Giustizia, gli innocenti scendono in campo: nasce il Comitato per il Sì .

Giustizia, gli innocenti scendono in campo: nasce il Comitato per il Sì al referendum Dare voce a chi ha conosciuto il carcere da innocente e trasformare il dolore in impegno civile. Con questo obiettivo nasce il Comitato “La voce degli Innocenti”, presentato alla Camera dei Deputati da vittime di errori giudiziari e ingiuste detenzioni che oggi scelgono di esporsi pubblicamente per sostenere la riforma della giustizia e il Sì al referendum. Accanto a loro il deputato di Forza Italia Enrico Costa, vicepresidente della Commissione Giustizia, e Francesca Scopelliti, presidente del Comitato Cittadini per il Sì e compagna di Enzo Tortora, simbolo delle vittime di malagiustizia in Italia. «Dietro gli errori giudiziari ci sono vite spezzate» Il senso dell’iniziativa è racchiuso nelle parole di Costa: nel dibattito sulla giustizia, spesso dominato da contrapposizioni ideologiche e dati statistici, si perde la dimensione umana delle vicende. In Italia, dal 1992 a oggi, oltre 32 mila persone sono state risarcite per ingiusta detenzione: cittadini risultati innocenti dopo mesi o anni di carcere. «Non sono numeri astratti – è stato sottolineato – ma esistenze travolte da indagini e processi poi rivelatisi infondati». Da qui la richiesta di una riforma che introduca maggiori responsabilità e correttivi nel sistema, a partire – sostengono i promotori – dalla separazione delle carriere tra magistratura requirente e giudicante e da una revisione dei meccanismi di valutazione professionale. Le storie degli innocenti Il Comitato riunisce persone che hanno vissuto direttamente l’esperienza dell’ingiusta detenzione e dell’assoluzione piena: Antonio Lattanzi, Mario Tirozzi, Giuseppe Idà, Marco Sorbara, Angelo Massaro e Bruno Lago. Le loro vicende raccontano la profondità delle ferite lasciate dagli errori giudiziari. Massaro ha trascorso 21 anni in carcere per un omicidio mai commesso, a causa di un’intercettazione interpretata erroneamente. Sorbara, consigliere regionale, ha passato 909 giorni in detenzione preventiva prima di essere completamente scagionato. Lattanzi è stato arrestato quattro volte in due mesi per lo stesso fatto, con complessivi 83 giorni di carcere. Tirozzi ha subito 792 giorni di detenzione e, nonostante l’assoluzione, continua a subire conseguenze lavorative per il sequestro della sua attività. Esperienze diverse ma accomunate dallo stesso esito: la perdita di anni di vita, reputazione e stabilità personale, spesso irreversibile anche dopo il riconoscimento dell’innocenza. Il richiamo a Tortora e il valore del referendum Nel ricordare la figura di Tortora, Scopelliti ha sottolineato che la consultazione referendaria non rappresenta una soluzione totale, ma un passaggio necessario: un primo intervento per ridurre le distorsioni del sistema e prevenire nuove ingiustizie. Il riferimento non è solo alla morte fisica provocata dalla malattia durante la vicenda giudiziaria, ma a quella “morte civile” che molte vittime continuano a subire anche dopo l’assoluzione. Un appello al confronto nella magistratura I promotori del Comitato hanno rivolto un invito simbolico al procuratore di Napoli Nicola Gratteri: incontrare le vittime per comprendere concretamente cosa significhi la detenzione da innocente. Un gesto che vuole aprire un confronto diretto con la magistratura, rivendicando rispetto per l’istituzione ma chiedendo al tempo stesso cambiamenti strutturali. Dalla testimonianza alla proposta “La voce degli Innocenti” nasce con l’intento di portare nel dibattito pubblico la prospettiva di chi ha subito le conseguenze più estreme degli errori giudiziari. Non un movimento contro la magistratura, ma – come precisano i promotori – a favore di una giustizia più equa, responsabile e capace di evitare che altre vite vengano travolte da accuse rivelatesi infondate.

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