Lui è Francesco Di Spirito, in Arte Mister Frank, un ragazzo del Sud, cresciuto tra i vicoli stretti di Centola, con finestre che danno sugli oliveti carichi e sul promontorio della vicina Palinuro dove ci si può specchiare nelle onde baciate dal sole.
Un’infanzia piena di ricordi felici tra giornate al mare e giochi con gli amici e, soprattutto, tra pentole e fornelli, deliziosi piatti da inventare. Si, perché fin da tenera età, Francesco aveva manifestato una spiccata maestria nel preparare manicaretti che deliziavano il palato di amici e parenti. E, se gli si chiedeva cosa vuoi fare da grande, rispondeva sempre con fare deciso e sicuro: il ristoratore.
Ma, quando la vita lo pose davanti al futuro da intraprendere, si trovò davanti a una scelta difficile: restare o andare via come molti dei suoi amici partiti in cerca di opportunità.
Con il coraggio a due mani e una valigia zeppa di sogni e speranze, partì per la Città Eterna, determinato a costruirsi esperienze per il proprio avvenire.
Con frenesia ed energia, la città lo travolse, facendolo sentire piccolo e insignificante, ma non si arrese. Trovò lavoro in un piccolo ristorante e iniziò a lavorare sodo, imparando a riconoscere la città e i suoi ritmi, senza mai dimenticare la sfera infuocata del suo paese. Quella sfera che scende lentamente all’orizzonte, dipingendo il cielo con sfumature di viola e arancione, di rosa. Senza mai dimenticare la morbida e calda luce del sole che illumina il paesaggio, creando lunghe e suggestive ombre. Senza mai dimenticare il sole sulla pelle.
Francesco si ritrovò a lavorare in ristoranti di prestigio, dove non era solo prendere ordini e servire ma era anche creare esperienze per i clienti, consigliando menù e vini e imparò a gestire le situazioni difficili.
La sua passione per la cucina cresceva a dismisura, portando addosso il sale dell’esperienza, fatto di anni di lavoro nei migliori ristoranti, imparando tecniche innovative e raffinate ma, il sentimento che lo legava al passato e all’idea del ritorno a casa aveva trasformato il ricordo in mito e incanto. Decise di tornare al suo paese, dove aveva trascorso infanzia e adolescenza, dove il paesaggio familiare lo accoglieva con i suoi uliveti e le sue spiagge.
Aprì un piccolo ristorante nel centro del paese, dove non solo poteva servire piatti tradizionali con un tocco di innovazione e creatività ma anche pizze e panuozzi, panini e frittatine che preparavano le sue mani esperte, usando prodotti di prima qualità.
Ma aveva un segreto: ogni volta che preparava l’impasto, ci metteva un pizzico di amore e un sorriso perché era certo che…  “una pizza fatta con amore è una pizza fatta con il cuore”.
Francesco, ora per tutti “Mister Frank”, aveva trovato il suo posto nel mondo.
Il Sud gli dava e lui era felice di poter restituire qualcosa alla sua comunità, continuando a sentire il sole sulla pelle, simbolo di speranza, vita e amore, rinascita e luce.

Maria Mollo


‘A pizza

Tu che nun m’avaste mai
ca ‘u bene che mi daje.
‘A pizza è sentiment
l’ha tènere ‘a ment.
È comme ‘na puesia ca t’arricrìa,
commu ‘nu vasu datu ‘a n’ammuratu.
Ortolana e marinara,
margherita e cilentana,
bufala e pummarola
e le manca sulu ‘a parola.
‘A pizza è grande amore
pecchè… ‘a fa ‘u core!

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