“Non basta più strumentalizzare le guerre, ora si tenta di fare lo stesso anche con la giustizia e con il referendum. Si costruiscono narrazioni ideologiche in cui ci si autoproclama paladine dei diritti, salvo poi individuare presunti nemici dove non esistono. Fa sorridere sentirsi dare lezioni di antifascismo proprio su un tema come questo: l’attuale impianto della magistratura con carriere non separate affonda le sue radici anche nell’ordinamento del 1941 voluto dal ministro fascista Dino Grandi, che unificò le carriere tra giudici e pubblici ministeri. Il femminismo non è un’etichetta da utilizzare per orientare il voto, ma un principio di libertà, autonomia e responsabilità individuale. Colpisce il silenzio di molte di queste voci su ciò che accade alle donne in Iran, dove la repressione è reale e documentata, e allo stesso tempo le evidenti contraddizioni su altri scenari internazionali. Non si può parlare di diritti a geometria variabile: le donne iraniane hanno denunciato più volte il senso di abbandono e di “tradimento” da parte di chi si dice loro alleato. Allo stesso modo, è difficile non vedere l’incoerenza di alcune posizioni sui regimi islamici, dove i diritti civili, a partire da quelli delle donne e delle persone omosessuali, restano fortemente limitati. Il rischio è quello di trasformare battaglie serie in strumenti di propaganda politica. Per questo credo sia necessario tornare a un femminismo autentico, libero, non ideologico, che si ispiri ai valori liberali e riformatori di Giuliano Vassalli, protagonista della tradizione garantista e della riforma del processo accusatorio e non pretenda di imporre una verità unica. Le donne non hanno bisogno di essere guidate, ma rispettate nella loro libertà di scelta” – E’ quanto affermato da Francesca Pascale, portavoce del comitato “Chi accusa non giudica” e presidente dell’Associazione “I Colori della Libertà”.
REFERENDUM: PASCALE, “FEMMINISMO NON È UNO STRUMENTO DI PROPAGANDA. SILENZIO SU IRAN E REGIMI ISLAMICI MA OGGI LEZIONI SUL VOTO”

