In un editoriale pubblicato da Il Riformista il 19 settembre 2025, l’ex ministro Carlo Giovanardi ha affrontato il tema del rapporto tra lo Stato e le organizzazioni criminali o terroristiche, ponendo un parallelismo netto tra la lotta alla mafia in Italia e l’attuale dibattito sul conflitto israelo-palestinese.
Giovanardi richiama l’articolo 52 della Costituzione, che definisce la difesa della Patria come “sacro dovere del cittadino”, sottolineando come questo principio valga tanto nei confronti di minacce esterne quanto contro i nemici interni. L’ex senatore ricorda i sacrifici di magistrati come Falcone e Borsellino, insieme a carabinieri, poliziotti e civili, vittime di attentati mafiosi, che non hanno mai contemplato la resa o la trattativa con Cosa Nostra.
L’argomentazione di Giovanardi è chiara: se lo Stato avesse seguito la logica del negoziato con la criminalità, avrebbe dovuto riconoscere la mafia come interlocutore legittimo, rinunciando a combatterla con fermezza. E proprio questo ragionamento viene applicato al contesto internazionale: per l’autore, appare contraddittorio sostenere oggi un dialogo con Hamas, un’organizzazione che ha compiuto attacchi sanguinosi contro Israele, mentre si è sempre rifiutata qualsiasi forma di trattativa con chi ha insanguinato l’Italia.
Concludendo, Giovanardi sollecita una riflessione coerente: chi oggi propone di negoziare con Hamas dovrebbe spiegare perché la stessa logica non sia mai stata accettata nei confronti della mafia.
Giovanardi su Il Riformista: “Trattare con Hamas? Allora lo Stato avrebbe dovuto arrendersi alla Mafia”

