L’O.S – FSI -USAE – con il grido e l’appello del personale penitenziario alle attenzioni di chi non vede e non sente…

Il sistema penitenziario italiano sta attraversando una fase di profonda criticità che rischia di comprometterne la funzione essenziale di presidio della legalità e della sicurezza dello Stato. Le condizioni di degrado strutturale, la cronica carenza di organico, l’insufficienza degli strumenti operativi e la persistente mancanza di personale del comparto della funzione centrale — chiamato a garantire i percorsi trattamentali e rieducativi — rendono sempre più difficile assicurare standard adeguati di efficienza e sicurezza negli istituti penitenziari. Il carcere non può e non deve diventare lo specchio amplificato delle difficoltà sociali esterne. Tuttavia, le criticità già presenti nella società, in particolare tra le nuove generazioni, si riflettono inevitabilmente anche all’interno degli istituti, aggravando un quadro nazionale ormai complesso e diffuso. Preoccupa fortemente l’impossibilità, sempre più frequente, di garantire attività fondamentali quali i controlli quotidiani, le perquisizioni e una gestione ordinata della popolazione detenuta. È necessario ribadire con chiarezza che il carcere non è un luogo di permanenza assistita, ma una struttura deputata all’esecuzione della pena, nel rispetto dei principi costituzionali di sicurezza, legalità e rieducazione. Come organizzazione sindacale -FSI USAE – chiediamo interventi urgenti e concreti: • il rafforzamento immediato degli organici; • maggiori risorse e strumenti adeguati; • una programmazione seria delle politiche penitenziarie; • il pieno riconoscimento del ruolo e delle condizioni di lavoro del personale. Servono risposte tempestive e scelte politiche chiare affinché il sistema penitenziario possa tornare a essere efficiente, sicuro e coerente con la funzione che lo Stato gli affida. Questa è la voce del coordinatore nazionale polizia penitenziaria della FSI USAE Salvatore SARDISCO

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