Siamo qui seduti con Michele Hanash, direttore della policy e affari istituzionali per la fondazione americana AHA Foundation. 
Michele, grazie per essere qui: 

Può presentarsi e descrivere il suo ruolo presso AHA Foundation?
Grazie per l’attenzione dedicata a questa importante tematica. Coordino le attività di policy e advocacy di AHA Foundation, così come i nostri programmi dedicati alla protezione di donne e ragazze da pratiche dannose, tra cui le mutilazioni genitali femminili (MGF), i matrimoni infantili e forzati e la violenza d’onore. Da 20 anni, AHA Foundation è in prima linea negli Stati Uniti nel rafforzamento delle tutele giuridiche, nel sostegno alle sopravvissute e nella formazione dei professionisti affinché sappiano riconoscere e affrontare queste forme di abuso. Il mio lavoro integra attività di policy, advocacy e coinvolgimento diretto con le sopravvissute e con i professionisti che si occupano di loro.
Per i lettori che non conoscono il vostro lavoro, come descriverebbe la missione di AHA Foundation?
In parole semplici, la nostra missione è proteggere le libertà occidentali e le istituzioni sulle quali esse si fondano. Lo facciamo affrontando pratiche e ideologie che minacciano i diritti individuali, la dignità e l’uguaglianza, lavorando al contempo per rafforzare le leggi, le istituzioni e le norme sociali che tutelano tali libertà.
Dal punto di vista medico, quali sono le conseguenze immediate e a lungo termine delle MGF che la maggior parte delle persone non conosce?
Una delle conseguenze immediate più gravi delle MGF è il rischio di emorragie potenzialmente letali e, nei casi più gravi, di morte. A lungo termine, molte persone potrebbero non rendersi conto che le MGF possono essere la causa alla base di problemi medici persistenti o difficili da trattare, tra cui infezioni ricorrenti delle vie urinarie. Possono inoltre provocare dolore cronico, complicazioni mestruali e sessuali, complicazioni durante il parto e traumi psicologici, talvolta anche a distanza di anni o persino decenni dalla procedura.
Oltre alla salute fisica, quali sono gli impatti psicologici e sulla salute riproduttiva che riscontrate più frequentemente nelle donne e nelle ragazze con cui lavorate?
Le conseguenze psicologiche possono essere profonde. Le sopravvissute possono sviluppare PTSD e altre problematiche di salute comportamentale simili a quelle osservate in altre forme di trauma sessuale infantile; tuttavia, questi effetti possono rimanere non riconosciuti o non adeguatamente spiegati. Per quanto riguarda la salute riproduttiva, le conseguenze possono essere devastanti. Ho incontrato sopravvissute che hanno perso i propri figli a causa di complicazioni durante il parto associate alle MGF. A seconda del tipo di MGF, le sopravvissute possono andare incontro a travaglio prolungato o ostruito, gravi emorragie, parti cesarei d’emergenza e altre complicazioni ostetriche, oltre a un aumento dei rischi per i neonati.
Come si manifesta il problema delle MGF nel vostro lavoro con il sistema sanitario? I medici e gli infermieri in Italia sono adeguatamente formati per riconoscerle e trattarle?
Dedichiamo molto tempo alla formazione dei professionisti che operano in prima linea, tra cui medici e infermieri, affinché siano in grado di riconoscere le MGF e garantire che non passino inosservate o non vengano affrontate, assicurando al contempo alle sopravvissute un’assistenza rispettosa e incentrata sulla persona. A livello globale, il livello di consapevolezza tra i professionisti sanitari rimane disomogeneo. Medici e infermieri devono essere formati in numerosi ambiti e, senza una formazione specialistica, potrebbero non riconoscere le MGF o non sapere come fornire cure adeguate evitando di traumatizzare nuovamente le sopravvissute. La buona notizia è che si tratta di un problema che può essere affrontato: i professionisti sanitari possono essere formati per riconoscere le MGF, comprenderne le conseguenze e intervenire in modo appropriato. Il riconoscimento è il primo passo e può consentire alla sopravvissuta di accedere alle cure di cui ha bisogno.
Perché considerate le MGF una questione di salute pubblica e non soltanto una questione culturale o giuridica?
Per una questione di portata e di impatto. Le MGF generano esigenze continuative di assistenza medica, chirurgica, riproduttiva e di salute mentale, con conseguenze sulla salute e sul benessere di centinaia di milioni di donne e ragazze nel mondo. Questo le rende una questione di salute pubblica che richiede un intervento a livello di popolazione. Sebbene ogni sopravvissuta meriti un’assistenza personalizzata e abbia diritti individuali, le MGF attraversano confini culturali e geografici, hanno un impatto sulle comunità e producono conseguenze a livello sociale. Sono in larga misura prevenibili attraverso l’educazione, un’assistenza sanitaria adeguata e misure di protezione. Non si tratta quindi soltanto di una questione culturale o giuridica, ma di una significativa e prevenibile problematica di salute pubblica.
Cosa ha portato AHA Foundation a ritenere che l’Italia abbia bisogno di un centro dedicato a questa problematica?
Stime recenti indicano che circa 88.600 donne di età pari o superiore ai 15 anni in Italia hanno subito MGF/C. Le MGF rappresentano un problema in tutta l’UE, ma molte sopravvissute incontrano difficoltà nell’accedere alle cure specialistiche di cui hanno bisogno. I tempi di attesa possono essere lunghi, i servizi sono spesso frammentati e i finanziamenti e i programmi dedicati al supporto specialistico possono essere limitati. L’Italia è particolarmente ben posizionata per contribuire a colmare questa lacuna grazie alla sua infrastruttura sanitaria consolidata e all’esperienza nell’assistenza a popolazioni diverse. Milano è particolarmente adatta perché è un importante centro medico e accademico internazionale, con ospedali e università di alto livello, eccellenti collegamenti all’interno dell’Europa e una popolazione numerosa e diversificata. Questa combinazione potrebbe consentire al centro non solo di fornire un’assistenza completa alle sopravvissute, ma anche di diventare un punto di riferimento per la formazione dei professionisti sanitari e per lo sviluppo di competenze da condividere in tutta Italia e in Europa.
Esistono dati sul numero di donne in Europa colpite dalle MGF e sulle loro origini o sui luoghi in cui vivono?
Sì. Un importante studio pubblicato proprio questa settimana stima che circa 610.000 donne e ragazze di età pari o superiore ai 10 anni residenti nell’UE, in Svizzera, Norvegia e Islanda abbiano subito MGF/C.
I numeri più elevati si registrano in Francia (22,9%), Italia (15,3%) e Germania (15,3%), seguite da Spagna, Paesi Bassi, Svezia e Belgio. Le donne e le ragazze provengono principalmente da Paesi in cui le MGF/C sono praticate, tra cui Egitto, Iraq, Nigeria, Senegal, Somalia, Eritrea, Etiopia, Guinea e Costa d’Avorio. In Italia, i gruppi più numerosi provengono da Nigeria, Egitto e Senegal.
Lo studio è significativo perché offre un quadro più chiaro della distribuzione delle donne colpite dal fenomeno in Europa e rafforza l’idea che le MGF/C rappresentino una questione di salute pubblica europea, che richiede l’accesso a cure specialistiche nei luoghi in cui queste comunità vivono.
Quali lacune esistono nell’attuale sistema sanitario che una struttura specializzata potrebbe colmare?
L’attuale sistema sanitario presenta diverse lacune nell’assistenza alle sopravvissute alle MGF, tra cui lunghi tempi di attesa e un accesso limitato a professionisti con competenze specialistiche. Le MGF possono inoltre non essere riconosciute come causa alla base di sintomi o complicazioni, soprattutto quando sono trascorsi molti anni dalla procedura. Un centro specializzato potrebbe offrire un’assistenza più coordinata e completa riunendo in un unico luogo servizi medici, chirurgici, riproduttivi e psicologici, aumentando al contempo l’accesso alle cure e formando un numero maggiore di professionisti sanitari affinché siano in grado di riconoscere e trattare le complicazioni legate alle MGF.
Perché un centro dedicato anziché integrare queste cure negli ospedali o nei reparti di ginecologia esistenti?
In questa fase non proponiamo la creazione di una clinica autonoma. Il nostro obiettivo è istituire il Centro all’interno di un ospedale esistente, così da poter valorizzare le infrastrutture, le competenze e i servizi già disponibili, creando al contempo un modello di assistenza centralizzato, specializzato e coordinato. Le sopravvissute possono essere trascurate in un contesto in cui le MGF non sono una problematica immediatamente considerata, e hanno bisogno di servizi completi che coinvolgano più reparti.
Quali servizi specifici offrirà il centro: trattamento medico, chirurgia ricostruttiva, supporto psicologico, formazione?
Il Centro offrirà assistenza ginecologica specializzata alle donne colpite dalle MGF, comprendendo valutazione, trattamento delle complicazioni, deinfibulazione e chirurgia ricostruttiva, ove appropriato. Offrirà inoltre supporto psicologico e assistenziale, nonché formazione per medici, chirurghi, specializzandi, fellow e studenti di medicina.
Come definireste il successo del progetto nel primo anno? E tra cinque anni?
Nel primo anno, il successo significherà aver istituito il programma clinico, aver iniziato a trattare le pazienti e aver avviato il programma internazionale di formazione. In cinque anni, auspichiamo di aver creato un centro europeo affermato per l’assistenza specialistica alle MGF, che abbia assistito molte donne e formato medici e futuri medici provenienti dall’Italia e da tutto il mondo.
Come misurerete l’impatto del Centro? Attraverso il numero di pazienti trattate, le attività sul territorio o eventuali cambiamenti a livello politico?
Guarderemo innanzitutto al numero di pazienti trattate e ai risultati ottenuti, ma anche al numero di p

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