“I capelli raccolti dietro la nuca, avvolta in uno scialle, la mano destra sulla fronte e la sinistra nel grembo, gli occhi abbassati su un libro, in un atteggiamento pensoso, così appare in un ritratto del 1846 che si trova nella Schlesinger Library del Redclife College di Harvard.” Prima donna ad essere assunta come giornalista dall’importante testata New York Tribune, femminista “ante litteram”, vantò una preparazione culturale di alto livello. Nata a Cambridge nel Massachusetts il 23 maggio 1810, Margaret era figlia di Timothy Fuller un avvocato e politico che la volle educare sotto i rigidi canoni dello studio dei classici greci e latini. Un’educazione maschile dirà il padre, severa e ineccepibile da renderla fin troppo saccente nei confronti delle compagne di scuola. Studiò il tedesco, il francese, l’italiano, tre lingue europee che le serviranno per affrontare i testi letterari della nostra cultura. Nel 1839 diresse e condusse per quattro anni la rivista politico letteraria “The Dial” sulla quale pubblicò il suo primo saggio: “ ILgrande processo: l’uomo contro gli uomini, la donna contro le donne”. In queste pagine sostenne i diritti delle donne e dell’uguaglianza sociale, idee raccolte in un volume dal titolo The Woman in the 19th Century e dato alle stampe nel 1845. Precedentemente aveva già affrontato i temi della libertà e parità dei diritti occupandosi dei pellerossa in occasione di un viaggio fatto con alcuni amici in quella terra e che riunì nel libro Summer in the Lakes nel 1843. Come giornalista del prestigioso Tribune acquistò notorietà scrivendo articoli battaglieri sull’emancipazione femminile. Diventata famosa, fu scelta come inviata speciale in Europa allora in pieno fermento di idee libertarie e repubblicane. Si recò a Londra nel 1846. In casa del celebre filosofo Thomas Carlyle incontrò Giuseppe Mazzini esule già da nove anni. Del filosofo rimase delusa per le sue posizioni retrograde e antifemministe, del Mazzini rimase affascinata per i suoi ideali di patria, di società più giusta, per la lotta a favore del proprio paese che voleva libero dall’oppressione straniera. Diventò una sua seguace. Diffuse negli USA le idee mazziniane destando la speranza di trovare anche nella lontana America un aiuto alla causa dell’indipendenza italiana. A Roma giunse nella primavera del 1847, era tempo di quaresima. Come molti turisti che vengono in Italia anche Margaret rimase colpita dalle cerimonie religiose del periodo pasquale. Assistendo ad una di queste funzioni in S. Pietro perse di vista tra la folla i suoi amici. Mentre si guardava intorno confusa un giovane si offrì di accompagnarla all’albergo. Era Giovanni Angelo dei marchesi Ossoli. Iniziava da quel momento una relazione con questo giovane trentenne che sarebbe stata la più importante della sua vita. Con lui si sposò ed ebbe un figlio. Continuò a viaggiare e a conoscere sempre di più l’Italia. Tornata a Roma infiammò le pagine con i suoi articoli e il 29 novembre 1847 sul Tribune apparve la notizia che al Brodway Tabernacle di New York, alla presenza del sindaco della città aveva avuto luogo un’imponente manifestazione di appoggio e simpatia del popolo americano per la politica liberale di Pio IX e per gli sforzi del popolo italiano per conseguire l’indipendenza nazionale. Il 16 novembre sulle scale del Palazzo della Cancelleria era stato assassinato Pellegrino Rossi, primo ministro dello Stato Pontificio. La cronaca dei fatti, uscita dalla penna di Margaret Fuller è quanto di più vivace e partecipativo. Scrive in uno stile coinvolgente, appassionato. All’inizio del fatidico 1849 annotò nel suo diario: “Roma è diventata infine il centro focale della rivoluzione, ed io sono qua”. Testimone dei moti rivoluzionari del 1848, delle giornate gloriose della Repubblica Romana, dell’assedio da parte dei francesi e della sua caduta nel luglio 1849 raccolse nel libro Un’americana a Roma 1847-1849 le lettere che inviò da Roma al New York Tribune, un documento di interesse eccezionale per conoscere meglio la storia del nostro Risorgimento. Mazzini affidò a lei il compito di scrivere la storia di questa sfortunata ma importante esperienza politica, consegnandole memorie riservate e preziose per la ricostruzione storica degli avvenimenti. Ma il tragico naufragio sulle coste di Long Island della nave che la riportava in America insieme al marito e al figlioletto travolse insieme alle loro vite, gli scritti, i documenti, le memorie.
Lasciò una testimonianza storica di grande rilievo ed una altamente umana poiché si impegnò personalmente all’assistenza dei feriti della Repubblica Romana ricoprendo un ruolo di responsabilità nell’ospedale Fatebenefratelli di Roma.
Sarah Margaret Fuller Ossoli: scrittrice e giornalista americana, patriota del Risorgimento italiano.

