Riportiamo di seguito l’articolo pubblicato sul quotidiano La Nazione
Il commento di Mario Caligiuri sulla carriera del 18 agosto 2026 “Il Palio vive nel cuore delle persone e per questo rimane per sempre”.
Meno male che ci resta il Palio.
In un mondo sempre più imprevedibile, sconvolto da guerre, intelligenza artificiale e situazioni impensabili almeno un punto fermo rimane. Compresi i rinvii della Carriera per pioggia, la partenza quasi notturna e la caduta del fantino vincitore. Tutto imprevedibile, come la vita. Nella nostra società si stanno dissolvendo l’identità e la tradizione, considerate valori scaduti, vuoti a perdere, archeologie di epoche passate. Infatti, gli spettatori distratti ritengono i riti del Palio assurdi e fuori dal tempo. Forse occorre capire che Siena è un mondo a parte, paradossalmente quello più contemporaneo che ci sia perché le persone vivono a contatto con la realtà che diventa mito, mentre tutti gli altri siamo costretti a vivere in epoche assurde, disperate. In un mondo in affanno, Siena si pone agli antipodi, facendo rivivere quel Medioevo da cui è nata, storicamente, la modernità che è in noi. Il Palio oggi è un evento mondiale, conosciuto dovunque, ma non tutti ne comprendono la sfolgorante unicità. E pur con le inevitabili distorsioni economiche, non appartiene affatto alla logica del consumo perché chi ha una tradizione autentica, la rinnova anche in mezzo alle contraddizioni. Appunto per farla rimanere se stessa. Nella Città della Vergine si percepisce un’atmosfera unica al mondo, una musica nell’aria, un tripudio di colori che stupiscono e incantano, alimentati da quell’immaginario stupefacente rappresentato dall’araldica delle contrade. Questi sono giorni che rappresentano un antidoto alla dimenticanza, all’oblio, ai luoghi comuni perché chi vede il Palio lo porta negli occhi per sempre, anche se lo si rivede per l’ennesima volta, essendo unico. Nei convulsi novanta secondi della Corsa c’è l’illusione di dare un ordine al mondo, coltivando una grande bellezza che il popolo delle contrade difende tenacemente: tra loro ci sono accese e persistenti rivalità ma tutti insieme operano per coltivare l’illusione dell’eternità. Ed è proprio questa la sensazione che si avverte guardando le cene delle contrade, il palco dei cittini, i cortei che accompagnano il Cavallo e, a chi è benedetto dalla Sorte, il drappellone. Che quest’anno è stato conquistato dal Nicchio con Tittia che ha dominato dall’inizio alla fine, interpretando la strategia della pazienza.
E quando i contradaioli si inerpicano sul palco dei Capitani per impossessarsi del Cencio è come se si verificasse un assalto al Cielo.
Un assalto benedetto anche stavolta dalla Madonna dell’Assunta che osserva, imperturbabile e materna, la contesa dall’altura del Duomo, dove la spettacolare facciata è sormontata da un angelo con le ali nere, che è rappresentato da San Michele, il più vicino a Dio.
In una società in cui sono sempre di più quelli che non credono a niente, a Siena si continua a credere nelle contrade, confermando il vero mistero che soltanto qua esiste davvero.Perché il Palio vive nel cuore delle persone e quello che vive nel cuore rimane per sempre.

