Ogni anno,

da Natale a Capodanno,

a noi creativi,

e forse,

un tantino più istintivi,

tocca ormai la stessa sorte,

nonché puntual come la morte:

“il messaggio inoltrato”,

il cui arrivo è,

ahinoi,

scontato.

Il suo mittente,

sconosciuto o anche parente,

non ha idea di qual giorno tu sia nato,

giacché ciò che più gli importa,

è la certezza d’avertelo mandato…

Sperando sia visualizzato.

Eppure quell’annuncio un pochino dozzinale,

anziché arrecarmi gioia,

a me irrita,

e quasi mi fa sentire male:

per ricordarsi di qualcuno, rimane solo tal canale?

Ohibò.

Sapete che vi dirò?

Non v’è altro tasto a disposizione,

nel telecomando d’ogni singola emozione,

da poter sceglier di schiacciare,

poiché, a nostra volta,

schiacciati da una superficialità…

Fallimentare.



Bell’affare.

L’incapacità di esprimersi,

fa ormai tendenza

nazionalpopolare.



Perciò siori e siore,

nel silenzio di questo sterile rumore,

che ancor nutrite una dose di pazienza,

non ci resta che tornare,

al mero punto di partenza:

è il trionfo del banale,

che rimpiazza l’autenticità riposta,

ahimé,

in uno scaffale,

impolverata nella pigrizia del non conoscer,

senza i social,

l’arte del sapersi affrontare.

E così il famoso inoltrato,

(e mannaggia a chi quer giorno lo ha inventato),

spesso giunge in sella ad un meme un po’ barocco,

per sopperire ad un augurio di per sé così tarocco.

Sovente approda con l’animazione,

per dare un tocco in più

alla “singolar” celebrazione!

Se poi è inoltrato molte,

con più vittime coinvolte,

allora non v’è scampo:

trattasi di un ridicolo,

e patetico inciampo.

Che sia durante il pranzo natalizio,

o il prosit all’anno venturo,

sorbirci dobbiam tal supplizio:

un po’ di bon ton, almeno,

vi scongiuro!

Cari vassalli e valvassori,

che dei nostri smartphone

divenite fastidiosi invasori,

lasciate alla sottoscritta,

che v’illustri il perché dell’astio,

di tale “scritta”.

Il messaggio inoltrato,

senza ingegno,

né l’impegno

prima d’esser indirizzato,

è un copia incolla figlio di un’ipocrita attenzione,

per lavarsi la coscienza con un più economico sapone,

che sopperisce a quello dell’originalità,

con quell’essenza di rara,

ma primordial sincerità.



Eh sì.

Lo riconosci dalla sua incomparabile fragranza,

anche se più insolita,

purtroppo,

né è divenuta la sua usanza.

Emana un profumo esclusivo:

è il pensiero riservato a chi si vuol bene,

ed il cui movente è soltanto…

affettivo.

Per cui carissime madame e onorevoli messeri,

ivi sono a scriverlo,

implorandovi oggi,

più di ieri:

onde evitare spiacevoli fraintendimenti,

potreste non importunare chi,

come me,

desidera godersi in pace tali momenti?

Non pretendo,

e lo scrivo sorridendo,

che voi abbiate una barca da scrivere,

come De André confidava nel suo Hotel Supramonte,

ma,

se proprio v’appassiona quel messaggio condividere,

suvvia,

possibile non scorgiate un minimo d’inventiva…

all’orizzonte?

Buon Natale,

a chi lo rende un po’ speciale,

a chi si ricorda del nostro compleanno,

senza facebook,

e, quindi,

senza inganno.

Tanti auguri,

a chi tanti (o pochi) amanti ha,

In campagna ed in città,

come cantava la Carrà:

son magri auspici,

privi di spontaneità,

e la cui unica causale,

rimane la…

Festività.



Ma il mio augurio più sincero,

è che il mio messaggio,

vi giunga,

più che mai,

inoltrato per davvero…

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