La nuova campagna olearia 2026/2027 si avvicina mentre nei depositi resta una quantità elevata di prodotto della precedente stagione. Dalla Basilicata arriva l’allarme: oltre 1.500 tonnellate di olio sfuso ancora nei magazzini. Il rischio è che la crisi si trasferisca direttamente sugli olivicoltori.
ROMA – La raccolta delle olive si avvicina, ma l’olio della precedente campagna non è ancora uscito completamente dai magazzini. Per l’olivicoltura italiana l’autunno 2026 rischia così di aprirsi con un problema opposto rispetto a quello vissuto negli anni della scarsità: troppo prodotto ancora stoccato, prezzi sotto pressione e aziende che devono affrontare una nuova raccolta con costi elevati.
L’ultimo segnale arriva dalla Basilicata, dove risultano ancora presenti nei magazzini oltre 1.500 tonnellate di olio sfuso.
Circa 1.200 tonnellate si trovano in provincia di Potenza e oltre 300 in quella di Matera.
Un dato che preoccupa soprattutto perché la nuova campagna olearia è ormai alle porte.
Il problema non è soltanto quanto olio rimane nei magazzini
Le giacenze rappresentano capitale immobilizzato.
Se frantoi e imprese non riescono a vendere il prodotto della precedente campagna, diminuisce la liquidità disponibile per acquistare le olive che arriveranno con la nuova raccolta.
Ed è proprio questo uno dei rischi maggiori per gli agricoltori.
La pressione potrebbe infatti trasferirsi progressivamente lungo tutta la filiera, fino al prezzo riconosciuto ai produttori per le olive conferite.
In Italia oltre 233mila tonnellate di olio in giacenza
Il problema va ben oltre la Basilicata.
Secondo i dati disponibili riferiti al 31 luglio 2026, nei magazzini italiani risultavano complessivamente 233.377 tonnellate di oli, con un incremento del 43,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Particolarmente significativo è il dato dell’extravergine italiano.
Le giacenze di EVO prodotto in Italia hanno raggiunto 108.299 tonnellate, contro circa 45.200 tonnellate dell’anno precedente.
Significa un incremento superiore al 139%.
Una quantità importante di prodotto nazionale deve quindi trovare spazio sul mercato proprio mentre sta per arrivare l’olio della campagna 2026/2027.
Prezzi dell’olio: fortissime differenze tra i territori
Anche le ultime quotazioni ISMEA mostrano un mercato estremamente differenziato.
Alla produzione, l’extravergine presenta valori molto diversi a seconda dell’area geografica e della tipologia.
Le rilevazioni disponibili indicano, ad esempio, circa 4,55 euro al chilogrammo a Bari, 4,80 euro a Lecce e Brindisi, mentre a Palermo l’extravergine si colloca intorno a 6,90 euro al chilogrammo.
In altre aree italiane le quotazioni sono sensibilmente superiori, soprattutto per produzioni territoriali e certificate.
Non esiste quindi un unico “prezzo dell’olio italiano”: origine, qualità, certificazioni e mercato locale determinano differenze molto consistenti.
La nuova raccolta diventa decisiva
Ora gli occhi degli operatori sono rivolti agli oliveti.
La produzione della campagna 2026/2027 dipenderà dall’andamento delle prossime settimane, dalle temperature, dalle precipitazioni, dalla resa delle olive e dalla situazione fitosanitaria.
Ma c’è una certezza: il nuovo olio arriverà in un mercato che dispone già di scorte importanti.
Una produzione abbondante potrebbe aumentare ulteriormente la pressione sui prezzi all’origine se la domanda non riuscisse ad assorbire rapidamente il prodotto disponibile.
Agricoltori stretti tra prezzi e costi di produzione
Per gli olivicoltori il problema è particolarmente delicato.
Raccogliere le olive significa sostenere costi per manodopera, mezzi agricoli, trasporto e trasformazione nei frantoi.
Un eventuale ulteriore indebolimento dei prezzi potrebbe quindi ridurre significativamente i margini delle aziende, soprattutto di quelle di dimensioni più piccole e con sistemi di raccolta meno meccanizzati.
Il rischio è un paradosso: una maggiore disponibilità di olio non necessariamente significa una situazione migliore per chi lo produce.
E il prezzo al supermercato?
Resta poi una domanda che interessa direttamente i consumatori: se il prezzo dell’olio all’origine scende, diminuiranno anche i prezzi sugli scaffali?
Non necessariamente con la stessa velocità.
Tra il prezzo riconosciuto al produttore e quello della bottiglia acquistata dal consumatore intervengono infatti trasformazione, confezionamento, logistica, distribuzione e politiche commerciali.
Proprio per questo l’andamento della nuova campagna sarà importante non soltanto per il mondo agricolo.
Le prossime settimane diranno se l’Italia riuscirà ad assorbire le elevate giacenze prima dell’arrivo della nuova produzione o se la pressione sul mercato finirà per ricadere soprattutto sugli olivicoltori.
La campagna olearia 2026/2027, ancora prima di cominciare, si annuncia quindi come una delle più delicate degli ultimi anni.
Olio italiano, allarme alla vigilia della nuova raccolta: magazzini pieni e prezzi sotto pressione

