Pensioni anticipate: flop di Quota 103, stop in vista nell’autunno 2025



Nel 2024, Quota 103 — misura che consentiva di andare in pensione con almeno 62 anni d’età e 41 di contributi — ha registrato un insuccesso clamoroso, con appena 1.153 pensionamenti liquidati, contro le oltre 23.000 del 2023  . Le domande presentate, circa 15.000 nel complesso, si sono rivelate ben inferiori all’atteso  .

Penalizzazioni normative molto pesanti: il calcolo contributivo integrale ha ridotto l’assegno mensile fino oltre il 30 % rispetto al sistema misto-retributivo  .

Finestre mobili più lunghe: interventi del 2024 hanno allungato i tempi — 7 mesi per il privato, 9 per il pubblico — ritardando l’erogazione delle pensioni  .

Tetto all’importo dell’assegno: fino a quattro volte il trattamento minimo, fino a quando non si raggiunge l’età di vecchiaia (67 anni)  .

Il flop ha portato il governo a rinviare l’introduzione dell’aumento automatico dell’età pensionabile previsto dal 2027 (67 anni e 3 mesi) e del requisito contributivo per l’anticipo  . Il sottosegretario Claudio Durigon ha di recente affermato: “Quota 103 non ha funzionato e va rivista come Opzione donna. Troveremo le risorse per bloccare i tre mesi dell’aumento e si punterà a una pensione a 64 anni per tutti”  .

Fonti concordano sull’intenzione di cancellare Quota 103 dal 2026, archiviando il sistema delle quote a favore di soluzioni basate principalmente sulla contribuzione e su strumenti di flessibilità collettiva e individuale (previdenza complementare, utilizzo parziale del Tfr)  . In parallelo, si valuta di sboccare l’uscita a 64 anni anche per lavoratori con calcolo misto, estendendo gli accessi previsti oggi solo per chi è interamente nel sistema contributivo  .

Nel primo semestre 2025, l’Inps ha rilevato un calo complessivo del 17,3 % dei pensionamenti anticipati, passando da 118.550 (gen–giu 2024) a 98.356 nel periodo analogo del 2025  . Anche le domande per “Opzione donna” sono crollate a 1.134 nel primo semestre 2025, quasi la metà rispetto all’anno precedente  .

Quota 103 si è dimostrata una misura insostenibile: accessi ridotti, penalizzazioni significative e tempi troppo lunghi. Il governo sembra convergere verso la sua eliminazione dal 2026 e verso soluzioni più sostenibili — come aumenti legati alla contribuzione, pensionamenti anticipati a 64 anni (anche per lavoratori misti) e strumenti integrativi (previdenza complementare e Tfr). Una svolta previdenziale che punta alla sostenibilità ma richiede una più attenta progettazione.

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