Roma, 2 Settembre – “Garantire alle nuove generazioni le stesse opportunità di partenza è la base per costruire una società giusta, coesa e capace di guardare al futuro soprattutto per le famiglie in situazioni di maggiore vulnerabilità. Nel percorso verso il 2031, intervenire con forza e tempestività nei primi mille giorni mediante il lavoro di squadra tra sanità pubblica e associazionismo consentirà di abbattere i divari sociali ed economici fin dall’inizio, garantendo a ogni bambino un percorso di crescita sicuro e tutelato. Per trasformare questo principio in un aiuto quotidiano per la collettività, il Piano rafforza la propria intersettorialità con un pilastro operativo centrale: il potenziamento dei consultori familiari come hub territoriali e la creazione di progetti specifici in convenzione tra il Servizio Sanitario Nazionale, gli enti locali e le associazioni del terzo settore. Questa sinergia tra pubblico e privato sociale permette di attivare reti d’assistenza capillari, una formazione integrata per gli operatori e una comunicazione trasparente verso le famiglie.Obiettivo: raggiungere l’attuazione degli interventi in almeno il 30% dei distretti entro il 2028 e nel 50% entro il 2029, come previsto dal PP12.Investire sulla prima infanzia rappresenta una scelta strategica di civiltà: sostenere le mamme e i papà fin dal primo momento significa rafforzare l’intero tessuto sociale del Paese. Per questo è necessario porre al centro dell’agenda politico-programmatica per il quinquennio 2026-2031 il Programma Predefinito 12 (PP12) del Piano Nazionale della Prevenzione, un intervento strategico di promozione della salute nei primi mille giorni di vita. Il periodo che va dal concepimento fino ai due anni di età costituisce una fase fondamentale per ogni essere umano. In questa finestra temporale si gettano infatti le basi dello sviluppo fisico, cognitivo e relazionale, ponendo le premesse per il benessere dell’intera vita e prevenendo l’insorgenza di patologie croniche nell’età adulta. Attraverso il modello della Nurturing Care, la strategia di lungo termine per gli anni 2026-2031 mette in campo un percorso completo a sostegno dei genitori e dei piccoli. Si parte dal presidio della maternità, garantendo la tutela della salute preconcezionale, i corsi di accompagnamento alla nascita, l’assistenza alle gravidanze e le visite domiciliari dopo il parto. A questo si affiancano l’attenzione alla nutrizione con la promozione dell’allattamento e del corretto svezzamento, la prevenzione degli incidenti domestici e una forte sensibilizzazione sull’uso responsabile degli schermi digitali. Fondamentali risultano anche gli screening per la diagnosi precoce dei disturbi del neurosviluppo attraverso la scheda di sorveglianza neuroevolutiva dell’ISS e la promozione di attività stimolanti come la lettura condivisa, il coinvolgimento attivo dei padri sul modello E4Parent e la frequenza dei servizi educativi per l’infanzia. Un capitolo di primaria importanza riguarda la salute mentale della madre nel periodo perinatale. La depressione post-partum colpisce in Italia tra il 10% e il 15% delle donne dopo il parto secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, ma alcune stime internazionali – incluse quelle pubblicate su The Lancet – indicano che, considerando tutte le forme di disagio psicologico perinatale (inclusa l’ansia e i disturbi dell’umore sottosoglia), la percentuale può raggiungere il 20–25% delle neo-mamme. Nonostante questa diffusione, nella maggior parte dei casi la condizione resta non diagnosticata e non trattata: si stima che solo 1 donna su 3 con sintomi riceva un supporto adeguato. Il programma pone quindi al centro un’assistenza post-partum strutturata e continuativa, attraverso screening sistematici con strumenti validati come la Edinburgh Postnatal Depression Scale (EPDS), la formazione degli operatori sanitari al riconoscimento precoce dei segnali di disagio e la creazione di percorsi di presa in carico integrata – psicologica, ostetrica e sociale – sul territorio.La vera forza del programma per il prossimo quinquennio risiede nell’integrazione e nella messa in rete intersettoriale tra setting sanitario, sociale, educativo e terzo settore che riconosce come la salute non sia soltanto una questione di assistenza medica, ma il risultato diretto dell’interazione tra ambiente, condizioni economico-sociali, alimentazione e qualità degli spazi di vita”. Così in una nota Souad SBAI, responsabile del Dipartimento Nazionale Pari Opportunità della Lega.——LINK ALL’ARTICOLO: https://newsitaliamedia.it/piano-nazionale-prevenzione-sbai-lega-consultori-familiari-al-centro-dellattuazione/

