Contro la violenza: un impegno che ci riguarda tutti

La violenza non è soltanto un fatto di cronaca. È una ferita collettiva, una crepa che attraversa famiglie, comunità, istituzioni e coscienze. È l’ombra che si posa su gesti quotidiani apparentemente innocui, sulle parole dette a mezza voce, sulle paure taciute per troppo tempo. Combatterla non significa solo denunciare ciò che accade, ma riconoscere ciò che ci attraversa, ciò che ci interpella, ciò che possiamo e dobbiamo cambiare.

Ogni giorno, donne, uomini, bambini diventano vittime di abusi fisici, psicologici, economici e digitali. La violenza non sceglie un volto, ma si appoggia dove trova silenzio, disattenzione, indifferenza. Eppure, in ogni storia di dolore c’è un filo che può essere spezzato: quello dell’isolamento. La prima arma contro la violenza è rompere il silenzio, creare attorno alle vittime un cerchio di ascolto e credibilità, affinché nessuno debba sentirsi colpevole per ciò che ha subito.

La violenza di genere è oggi una delle emergenze più gravi e più strutturate. Non nasce per caso, ma cresce su un terreno fertile: stereotipi, squilibri di potere, cultura del possesso, educazione emotiva negata. Per questo è necessario parlare, educare, formare. Perché la prevenzione non può essere una parola retorica, ma una responsabilità quotidiana: nelle scuole, nelle famiglie, nei media, nelle istituzioni.

Ma c’è anche un altro lato, fondamentale e spesso dimenticato: la forza delle persone che si rialzano. Le donne che ricominciano a vivere, gli uomini che imparano a riconoscere i propri errori, i ragazzi che comprendono il valore del rispetto, le comunità che non chiudono gli occhi. Sono queste storie di coraggio a ricordarci che la violenza non è un destino, ma un nemico che può essere sconfitto.

Ognuno di noi può fare la differenza: un gesto, una parola, una denuncia, un ascolto empatico. Perché la violenza non si combatte solo nei tribunali, ma nelle relazioni, nella cultura, nella società.

Non possiamo accettare una normalità che tollera il dolore. Non possiamo abituarci alle notizie che ogni giorno raccontano vite spezzate. Non possiamo restare fermi.

La violenza non è un fatto privato: è una responsabilità collettiva.

Per questo, porteremo questo messaggio anche nel nostro incontro presso la Camera dei Deputati, un momento di confronto istituzionale in cui ribadiremo che la tutela dei diritti, la protezione delle vittime e la prevenzione della violenza devono essere al centro dell’agenda politica nazionale.

Insieme presso la Camera dei Deputati, sarà un’occasione per unire voci, esperienze e proposte.
Per ricordare che combattere la violenza significa costruire un Paese più giusto, più sicuro, più umano.

Solo quando ogni persona sarà rispettata, ascoltata, protetta, potremo dire di vivere in una società davvero libera. Fino ad allora, continuiamo a parlare, a lottare, a costruire un mondo in cui la dignità non sia mai negoziabile e il coraggio non sia mai lasciato solo.


Da Luigia Aristodemo

Presidente Associazione DIRE DONNA OGGI Editore Associazione DIRE OGGI 2.0

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