Venerdì 28 novembre giornalisti di quotidiani e periodici (online e cartacei), agenzie di stampa ed emittenti radio-televisive incrociano le braccia per chiedere il rinnovo del contratto nazionale. Indetto dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI), lo sciopero dura 24 ore, con edizioni ridotte dei notiziari radio e tv. Il pubblico resta così con un’informazione parziale.
Motivi dello sciopero
La scadenza decennale del contratto è il principale motivo della protesta. Lo sciopero va dalle 5:30 di questa mattina alle 5:30 di domani, periodo in cui non saranno disponibili quotidiani in edicola. La FNSI denuncia la scarsa attenzione degli editori verso un mestiere in crisi, colpito da tagli, riduzioni degli organici e mancati investimenti, a scapito della libertà e del pluralismo dell’informazione.
Salari, precarietà e dignità del lavoro
La protesta riguarda salari, condizioni di lavoro e crescente precarietà. La FNSI contesta licenziamenti, prepensionamenti e la proposta degli editori di ridurre lo stipendio dei neoassunti.
Si chiede un contratto che tuteli giornalisti dipendenti e autonomi, regoli l’uso dell’intelligenza artificiale in redazione e garantisca equo compenso per i contenuti ceduti al web. Particolare attenzione è riservata ai giovani collaboratori, spesso pagati “a pezzo”, e alla valorizzazione di un “lavoro che vale” come tutti gli altri.
Sfide economiche e concorrenza digitale
A preoccupare non sono solo i licenziamenti, ma anche la diminuzione dei ricavi delle testate, aggravata dalla concorrenza sleale degli OTT (Over The Top, come Google e Meta), che trattengono la maggior parte dei dati e dei guadagni derivanti dai contenuti editoriali.
Posizione della FNSI e degli editori
La FNSI sottolinea come il giornalismo, presidio fondamentale della vita democratica del Paese, non riceva dagli editori della FIEG la giusta attenzione. Gli editori contestano le motivazioni dello sciopero, ricordando il recente incremento economico rispetto all’accordo del 2014, ma si dichiarano disponibili a revisionare l’accordo e a investire sull’informazione e sulla professionalità. Anche il Presidente Sergio Mattarella, nel 2023, aveva evidenziato come la scadenza contrattuale rappresenti un limite all’autonomia della categoria.
La FNSI ribadisce: “Non ne facciamo una battaglia corporativa. Pensiamo che un’informazione libera e plurale, abbia bisogno di giornalisti autorevoli e indipendenti, che non siano economicamente ricattabili. Solo cosi potremo garantire il rispetto dei cittadini e per l’articolo 21 della Costituzione”.
Impatto sulla programmazione e i notiziari
Questa mattina alcuni programmi non sono andati in onda per adesione allo sciopero, tra cui Agorà su Rai3, Storie Italiane di Eleonora Daniele e La Vita in Diretta. Le edizioni dei telegiornali saranno ridotte: Tg1, Tg2, Tg3 e Rainews 24 dureranno al massimo 10 minuti, mentre le testate regionali solo 5 minuti.
Anche Radio 1, Radio 2 e Radio 3 trasmetteranno soltanto due edizioni del Giornale radio, della durata di 6 minuti ciascuna.
Resta comunque una copertura essenziale delle notizie principali. Alcuni notiziari aprono con un avviso: “Venerdì 28 novembre il sito potrebbe non essere aggiornato regolarmente”, sottolineando che la protesta non è contro il governo, ma serve a rivendicare una dignità professionale per i giornalisti. Il rischio è che, nella stessa giornata, gli altri scioperi generali contro l’esecutivo possano distogliere l’attenzione dalla categoria o creare confusione sulle vere motivazioni della protesta. Nonostante tutto, la giornata odierna ricorda quanto sia centrale il ruolo dei giornalisti per garantire un’informazione libera e indipendente.
Sciopero dei giornalisti: l’Italia si ferma per 24 ore
Una giornata di stop nell’informazione

