Nell’intervista a Format Lab Academy, il sottosegretario Pietro Cannella affronta il rapporto tra politica e cultura, le violenze di Milano, l’intelligenza artificiale e il ruolo dell’arte nelle periferie e nelle carceri.
Per farsi strada nel mondo della cultura italiana conta davvero il talento oppure l’appartenenza politica continua a fare la differenza? È una delle domande più dirette rivolte a Pietro Cannella durante l’intervista realizzata da Format Lab Academy nella Biblioteca della Crociera del Collegio Romano.
«L’appartenenza politica ha contato per moltissimi anni», risponde il sottosegretario alla Cultura, sostenendo che il settore sia stato a lungo caratterizzato dal predominio di ambienti orientati a sinistra.
Oggi, a suo giudizio, il panorama è più aperto. Ai giovani che vogliono intraprendere una carriera artistica consiglia di puntare sulle proprie capacità, senza cercare scorciatoie attraverso la politica.
Ma quali opportunità ha chi possiede talento e idee, senza disporre delle risorse economiche o delle conoscenze necessarie per emergere? È uno degli interrogativi affrontati nel corso della conversazione, insieme alle difficoltà dello spettacolo, al disagio giovanile e alle trasformazioni introdotte dalle nuove tecnologie.
Cultura e spettacolo, investire per creare opportunità
Cannella insiste sul valore economico della cultura, che non dovrebbe essere considerata soltanto una voce di spesa pubblica.
A sostegno della sua posizione richiama i dati presentati dall’Associazione Italiana Attività Musicali: circa 23 milioni di euro di investimenti ministeriali avrebbero generato 132 milioni di ricavi.
Numeri che, secondo il sottosegretario, dimostrano quanto il settore possa contribuire alla crescita economica e all’occupazione.
Tra le priorità del Ministero indica il sostegno ai giovani artisti, ai piccoli festival e alle realtà emergenti. Centrale anche il Codice dello spettacolo, una riforma attesa dagli operatori del settore, che dovrebbe favorire un maggiore coinvolgimento dei privati e intervenire sulle condizioni di lavoro.
Milano, le violenze e il ruolo dei social
Il confronto si sposta poi sulle devastazioni avvenute a Milano.
«Io contesto il termine giovani rispetto a chi ha devastato Milano», afferma Cannella, invitando a non identificare un’intera generazione con chi sceglie la violenza.
Il disagio sociale esiste, osserva, ma non può diventare una giustificazione automatica degli atti di vandalismo.
Il sottosegretario richiama anche il ruolo dei social network nella diffusione di messaggi di odio e tensioni, arrivando a ipotizzare forme di condizionamento digitale dell’opinione pubblica e una possibile «offensiva culturale».
Palermo, quando la cultura cambia un quartiere
Tra i racconti più significativi dell’intervista c’è un episodio legato allo Sperone di Palermo, risalente all’esperienza di Cannella nell’amministrazione comunale.
Una scuola aveva chiesto di organizzare una rievocazione del Festino di Santa Rosalia, recuperando un carro trionfale rimasto abbandonato.
Qualcuno temeva che, una volta restaurato e portato nel quartiere, il carro potesse essere danneggiato. Accadde il contrario.
I ragazzi parteciparono alla preparazione dei costumi, le famiglie seguirono la manifestazione e quel carro diventò un simbolo da custodire.
Un’esperienza che Cannella ricorda per spiegare come la cultura possa creare partecipazione e restituire alle persone un rapporto diverso con il territorio.
In questa direzione si inserisce anche il Piano Olivetti, rivolto alla valorizzazione di biblioteche, archivi e spazi culturali, soprattutto nelle realtà più fragili.
Intelligenza artificiale: «Non può avere né coscienza né anima»
L’intelligenza artificiale rappresenta una grande opportunità, ma pone interrogativi sul futuro delle professioni creative.
«L’intelligenza artificiale non può avere né coscienza né anima», osserva Cannella, sottolineando la differenza tra le capacità di elaborazione delle macchine e la sensibilità umana.
Per il sottosegretario è necessario accompagnare l’innovazione con regole chiare, soprattutto per quanto riguarda la tutela del diritto d’autore e il riconoscimento del lavoro creativo.
Dalle carceri al patrimonio storico, le prossime sfide
Un passaggio dell’intervista riguarda anche il ruolo della cultura negli istituti penitenziari. Cannella richiama la funzione rieducativa della pena e il valore del teatro, della musica e della formazione nei percorsi di recupero delle persone detenute.
Tra i progetti ai quali sta lavorando figura inoltre Monumental Tour, un’iniziativa che utilizza videomapping e installazioni luminose per raccontare la storia italiana. Dopo l’esperienza di Otranto, dedicata agli 813 martiri della città, l’obiettivo è estendere il progetto ad altre località.
Guardando al futuro, Cannella indica due risultati che vorrebbe raggiungere: vedere il Codice dello spettacolo pienamente applicato e contribuire a una maggiore valorizzazione del patrimonio culturale italiano.
Un patrimonio che, nella sua visione, non deve soltanto essere conservato, ma diventare un’occasione per riscoprire le proprie radici e il legame con i territori.
L’intervista integrale sarà disponibile sui canali di Format Lab Academy.





