Tregua commerciale e apertura sui minerali strategici

Dopo Londra, spiragli di dialogo: restano i nodi strutturali, ma si apre una finestra per un’intesa duratura. Pechino riduce le tariffe e sblocca l’export di terre rare. Trump e Xi Jinping chiamati alla firma entro agosto.

Gli Stati Uniti e la Cina hanno trovato un accordo preliminare sul complesso regime di dazi che per anni ha alimentato una guerra commerciale a colpi di barriere tariffarie, blocchi sull’export e sospensioni nei rapporti diplomatici. A Londra, dopo due giorni di trattative riservate, i delegati delle due potenze hanno definito un “quadro generale condiviso” che apre la strada a un possibile patto definitivo entro il 10 agosto 2025.

Il cuore dell’intesa: dazi ridotti e materie prime critiche

Pechino ha accettato di ridurre i dazi sull’import americano al 10%, contro un precedente livello medio stimato attorno al 125%. Washington, dal canto suo, mantiene un carico tariffario globale del 55%, ma con elementi differenziati: il 10% stabilito lo scorso aprile, un ulteriore 20% per le restrizioni sul fentanyl e un 25% legato alle misure precedenti.

Uno dei punti più delicati – e geopoliticamente strategici – riguarda il flusso di terre rare e materiali magnetici dalla Cina agli Stati Uniti: Pechino si impegna a ripristinare l’export per sei mesi, con licenze temporanee e rinnovabili. Questi materiali sono essenziali per la produzione di tecnologie avanzate, dalla difesa ai veicoli elettrici, e rappresentano una leva negoziale cruciale.

Visti studenteschi e scambi culturali

Il documento prevede anche un gesto di distensione simbolico ma significativo: la riapertura dei visti per studenti cinesi negli atenei statunitensi. Un segnale che indica una volontà di riattivare i canali diplomatici anche sul piano educativo e culturale, congelati negli ultimi anni da sospetti reciproci e restrizioni bilaterali.

Una tregua, non una pace

L’accordo raggiunto a Londra si inserisce nel solco della tregua di Ginevra, che a maggio aveva anticipato una sospensione temporanea delle tariffe. Tuttavia, gli osservatori internazionali sottolineano che molte questioni strutturali restano aperte: la protezione della proprietà intellettuale, le accuse di spionaggio industriale, il trasferimento forzato di tecnologie e il ruolo delle aziende statali cinesi.

Inoltre, la validità temporanea dell’impegno cinese sulle forniture di terre rare lascia un margine d’incertezza sulla solidità dell’intesa.

Mercati cauti, ma fiduciosi

La risposta dei mercati è stata tiepidamente positiva: i listini asiatici hanno registrato lievi rialzi, mentre Wall Street ha mostrato ottimismo moderato, anche grazie a dati incoraggianti sull’inflazione. Tuttavia, la vera prova sarà la firma formale da parte di Trump e Xi Jinping, attesa nelle prossime settimane.

L’intesa raggiunta rappresenta una finestra di opportunità in un contesto globale segnato da instabilità economica, guerre tecnologiche e tensioni strategiche. Ma è ancora un passo intermedio. L’agenda dei prossimi mesi sarà decisiva per capire se si tratta solo di una tregua tattica o dell’inizio di una nuova architettura economica globale.

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