La Slovenia si prepara a emettere un nuovo francobollo dedicato all’Archivio civico di Piran, ma la scelta grafica ha già sollevato una vivace discussione. Il motivo? Sul francobollo, previsto in uscita il 26 settembre, compare soltanto la denominazione slovena della città (“Piran”), senza la corrispondente forma italiana (“Pirano”), nonostante la tradizione bilinguistica che caratterizza l’area.
La questione non è di poco conto, perché riguarda il riconoscimento storico, culturale e politico della presenza italiana in Istria. La doppia denominazione, infatti, non è solo un dettaglio linguistico, ma un elemento identitario che andrebbe tutelato.
Sull’argomento è intervenuto l’onorevole Carlo Giovanardi, che ha dichiarato a Vaccari News:
«Sono cartovalori, ma dietro c’è un’importante retorica storica, sociale e politica. Mi aspetto che Lubiana torni sui suoi passi e realizzi una versione bilingue, proprio come accaduto in passato con la Croazia per la serie dedicata a Rovinj-Rovigno».
Il precedente richiamato da Giovanardi risale al 2020, quando anche in quel caso si pose il problema della dicitura bilingue. In seguito alle pressioni diplomatiche, fu realizzata una versione che riportava sia il nome croato sia quello italiano, soddisfacendo così entrambe le comunità.
Particolarmente delicato, in questo caso, è il riferimento all’Archivio civico di Pirano, istituzione che custodisce documenti preziosi risalenti al Medioevo e che costituisce un patrimonio culturale comune. Non includere la denominazione italiana rischierebbe, secondo molti osservatori, di ridimensionare il ruolo storico della comunità italiana sul territorio.
Al momento mancano pochi giorni all’emissione del francobollo da 1,20 euro, ma non si esclude un ripensamento ufficiale. La vicenda conferma quanto anche i piccoli dettagli filatelici possano avere un forte valore simbolico e incidere sulle relazioni tra comunità e Stati confinanti.

