Roma, 2 settembre 2025 – Gira ormai da più giorni un caso che ha acceso le cronache nazionali e messo sotto la lente di ingrandimento la diffusione non consensuale di contenuti intimi femminili su piattaforme digitali: tra queste, il sito Phica.eu, chiuso in seguito alle denunce di troppe donne coinvolte.
Le indagini lanciate dalla polizia postale, e raccolte in una informativa destinata alla Procura di Roma, hanno portato all’identificazione di un sospettato: un uomo di 45 anni, originario di Pompei e residente a Firenze, considerato l’amministratore della piattaforma incriminata .
Fonti giornalistiche indicano il nome Vittorio Vitiello quale persona legata alla società Lupotto Srl, formalmente attiva nella gestione di campagne promozionali e influencer marketing, ma al centro dei sospetti per aver gestito il sito Phica.eu sotto alias quali “Bossmiao” o “Phicamaster” .
Il forum — online da circa il 2005 — raccoglieva decine di migliaia di iscritti (si parla di 38mila utenti), e negli anni avrebbe ospitato migliaia di immagini e video privati sottratti senza consenso, da ambienti intimi come camerini, palestre o piscine .
Un altro portale con dinamiche simili, il gruppo Facebook “Mia Moglie”, è stato individuato come parte dell’epidemia di violazioni della privacy, raccogliendo numerose segnalazioni in vari capoluoghi, da Genova a Milano .
Dal revenge porn all’estorsione: quale reato si profila?
Oltre al revenge porn (condivisione illecita di materiale intimo), gli inquirenti stanno considerando l’ipotesi di estorsione. Alcune vittime raccontano di aver ricevuto richieste economiche per la rimozione dei contenuti compromettenti: si parla di 1.000 euro al mese o cifre fino a 2.000 euro, in alcuni casi in criptovalute .
I reati potenzialmente contestati includono anche diffamazione aggravata, violazione della privacy e diffusione di contenuti sessuali senza autorizzazione .
La Procura capitolina ha convocato i magistrati e pianificato un vertice per valutare l’informativa trasmessa dalla polizia postale e valutare possibili azioni congiunte con altre procure, in particolare per unificare le denunce che stanno emergendo da tutta Italia .
Parallelamente, la Commissione parlamentare sul femminicidio, presieduta da Martina Semenzato, ha annunciato l’intenzione di chiudere l’inchiesta entro il 2025, convocando — tra gli altri — polizia postale, amministratori della piattaforma e vittime. Il suo obiettivo è verificare la normativa vigente sul monitoraggio di queste piattaforme e studiare eventuali esigenze di riforma legale .
Questo caso si inserisce in un fenomeno in crescita, indicato come sextortion (unione dei termini inglesi sex e extortion), dove la minaccia di diffusione di materiale sessualmente esplicito è utilizzata per estorcere denaro o favori .
Negli ultimi anni, anche la diffusione virale del materiale ha posto nuove sfide giudiziarie, come il noto “Metodo Cantone”, utilizzato per identificare e rimuovere responsabilità su contenuti diffusi online, studiato a seguito del drammatico caso di Tiziana Cantone .
La vicenda dei “siti sessisti” ha preso corpo come un affresco inquietante della violazione della privacy e dell’identità femminile online. Dietro il filtro di piattaforme digitali sono emersi schemi di lucrosa violenza psicologica e finanziaria — dal ricatto alla diffamazione — che la magistratura italiana sembra ormai determinata a smantellare.

