Monsignor Antonio Staglianò e la PopTheology: il nuovo Cantico delle Creature che parla al mondo ferito



Il Vescovo poeta che trasforma la teologia in compassione e la fede in linguaggio popolare. Un canto per l’Ucraina e per Gaza, ma anche per l’umanità intera.
C’è un filo luminoso che unisce San Francesco d’Assisi a Monsignor Antonio Staglianò: la capacità di parlare al cuore dell’uomo contemporaneo con parole antiche e sempre nuove. Con la sua PopTheology – una teologia “popolare” che traduce il Vangelo nel linguaggio del quotidiano, della musica, della cultura e dell’emozione – il Vescovo riesce ancora una volta a compiere un piccolo miracolo di empatia e di fede viva.

Nel testo “Pensando al Cantico delle Creature (Straziate)”, dedicato all’Ucraina e a Gaza, Monsignor Staglianò offre una rilettura profondamente toccante del celebre inno francescano, trasportandolo nel cuore del nostro tempo lacerato dalle guerre e dal dolore.
Il linguaggio conserva la sacralità e la poesia dell’originale, ma si apre alla realtà drammatica dei nostri giorni: “non è più un manto di stelle, ma un tetto di droni” – un’immagine potente che sintetizza il dolore e la perdita di innocenza del mondo contemporaneo.
Il Cantico delle Creature

Per l’Ucraina e Gaza

Altissimu, onnipotente, bon Signore,
tue so’ le laudi, anche quando il cielo
non è più un manto di stelle, ma un tetto di droni,
e il silenzio è rotto dal sibilo che annuncia la fine.

Laudato sì’, mi’ Signore, per sora nostra Morte Corporale,
da la quale nessun vivente po’ scappare.
Ma guai a quelli che la donano con ferocia,
che la seminano nei campi di grano e tra le culle dei bambini.
Guai a chi trasforma il dono della vita in un mucchio di macerie.

Laudato sì’, mi’ Signore, per sora nostra Madre Terra,
la quale ne sustenta e governa.
Or’è lacerata da crateri,
e non produce frutti, ma schegge di metallo e ossa.
Sopporta in silenzio il calpestio degli stivali
e il peso insostenibile dei sepolti vivi.

Laudato sì’, mi’ Signore, per sora Speranza,
che non muore, anche quando tutto tace.
Ella sussurra dal fondo dei rifugi,
brilla negli occhi di chi soccorre,
e resiste, testarda, come un filo d’erba tra il cemento.

Laudate e benedicete mi’ Signore,
ringraziate e serviteli cum grande humilitate.
Perché anche in questa notte, Tu sei qui.
Nei medici che curano, in chi divide l’ultimo pane,
in chi, con le mani nude, scava per restituire un volto alla storia.
In chi dice “pace” quando tutti gridano “guerra”.
Amen.
La fede che si fa voce e respiro

Quella di Monsignor Staglianò è una teologia incarnata, che non parla dai pulpiti ma dai rifugi, dalle corsie degli ospedali, dalle mani di chi soccorre e condivide “l’ultimo pane”.
Il Vescovo riesce a mostrare come la speranza – sora Speranza – non muoia mai, neppure quando tutto tace: è la voce lieve che sussurra nei momenti più bui, un filo d’erba che cresce tra le macerie.
Con questa composizione, il padre della PopTheology ci ricorda che la fede non è evasione, ma presenza. Che Dio non abita nei cieli lontani, ma nella compassione umana, nella solidarietà, nella capacità di trasformare la sofferenza in preghiera.
Un Cantico per il XXI secolo

Il suo è un Cantico delle Creature del XXI secolo, dove la lode si fa grido e il grido diventa ancora lode.
Un gesto poetico e profetico insieme, che merita ammirazione non solo per la bellezza delle parole, ma per la profondità dello sguardo: quello di un uomo di Chiesa che sa ancora ascoltare il mondo e restituirgli, con tenerezza e intelligenza, il respiro del divino.

Monsignor Antonio Staglianò conferma così la sua straordinaria sensibilità: un pastore che parla il linguaggio dell’umanità ferita, ma anche quello della speranza, ricordando a tutti che la luce del Vangelo brilla persino nelle notti più oscure.Gilberto Di Benedetto

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *