Roma, Porta Pia perde il suo fascino

Roma, Porta Pia perde il suo fascino: la denuncia di una cittadina alla Sindacatura Maria Letizia Magistri scrive al sindaco di Roma per denunciare il degrado di uno dei luoghi simbolo della Capitale: «Da bambini giocavamo sotto il monumento al Bersagliere. Oggi è un’enorme tristezza». ROMA – Ci sono luoghi che custodiscono la memoria di una città e, insieme, quella delle persone che vi sono cresciute. Piazza di Porta Pia, a Roma, è uno di questi. Un luogo ricco di storia, legato alla Breccia del 20 settembre 1870 e all’ingresso delle truppe italiane nella città, che oggi, secondo la testimonianza di una cittadina, avrebbe perso gran parte della sua bellezza e della sua vivibilità. A denunciare la situazione è Maria Letizia Magistri, romana cresciuta proprio nella zona di Porta Pia, che ha deciso di rivolgersi direttamente al sindaco della Capitale, Roberto Gualtieri, attraverso una lettera scritta a mano. Parole semplici, ma cariche di amarezza, nelle quali il ricordo del passato si intreccia con la delusione per il presente. «Non sono più giovane e non manifesto più in piazza, ma forse la mia protesta scritta è più precisa e circostanziata», esordisce Magistri. La sua non è soltanto una segnalazione sullo stato di una piazza, ma la testimonianza di chi ha visto cambiare profondamente un quartiere. Il ricordo di una piazza elegante e piena di vita Maria Letizia Magistri racconta una Porta Pia molto diversa da quella che descrive oggi. Una piazza bellissima, circondata da platani maestosi, con al centro il monumento al Bersagliere, simbolo della conquista di Roma e del passaggio della città dallo Stato Pontificio al Regno d’Italia. «Da bambini giocavamo sotto al monumento», ricorda nella lettera, descrivendo uno spazio circondato da aiuole e colonne che formavano un’isola pedonale. Nella memoria della cittadina riaffiorano anche due splendidi bar, il Ministero e l’Aiola, con i loro fiori bianchi e un’atmosfera elegante che rendeva la piazza un punto di incontro e di socialità. Non si tratta soltanto della nostalgia per un tempo lontano, ma del confronto tra due modi di vivere la città: quello di ieri, fatto di spazi curati e luoghi di aggregazione, e quello di oggi, che Magistri considera sempre meno accogliente. «È diventata una piazza sporca, frequentata da sbandati» Il passaggio più duro della lettera riguarda le condizioni attuali di Porta Pia. Secondo Magistri, anche i recenti interventi di riqualificazione avrebbero contribuito a modificare negativamente la fruibilità della piazza. «Oggi, dopo il recente restauro che, con la pista ciclabile, ha tolto la possibilità di parcheggiare, è diventata una piazza sporca, frequentata da sbandati». La cittadina lamenta inoltre la perdita di eleganza del bar Fragino, un tempo punto di riferimento della zona, e la scomparsa di spazi nei quali incontrarsi serenamente. «Per noi cresciuti qui è un’enorme tristezza», scrive. La denuncia si estende anche alla manutenzione del verde. Magistri sostiene che i platani davanti al Ministero siano stati sottoposti a potature eccessive e che la piazza abbia perso parte del verde che un tempo la caratterizzava. Si tratta di osservazioni e valutazioni personali che meritano attenzione e un riscontro da parte dell’amministrazione capitolina. Una richiesta che va oltre la nostalgia La lettera di Maria Letizia Magistri solleva una questione che riguarda molte zone di Roma: come conciliare la trasformazione degli spazi urbani con la tutela della loro identità storica e della qualità della vita dei residenti? Le città cambiano, e devono cambiare. La mobilità sostenibile, le piste ciclabili e la riqualificazione degli spazi pubblici sono strumenti importanti per migliorare la vivibilità urbana. Ma ogni intervento dovrebbe essere accompagnato da manutenzione, pulizia, sicurezza e attenzione alle esigenze di chi quei luoghi li abita quotidianamente. Il punto non è necessariamente tornare al passato, ma evitare che il cambiamento venga percepito come una perdita. L’appello al sindaco Gualtieri La lettera si conclude con poche parole, dirette e significative: «Sindaco, rivogliamo la nostra Porta Pia». Una richiesta che racchiude il desiderio di ritrovare non soltanto la bellezza di una piazza, ma anche il senso di appartenenza a un quartiere. La testimonianza di Maria Letizia Magistri merita di essere ascoltata perché racconta un sentimento che può essere condiviso da molti cittadini romani: il timore che, dietro le trasformazioni della Capitale, si stiano perdendo luoghi, abitudini e frammenti di memoria collettiva. Porta Pia non è una piazza qualsiasi. È un luogo della storia nazionale e della memoria romana. E proprio per questo merita cura, attenzione e rispetto. La domanda, adesso, è rivolta all’amministrazione capitolina: quale risposta intende dare alle preoccupazioni espresse da chi Porta Pia la conosce e la vive da una vita?

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