“Nelle trasformazioni che stiamo attraversando la connettività non può più essere considerata una merce o un bene come un altro. Dalla qualità, dall’accessibilità e dalla sicurezza delle nostre comunicazioni dipendono il futuro industriale e sociale del Paese e il costo di beni e servizi, compresi quelli essenziali. Non abbiamo mai alzato muri commerciali e non dobbiamo iniziare certo adesso. Ma sugli investimenti pubblici, realizzati con le risorse dei contribuenti, devono esserci paletti chiari: l’obiettivo strategico deve essere quello di costruire anche i nostri campioni industriali nei settori cruciali. Questo significa avere il coraggio di accettare la sfida del mercato unico europeo, ma anche prevedere criteri premianti per chi contribuisce a far crescere insieme l’Italia e l’Europa, investendo in lavoro, ricerca e sviluppo nei nostri territori. Quando discutiamo di come impiegare le risorse pubbliche, oggi l’unica alternativa al ‘Buy European’ è il ‘sell out Italy’. Perché un Paese che perde il controllo delle proprie infrastrutture strategiche e dipende da servizi che non è in grado di produrre non rinuncia soltanto a una parte fondamentale della propria sovranità: rischia di svendersi pezzo dopo pezzo, pagando nel presente e nel futuro il prezzo di questa scelta”. Lo ha dichiarato Andrea Casu, deputato Pd e vicepresidente della Commissione Trasporti della Camera, intervenendo durante la nuova edizione di “Telecommunications of the Future – TLC, Satelliti, AI, Data Center e Cloud: gli asset per l’Italia digitale”, un evento del quotidiano KEY4BIZ.
Telecomunicazioni: Casu, “Connettività infrastruttura strategica, serve una politica industriale europea”

