STRASBURGO – L’Unione europea ridisegna le regole per rendere più veloce la propria macchina industriale della difesa. Il Parlamento europeo ha dato il via libera definitivo a un pacchetto di misure che punta a ridurre i tempi amministrativi, facilitare gli appalti e i trasferimenti di prodotti militari tra gli Stati membri e rendere più semplice l’accesso agli investimenti del settore. Il pacchetto rientra nel cosiddetto “Omnibus V” sulla prontezza della difesa, sul quale Parlamento e Consiglio avevano raggiunto un accordo provvisorio nel giugno scorso.
L’obiettivo è accompagnare il rafforzamento della capacità europea di sicurezza e difesa, eliminando una parte degli ostacoli amministrativi che rallentano nuovi stabilimenti, ampliamenti produttivi, approvvigionamenti e cooperazione industriale tra Paesi. Sullo sfondo c’è il piano ReArm Europe/Readiness 2030, attraverso il quale la Commissione ha indicato la possibilità di mobilitare fino a 800 miliardi di euro per la difesa.
Autorizzazioni, arriva il termine dei 42 giorni
Uno dei cambiamenti più significativi riguarda proprio i tempi. Il regolamento per accelerare le autorizzazioni dei progetti di difesa è stato approvato con 540 voti favorevoli, 105 contrari e 22 astensioni. Per progetti come la costruzione di nuovi impianti o l’ampliamento di quelli esistenti viene introdotto un termine ordinario europeo di 42 giorni lavorativi, calcolato dal momento in cui la domanda viene dichiarata completa.
In presenza di circostanze eccezionali, come la particolare complessità del progetto o possibili rischi ambientali e per la salute e sicurezza dei lavoratori, le autorità nazionali potranno prorogare i termini. La durata complessiva della procedura non potrà comunque superare 102 giorni lavorativi.
Un altro passaggio rilevante riguarda il silenzio delle amministrazioni: quando l’autorità competente non si pronuncerà entro i termini previsti, entrerà in gioco, alle condizioni stabilite dalla normativa, il meccanismo dell’approvazione tacita. Gli Stati membri dovranno inoltre creare punti di contatto unici per seguire digitalmente le pratiche e rendere più omogenea l’applicazione delle nuove disposizioni. L’istituzione di un’interfaccia unica nazionale per i progetti era uno degli elementi centrali del nuovo sistema.
Osservatorio Legislativo
Più semplice trasferire prodotti della difesa nell’UE
Il secondo pilastro della riforma interviene sul mercato interno. Con 549 sì, 92 no e 27 astensioni, l’Eurocamera ha approvato le modifiche alle norme sui trasferimenti intra-UE dei prodotti legati alla difesa e sugli appalti.
Viene introdotta una nuova licenza generale di trasferimento, pensata per agevolare le imprese che operano in diversi Paesi dell’Unione. Gli Stati membri dovranno pubblicare queste licenze, creando un sistema più prevedibile per l’industria europea.
Cambiano anche gli appalti: vengono innalzate le soglie di applicazione delle regole europee, mentre la durata massima degli accordi quadro passa da sette a dieci anni. È prevista inoltre maggiore flessibilità per gli acquisti congiunti tra Stati. La semplificazione degli appalti e dei trasferimenti transfrontalieri costituisce uno degli assi portanti dell’Omnibus V.
Fondo europeo per la difesa, più spazio alle PMI
Il Parlamento è intervenuto anche sul Fondo europeo per la difesa (FED). Le modifiche, approvate con 530 voti favorevoli, 125 contrari e 12 astensioni, mirano a rendere meno complessa la gestione dei finanziamenti e a precisare i criteri con cui selezionare i progetti.
Una particolare attenzione viene riservata alle piccole e medie imprese, con un rafforzamento del sostegno finanziario alle attività che le coinvolgono. Le nuove disposizioni si inseriscono in una strategia che punta a ridurre la frammentazione del comparto europeo e ad aumentare la capacità produttiva comune.
La cooperazione si estende anche all’Ucraina. I costi dei test effettuati nel Paese, candidato all’ingresso nell’Unione, potranno infatti essere finanziati attraverso il FED secondo le condizioni previste dalle nuove norme.
Difesa e ambiente: previste deroghe motivate
Il pacchetto affronta inoltre un tema delicato: il rapporto tra necessità industriali della difesa e legislazione europea in materia ambientale e di sostanze chimiche. La normativa consente agli Stati membri di ricorrere, quando adeguatamente giustificato dall’interesse della difesa, a specifiche deroghe alle regole europee.
Non si tratta quindi soltanto di aumentare le risorse disponibili. Bruxelles punta soprattutto ad accorciare la distanza tra decisione politica, investimento e capacità produttiva, intervenendo su procedure che negli anni hanno contribuito a rendere frammentato il mercato europeo della difesa.
La spesa degli Stati membri, intanto, è già in forte crescita: secondo un recente quadro dell’European Parliamentary Research Service, è passata a 418 miliardi di euro nel 2025, pari al 2,2% del PIL dell’UE, e per il 2026 è stimata a circa 454 miliardi, il 2,4% del PIL.
Con l’Omnibus V, l’Europa prova dunque a intervenire non soltanto sulla quantità degli investimenti, ma anche sulla velocità con cui possono tradursi in capacità industriale e cooperazione tra gli Stati membri.
Le nuove disposizioni entreranno in vigore venti giorni dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

Da Luigia Aristodemo

Presidente Associazione DIRE DONNA OGGI Editore Associazione DIRE OGGI 2.0

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