Giordano Bruno, il filosofo dell’infinito contro l’assolutismo del pensiero

Giordano Bruno, nato a Nola nel 1548, è una figura centrale nella storia del pensiero occidentale. La sua vita e le sue opere si collocano nel contesto tumultuoso del Rinascimento, un’epoca di straordinari progressi scientifici, filosofici e culturali, ma anche di profonde tensioni religiose.

Forse sarebbe stato più corretto scrivere “paradosso” del domenicano divenuto eretico, ma “ironia” era un termine caro al Nolano.

A fuoco appiccato da menti ottuse, spaventate da un cambiamento ineluttabile che ironicamente innescarono.

Quelle fiamme furono l’alba del Rinascimento, non la sua fine.

Bruno morì, ma le sue idee trionfarono, rendendo immortali sia il suo pensiero che la libertà di esprimerlo. Un pensiero che affonda le radici nella Grecia antica, per poi fiorire nel mondo arabo e nell’Europa medievale.

Condannato al rogo nel 1600, Bruno divenne simbolo della lotta contro l’oscurantismo e il dogmatismo, malgrado la contemporanea distorsione delle sue idee.

La Messa e le Accuse di Eresia

Uno dei punti chiave della condanna di Bruno fu la sua aperta avversione nei confronti della messa cattolica.

Il Dio di Bruno è sia trascedente che immanente, ma in aperto contrasto con la visione cristiana del mondo, in quanto è parzialmente identificabile con essa ed, anzi, si prefigge come una divinità parzialmente panteistica.

Nei processi che lo videro imputato, venne accusato di essere un nemico dichiarato della transustanziazione, il concetto secondo cui il pane e il vino utilizzati durante la messa si trasformano nel corpo e nel sangue di Cristo.

Bruno definì tale dottrina una grande bestemmia, sottolineando la sua visione radicale della divinità e dell’universo.

Questo rifiuto della messa e le sue critiche ai dogmi religiosi lo rese un paria agli occhi dell’Inquisizione, che vedeva in lui un pericolo per l’ortodossia ecclesiastica.

Tali affermazioni, in un’epoca di forte controllo religioso, non potevano essere tollerate ed evidenziarono il suo ruolo di innovatore rispetto alla tradizione cattolica.

Panteismo e Filosofia Universale

Discutere gli scritti di Giordano Bruno è complesso e richiede un’attenta preparazione alla lettura.

Oltre al linguaggio cinquecentesco, Bruno li definisce “silenici”, paragonandoli alle statuette dei Sileni: figure mitologiche dall’aspetto trasandato che, una volta aperte, rivelavano immagini divine, come descritto da Socrate.

Bruno sviluppò una concezione panteistica dell’universo, sostenendo che Dio non fosse trascendente, ma piuttosto immanente nelle cose.

In questo senso, Dio coincide con la natura: è principio razionale insito nel cosmo, infinito come l’universo stesso.

Questa visione rappresenta una rottura significativa con le concezioni religiose dell’epoca, che tendevano a vedere Dio come un’entità separata e distante dall’uomo e dalla natura.

Bruno rifiutava l’antropocentrismo tipico della teologia cristiana, sostenendo che la Terra e l’uomo non occupassero una posizione centrale nell’universo.

Al contrario, l’universo era infinito, senza un vero sopra o sotto, centro o periferia, in cui potevano esistere innumerevoli mondi abitati.

Questa filosofia era radicalmente innovativa e sfidava non solo le autorità religiose, ma anche le basi della scienza aristotelica e tolemaica, ancora dominanti.

In questo senso, Bruno era un precursore dell’astronomia moderna, anticipando le teorie copernicane che avrebbero rivoluzionato la nostra comprensione dell’universo.

Religion vs. Filosofia: Un Conflitto di Visioni

Bruno distinse nettamente tra la religione, che considerava il “dogmatismo dei teologi”, e la ricerca filosofica-naturale, che rappresentava la “libertà dei filosofi”.

Secondo Bruno, mentre la religione aveva un’utilità pratica e politica, servendo a educare e governare i “rozzi popoli”, la vera ricerca della verità doveva avvenire al di fuori dei vincoli dogmatici.

Quest’affermazione lo rivelò come un pensatore decisamente anticlericale, ma non privo di una visione etica e sociale, poiché riteneva essenziale che la filosofia si distinguesse dalla mera fede, promuovendo una forma di conoscenza libera e razionale.

L’ironia dissacrante dei suoi scritti eretici lo ha aiutato a smascherare cialtroni, falsi cristiani, ipocriti, pedanti, nobili ignoranti, teologi intolleranti, stolti presuntuosi e principi furfanti.

In questo contesto, Bruno rimarcava che l’uomo non è superiore agli altri esseri viventi grazie a una presunta anima immortale, ma piuttosto per le sue caratteristiche fisiche e intellettive, come la manualità e l’intelligenza

Questa riscoperta dell’individuo e della sua capacità di pensare criticamente rappresentava un ulteriore passo verso la modernità e una sfida aperta alle credenze tradizionali.

Un Innovatore e un Martire per la Libertà di Pensiero

Bruno non fu assassinato solo perché rifiutò le dogmatizzazioni religiose; la sua condanna era anche il segno di un sistema che temeva il potere del pensiero critico e delle nuove idee.

Il suo spirito ribelle, la ricerca incessante della verità e il disprezzo per il dogmatismo lo resero un nemico formidabile per la Chiesa, che mantenne una posizione autoritaria per secoli.

Fu un innovatore della filosofia rinascimentale, e il suo modo di pensare ha aperto la strada a futuri sviluppi nel pensiero scientifico e filosofico.

Malgrado la sua brutale condanna, l’eredità di Giordano Bruno perdura, e il suo nome è spesso associato alla lotta per la libertà di pensiero e per una visione del mondo che si basa sull’investigazione razionale. La sua vita e la sua morte sollevano interrogativi fondamentali sulla relazione tra fede, ragione e autorità, domande che continuano a essere rilevanti nei dibattiti contemporanei.

In sintesi, Giordano Bruno rappresenta uno dei più importanti pensatori della storia occidentale, la cui visione radicale sull’universo, la divinità e la natura della conoscenza sfidò le convenzioni del suo tempo e lo portò a una tragica fine.

La sua avversione per la messa e il dogmatismo della Chiesa cattolica sono stati centrali nella sua condanna, ma oggi possiamo vedere in lui non solo un martire della libertà di pensiero, ma anche un precursore di una nuova epoca di conoscenza e scoperta.

La sua filosofia ci invita a riflettere sulla complessità del rapporto tra fede e ragione, un tema che continua a essere di grande attualità nel mondo contemporaneo.

Lasciando da parte l’ironia, è spaventoso vedere questi cattolici fondamentalisti che cercano con ogni mezzo di “ridimensionare” la gravità dell’orrendo omicidio di quest’uomo.

Pur di non ammettere che la chiesa, almeno in questo caso, ha commesso un crimine ingiustificabile, non si fanno scrupoli a gettare tutto il fango possibile su un poveraccio che è stato bruciato vivo per avere espresso le sue idee.

L’unica nota positiva è che questi fanatici non si rendono conto di una cosa: certi indegni tentativi di revisionismo fanno inorridire la gente, e la allontanano sempre di più della chiesa.

Da Giovanni Michele de Ficchy

Scrittore, giornalista indipendente specializzato in questioni economiche, scenari internazionali e criminalistica. Ambasciatore di Pace Onu. criminologo investigativo.

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