistrati ma dirigenti penitenziari, sui quali si stende un velo, ornavano il board dell’alta amministrazione, mentre le altre gerarchie del “mondo di mezzo”, il c.d. “deep state”, rimanevano ben stabili e radicate nelle posizioni di sempre.
Da anni, almeno da 4 lustri, si segnalavano grandi criticità strutturali presso il Carcere di Sollicciano di Firenze, una città fantastica, una città monumento, dalle architetture che raccontano la storia dell’Italia, che mostra come le “antiche pietre”, perché costantemente curate, reggano, mentre il carcere, la cui costruzione fu terminata soltanto nel 1982, abbandonato a sé stesso, per quanto sempre indicato come pregevole opera architettonica, cade a pezzi e si ammuffisce, sotto le intemperie e per l’incuria di quanti avrebbero dovuto, non da oggi, provvedere con diligenza, nel rispetto di procedure complesse amministrativo-contabili che avrebbero sì richiesto attenzione, trasparenza e senso di responsabilità.
Invece prima si è cercato di addossare le responsabilità alla ex direttrice, una donna straordinaria e competente, la quale ha spiegato in tutti modi che la complessità, per essere affrontata, richiedeva uno serio esame delle priorità, risorse finanziarie adeguate, personale specializzato dedicato e, soprattutto, una visione multidisciplinare, perché un carcere è come un piccolo comune, ogni attività è interconnessa, va pianificata e tutto deve muoversi alla perfezione: non è una scatola di oggetti, ma un luogo che contiene persone viventi, detenute e detenenti, che deve produrre sicurezza e speranza di recupero sociale insieme.
Poi, anche grazie alla eroica resistenza della stessa, che non ha piegato il capo, si è preferito trovare altri che governassero una realtà difficilissima per le condizioni obiettive in cui si è costretti ad operare.
Oggi un carcere così difficile, nella sua struttura architettonica traballante, è governato da una giovane direttrice che, pur priva di esperienza, dovrebbe sanare quanto finora non sono riusciti a fare quanti l’hanno preceduta e ai quali non erano state assicurate le effettive risorsa finanziarie e i tempi di lavoro necessari.
Forte è il nostro timore che, ancora una volta, si sia giocato con carte taroccate; i prossimi giorni sapranno dircelo.
Il nostro auspicio, però, è che il Ministro NORDIO ed il Sottosegretario BALBONI non si limitino alla lettura delle veline ministeriali confezionate dagli uffici del DAP, ma che vadano a vedere realmente e chiedano di audire, opportunamente, l’ex Direttrice, i Provveditori Regionali avvicendatisi nel tempo, al fine di conoscere, anche per tabulas, quali iniziative avessero sollecitato e realmente finanziato: risorse “Cash” e non soltanto eventualmente promesse, fondi iscritti nei capitoli di bilancio previsti e realmente disponibili, nonché quanto ancora, presso il DAP, dovrebbe essere noto circa i fatti presupposti di una catastrofe annunciata.
Questo perché non c’è solo il carcere di SOLLICCIANO ad avere problemi di tenuta architettonica, ma ve ne sono tanti altre, anzi, è opportuno che informino per tempo la stessa Premier MELONI delle tante criticità presenti sul territorio nazionale le quali potrebbero, da un momento all’altro, trasformarsi in luoghi da evacuare con urgenza.
Parallelamente, verosimilmente, si potrà scoprire che le numerose segnalazioni, vere grida d’aiuto, dei direttori penitenziari, sono state sistematicamente ignorate, banalizzate o, peggio, sanzionate quando ritenute scomode, oppure affrontate in modo ridicolo, pretendendo, senza assicurare finanziamenti e le risorse umane necessarie (in alcuni istituti è lo stesso direttore che deve perfino svolgere la funzione di contabile, a dispetto delle norme della lex specialis di Contabilità Carceraria) di farsi carico di situazioni strutturali degradate ed emergenziali. Però, questa volta, Noi non saremo indifferenti e ignavi spettatori: Etiamsi omnes ego non !

Il Coordinatore Nazionale
Enrico Sbriglia

e.sbriglia@fsi-usae.it  

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