La Costituzione della Federazione Russa, adottata tramite referendum popolare il 12 dicembre 1993 ed entrata in vigore il 25 dicembre dello stesso anno, rappresenta il documento fondamentale dell’ordinamento giuridico post-comunista russo.
La sua approvazione avvenne in un contesto politico di profonda crisi istituzionale, caratterizzata dallo scontro tra il Presidente Boris El’cin e il Parlamento, risolto con un intervento militare che causò centinaia di vittime, segnando un punto di rottura nella transizione democratica.
La Carta costituzionale si fonda su principi liberali, quali la tutela dei diritti e delle libertà individuali e il riconoscimento della presunzione di innocenza, sancita all’art. 49. Quest’ultimo stabilisce che l’imputato è considerato innocente fino a quando la sua colpevolezza non sia stata accertata da una sentenza definitiva, e che non grava su di lui l’onere di provare l’innocenza. In caso di dubbio, la norma impone un’interpretazione favorevole all’imputato. Tuttavia, la Costituzione non disciplina esplicitamente la funzione della pena, evidenziando così un’importante lacuna normativa e un’ambivalenza tra principi formali e prassi giuridica.
Di rilievo è l’art. 2, che afferma la supremazia dei diritti e delle libertà personali, i quali devono essere obbligatoriamente tutelati dallo Stato.
La struttura normativa si articola in 137 articoli ripartiti in 9 capi, che disciplinano i principi fondamentali, i diritti umani, l’organizzazione federale e gli organi costituzionali, con particolare attenzione all’autogoverno locale (Capo VIII) e alle disposizioni finali e transitorie.
Il sistema delle fonti presenta una gerarchia complessa, articolata in diversi livelli di rigidità.
In cima si trovano le norme costituzionali, dotate di forza giuridica preminente, ma contraddistinte da differenti procedure di revisione, che rendono la Costituzione a rigidità variabile. Seguono le leggi costituzionali federali (art. 76), le leggi federali, le leggi degli enti federati, gli atti del Presidente federale (art. 90) e infine quelli del Governo (art. 115). Questo quadro normativo frammentato offre ampi spazi di manovra all’esecutivo, in particolare al Presidente.
Il Presidente gode di poteri significativi e discrezionali, tra cui la facoltà di adottare ukazy ovvero atti normativi con efficacia vincolante anche in assenza di legge, non soggetti a controfirma governativa. Ciò gli consente di colmare vuoti legislativi e intervenire direttamente nell’ordinamento, caratteristica rara negli ordinamenti democratici tradizionali e tipica di sistemi autoritari.
La sua prerogativa si estende anche alla gestione delle emergenze, con la possibilità di proclamare lo stato di guerra comunicandolo semplicemente alle Camere federali, e di promuovere referendum presidenziali (art. 84, lett. c).
Il riconoscimento della forza vincolante delle norme di diritto internazionale e dei trattati internazionali ratificati (art. 15 e 154) integra il sistema costituzionale russo, conferendo loro prevalenza sulle leggi federali in caso di conflitto.
Tuttavia, la prassi è stata oggetto di controversie, come dimostrato dall’interpretazione accelerata e non pubblica della Corte Costituzionale nel 2014 sul trattato di annessione della Crimea e di Sebastopoli, segnando una violazione implicita del diritto internazionale e sollevando questioni rilevanti sulla legittimità degli atti internazionali.
Sul piano delle riforme, la Costituzione è stata oggetto di una significativa revisione nel 2020, proposta dal Presidente Vladimir Putin e approvata in tempi rapidissimi dalla Duma e dal Consiglio della Federazione.
Gli emendamenti, oltre 200, hanno rafforzato i poteri presidenziali, eliminando il limite dei due mandati consecutivi per il Presidente in carica, ridefinendo i rapporti tra centro e periferia e riaffermando i valori dell’unità nazionale, della sovranità e dell’identità storica russa.
Queste modifiche riflettono un modello costituzionale in evoluzione, da un lato presentato come “strumento vivo” che si adatta alle esigenze socio-politiche, dall’altro caratterizzato da una progressiva concentrazione del potere nelle mani del Presidente, con implicazioni significative per il sistema di pesi e contrappesi e per la tutela dei diritti individuali.
Da una prospettiva criminologica, questa concentrazione del potere e la flessibilità costituzionale possono incidere profondamente sull’efficacia della tutela dei diritti fondamentali e sul funzionamento dell’apparato repressivo.
Il vuoto normativo riguardante la funzione della pena e la disciplina lacunosa sulle forme di democrazia diretta, contribuiscono a un contesto in cui il sistema penale può essere utilizzato come strumento di controllo politico più che come garanzia di giustizia.
Inoltre, la centralizzazione del potere esecutivo e l’ampio spazio lasciato all’emanazione di atti normativi presidenziali senza adeguato contraddittorio legislativo o giudiziario pongono rischi concreti di arbitrarietà, che in ambito criminologico si traducono in possibili violazioni delle garanzie processuali e dei diritti degli imputati.
Il ricorso a decisioni rapide e straordinarie, come avvenuto nella questione Crimea-Sebastopoli, mette altresì in luce la tensione tra diritto interno e diritto internazionale, con conseguenze dirette sulla percezione della legalità e sulla stabilità degli ordinamenti giuridici nazionali e sovranazionali.
Pertanto, il sistema costituzionale russo rappresenta un terreno complesso per l’analisi criminologica, in cui la dialettica tra potere, diritto e giustizia si esprime in modo particolarmente evidente e richiede un continuo monitoraggio critico, soprattutto in vista degli sviluppi politici e delle trasformazioni normative in corso.
In definitiva, sebbene la Costituzione preveda un modello di magistratura indipendente e imparziale, nella pratica il sistema giudiziario russo è fortemente influenzato dal potere politico, con un ruolo spesso subalterno rispetto all’esecutivo. Ciò comporta implicazioni significative per la tutela effettiva dei diritti umani, delle libertà fondamentali e per l’applicazione del diritto penale.
In sintesi, si può affermare che la Costituzione della Federazione Russa del 1993, pur formalmente ispirata a principi liberali e democratici, manifesta contraddizioni e limiti che riflettono le dinamiche politiche di un Paese in transizione, segnato da un forte presidenzialismo e da tensioni tra norme scritte e prassi effettiva, particolarmente rilevanti anche dal punto di vista criminologico e del diritto penale.

Fonte: Kremlin.ru – Costituzione della Federazione Russa
https://www.loc.gov/law/help/guide/nations/russia.php

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