ROMA – «Non destra-sinistra, ma popolo contro le élite». È questa la formula con cui Marco Rizzo sintetizza la sfida politica di Italia Domani, il nuovo progetto al centro della lunga intervista realizzata da Format Lab Academy.
Un confronto senza formule di circostanza, nel quale Rizzo affronta alcuni dei nodi più delicati della politica italiana e internazionale: il superamento degli schieramenti tradizionali, il possibile rapporto con Roberto Vannacci, il giudizio su Giorgia Meloni, la proposta di un’Italia neutrale, la NATO, la guerra in Ucraina, il futuro dell’Unione europea e la redistribuzione della ricchezza.
E sullo sfondo una domanda politica destinata ad accompagnare Italia Domani verso i prossimi appuntamenti elettorali: chi vuole rappresentare Marco Rizzo e con chi sarà disposto ad allearsi?
Italia Domani: «Un progetto per il futuro e per le nuove generazioni»
Rizzo parte dal significato della nuova formazione politica e dalla volontà di superare uno schema che considera ormai incapace di interpretare la società.
«Italia Domani è un progetto per il futuro, per le nuove generazioni. È l’idea della previsione di cosa accadrà per l’Italia».
Per Rizzo, dopo ottant’anni, la contrapposizione tra destra e sinistra non rappresenterebbe più la vera linea di frattura della società.
«Non possiamo continuare a vedere questa finta battaglia tra destra e sinistra. Non ha più senso».
Il progetto è quello di costruire un fronte capace di unire quello che definisce «il ceto medio che precipita» con la classe lavoratrice, contrapponendolo alle élite economiche e finanziarie.
Da qui la formula che diventa quasi il manifesto dell’intervista:
«Non destra-sinistra, ma popolo contro le élite».
Perché scegliere Italia Domani?
Ma per una nuova forza politica il problema non è soltanto definire la propria identità. C’è anche una questione di credibilità: perché un elettore dovrebbe scegliere Italia Domani anziché una delle formazioni antisistema già esistenti?
Rizzo risponde rivendicando innanzitutto la propria storia.
«Ho una mia coerenza, ho una mia conoscenza del meccanismo della politica».
Ricorda di avere iniziato a fare politica da ragazzo, di essere nato in un quartiere periferico di Torino e di essere diventato deputato a 34 anni.
Un percorso che oggi interpreta anche come una responsabilità nei confronti del Paese: restituire, attraverso l’impegno politico, parte delle opportunità ricevute durante la propria vita pubblica.
Rizzo e la sinistra: «Quella di oggi non mi rappresenta»
Il confronto entra poi nella storia personale e politica di Rizzo.
Cosa rimane oggi della sinistra nella quale è cresciuto?
La risposta segna una cesura molto netta con l’attuale centrosinistra:
«La sinistra attuale non mi rappresenta, non è la mia sinistra».
La sinistra alla quale continua a sentirsi legato è quella di Enrico Berlinguer, degli operai, delle fabbriche e della Torino industriale vissuta insieme al padre.
Rizzo contrappone quella cultura politica a una sinistra contemporanea che, a suo giudizio, avrebbe progressivamente spostato il proprio baricentro dalle questioni del lavoro e delle classi popolari ad altre battaglie.
È anche da questa distanza che nasce il tentativo di Italia Domani di rompere definitivamente lo schema politico tradizionale.
Vannacci, la porta non è più chiusa
Ed è proprio il superamento delle vecchie appartenenze a portare a uno dei passaggi politicamente più significativi dell’intervista: Roberto Vannacci può diventare un alleato?
Rizzo non esclude questa possibilità.
«Vannacci, se si schiera contro la guerra, è un buon alleato».
Per Rizzo bisognerà però comprendere quale strada Vannacci intenda percorrere e, soprattutto, se sia disposto a portare fino in fondo la propria battaglia politica.
«Sta occupando uno spazio politico importante», osserva.
Poi pone un confine preciso all’eventuale collaborazione:
«Se la vuole portare in fondo potrà trovare in noi alleati, non persone che confluiscono».
Una distinzione non secondaria: apertura al dialogo e alle alleanze, dunque, ma rivendicando l’autonomia di Italia Domani.
Meloni: «Brava, però molto tattica e poco strategica»
Il confronto arriva inevitabilmente a Giorgia Meloni.
Qual è la promessa più importante che la presidente del Consiglio non avrebbe mantenuto?
Rizzo parte da un riconoscimento delle capacità politiche della premier, ma immediatamente dopo individua quello che considera il suo limite.
«Giorgia Meloni è brava, però è molto tattica, poco strategica».
Secondo Rizzo, una volta arrivata al governo Meloni si sarebbe trovata all’interno di una serie di «gabbie» politiche e internazionali senza riuscire realmente a forzarle.
«Le cose importanti che ha detto in campagna elettorale non ha mai spinto davvero per realizzarle. Questo secondo me è un errore, anche suo».
È quindi una critica che non riguarda tanto la capacità di conquistare e mantenere il consenso quanto, nella lettura di Rizzo, la mancanza di una rottura strategica con gli equilibri esistenti.
L’Italia neutrale: il modello indicato da Rizzo
Uno dei punti più caratterizzanti della proposta di Rizzo riguarda la politica estera: un’Italia neutrale.
Il riferimento indicato è la Svizzera.
«La Svizzera è ricca perché è neutrale», sostiene Rizzo, che lega la proposta anche alla presenza sul territorio italiano di basi statunitensi e NATO.
Secondo la sua analisi, l’attuale collocazione militare esporrebbe l’Italia ai rischi derivanti da un’eventuale escalation internazionale.
Rizzo sostiene invece che la neutralità potrebbe offrire al Paese maggiori margini di autonomia politica e opportunità anche sul piano economico.
Durante l’intervista rilancia inoltre la raccolta firme promossa a sostegno dell’iniziativa.
Ucraina: «Bisogna arrivare in fretta alla pace»
È sulla guerra tra Russia e Ucraina che le posizioni diventano ancora più nette.
Rizzo propone una lettura fortemente critica del ruolo occidentale nel conflitto e sostiene che l’obiettivo prioritario debba essere interrompere l’escalation.
«Bisogna arrivare in fretta alla pace».
Ripercorrendo le diverse fasi della risposta occidentale — dalle sanzioni alle forniture di armamenti — Rizzo sostiene che le strategie adottate non abbiano determinato la conclusione della guerra.
Il timore espresso è quello di un coinvolgimento sempre maggiore dei Paesi europei.
«Tra un po’ ci saranno i ragazzi italiani che vanno a combattere. Ecco, io questo non lo vorrei vedere».
La ricostruzione delle origini e delle responsabilità del conflitto proposta da Rizzo rappresenta la sua posizione politica ed è oggetto di profonde divergenze nel dibattito internazionale. Il punto centrale della sua proposta rimane però la scelta della neutralità italiana come strumento per favorire una soluzione diplomatica.
Unione europea: «Questa UE deve essere battuta, disarticolata, cancellata»
Se sulla NATO Rizzo propone la neutralità, sull’attuale costruzione europea utilizza parole ancora più radicali.
Di fronte all’alternativa tra cambiare profondamente l’Unione o mettere in discussione la permanenza dell’Italia nell’attuale sistema europeo, non lascia spazio a interpretazioni:
«Questa Unione Europea deve essere battuta, disarticolata, cancellata».
Nel mirino finiscono soprattutto le politiche europee sulla guerra e alcuni dei principali protagonisti dell’attuale leadership continentale.
Rizzo considera estremamente pericolosa una politica di crescente contrapposizione militare con una potenza nucleare come la Russia e accusa i vertici europei di non voler riconoscere gli errori compiuti.
La sua non appare dunque come una richiesta di semplice correzione delle politiche comunitarie, ma come una contestazione dell’attuale architettura politica dell’Unione.
Banche e grandi società energetiche: «Devono pagare»
Dalla politica internazionale si passa alla questione sociale.
Se avesse la possibilità di approvare una sola misura per redistribuire la ricchezza, dove interverrebbe?
La risposta di Rizzo individua immediatamente due settori: banche e grandi società dell’energia.
Il leader di Italia Domani sostiene che gli elevati profitti registrati negli ultimi anni avrebbero dovuto produrre un contributo molto maggiore alla finanza pubblica.
Ed è su questo terreno che attacca contemporaneamente maggioranza e opposizione, accusandole di non avere inciso sufficientemente sugli extraprofitti.
La proposta è far contribuire maggiormente i grandi gruppi economici per destinare risorse alla classe lavoratrice e al ceto medio in difficoltà.
Germania e AfD: per Rizzo sta cambiando l’Europa
L’ultima parte del confronto guarda oltre i confini italiani.
La crescita di AfD in Germania viene interpretata da Rizzo come il segnale di un cambiamento più profondo del paradigma politico europeo.
Secondo la sua lettura, il consenso ottenuto dal partito tedesco non può essere spiegato semplicemente attraverso l’etichetta dell’estrema destra.
Rizzo lo collega al malcontento di una parte dell’elettorato per l’immigrazione, le difficoltà dell’industria, la politica internazionale e la guerra.
Anche in questo caso ritorna la tesi che attraversa tutta l’intervista: la contrapposizione politica del futuro non sarebbe più tra destra e sinistra, ma tra popolo ed élite.
La scommessa politica di Italia Domani
È questo, alla fine, il vero filo conduttore del lungo confronto realizzato da Format Lab Academy.
Marco Rizzo prova a costruire una formazione che conservi una parte della propria storia politica ma, contemporaneamente, rompa con le appartenenze che l’hanno definita.
Apre alla possibilità di alleanze considerate fino a poco tempo fa difficili, rivendica la neutralità dell’Italia, contesta l’attuale modello europeo e individua nella redistribuzione della ricchezza uno dei terreni centrali della propria proposta.
Resta ora la prova più difficile: capire se la formula «popolo contro élite» riuscirà a trasformarsi da messaggio politico in consenso elettorale.
Marco Rizzo a Format Lab Academy: «Italia Domani oltre destra e sinistra, popolo contro élite»

