L’ex ministro torna al centro del dibattito sulla tragedia del DC-9 Itavia. A Bologna il giudice si riserva la decisione sulla querela presentata da Daria Bonfietti. Intanto, a Roma, proseguono le indagini su una delle pagine più controverse della storia italiana. A quarantasei anni dalla strage di Ustica, la ricerca della verità continua a intrecciarsi con il confronto pubblico e giudiziario. Una vicenda che ha attraversato generazioni, lasciando interrogativi ancora aperti e alimentando interpretazioni differenti sulle cause della tragedia. Al centro dell’attenzione torna Carlo Giovanardi, già ministro della Repubblica, che da anni sostiene una ricostruzione del disastro del DC-9 Itavia diversa da quella della battaglia aerea. Il 22 ottobre, davanti al Tribunale di Bologna, si è svolta l’udienza relativa alla querela per diffamazione presentata nei suoi confronti da Daria Bonfietti, presidente dell’Associazione dei parenti delle vittime della strage di Ustica. La Procura, attraverso la pubblico ministero Anna Sessa, ha chiesto l’archiviazione del procedimento. Il legale di Bonfietti, Alessandro Gamberini, si è opposto, sostenendo che le dichiarazioni contestate avessero carattere diffamatorio e non rientrassero nell’esercizio del diritto di critica. La giudice per le indagini preliminari Maria Cristina Sarli si è riservata la decisione. Le ragioni di Giovanardi e il confronto sulle perizie La controversia nasce da un’intervista nella quale Giovanardi aveva contestato duramente le affermazioni di Bonfietti sulle cause del disastro, utilizzando nei suoi confronti un’espressione che ha dato origine alla querela. L’ex ministro sostiene da tempo che il velivolo possa essere precipitato in seguito all’esplosione di un ordigno collocato a bordo, richiamando documenti e valutazioni tecniche che ritiene significativi. Tra questi, le conclusioni del collegio peritale presieduto da Aurelio Misiti, che individuò nell’esplosione interna una possibile spiegazione della distruzione dell’aereo. Si tratta di una ricostruzione che si contrappone a quella della battaglia aerea, sostenuta da Bonfietti e richiamata in importanti pronunce giudiziarie. Il confronto tra le diverse interpretazioni resta complesso e non può essere ridotto a una contrapposizione personale. Le perizie tecniche, le risultanze processuali e gli sviluppi investigativi devono essere considerati nel loro insieme, distinguendo le ipotesi dalle conclusioni giudiziarie. Giovanardi, nel corso degli anni, ha continuato a sostenere pubblicamente le proprie argomentazioni, chiedendo che gli elementi a favore della sua ricostruzione non vengano esclusi dal dibattito. Il diritto di critica e i suoi limiti La vicenda giudiziaria di Bologna pone anche una questione più ampia: quale spazio deve essere riconosciuto alla libertà di critica quando il confronto riguarda fatti di grande interesse pubblico? In una democrazia, discutere le ricostruzioni storiche, contestare interpretazioni e sottoporre a verifica documenti e testimonianze rappresenta un esercizio fondamentale della libertà di espressione. Questo principio non elimina, naturalmente, il dovere di rispettare la dignità e la reputazione delle persone. Spetterà al giudice stabilire se le parole pronunciate da Giovanardi, valutate nel loro contesto, rientrino nei limiti consentiti dal diritto di critica. La richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura costituisce un passaggio significativo del procedimento, ma non equivale a una decisione definitiva. Al di là dell’esito giudiziario, resta un principio essenziale: le ricostruzioni controverse devono poter essere esaminate attraverso il confronto delle fonti, delle prove e delle argomentazioni, senza che il dibattito pubblico si trasformi in uno scontro personale. Ustica, le indagini proseguono a Roma Nel frattempo, un nuovo sviluppo interessa l’inchiesta sulla tragedia del 27 giugno 1980, quando il DC-9 Itavia, partito da Bologna e diretto a Palermo, precipitò nel Mar Tirreno causando la morte di tutte le 81 persone a bordo. Il 2 ottobre il giudice per le indagini preliminari di Roma, Livio Sabatini, ha disposto la restituzione degli atti alla Procura, dopo che il procuratore Francesco Lo Voi aveva revocato la precedente richiesta di archiviazione. La decisione è intervenuta alla luce di una comunicazione delle autorità francesi relativa alla disponibilità di documentazione riguardante la tragedia. L’ambasciata francese ha inoltre precisato di non essere a conoscenza di richieste di assistenza giudiziaria italiana ancora pendenti, dichiarandosi disponibile a eventuali ulteriori chiarimenti. La prosecuzione delle indagini non determina, di per sé, una nuova verità sulle cause del disastro. Offre però la possibilità di svolgere ulteriori approfondimenti e valutare gli elementi disponibili. Tra coloro che hanno sostenuto la necessità di non trascurare l’ipotesi dell’esplosione a bordo figura anche Giuliana Cavazza, presidente dell’Associazione per la verità sul disastro aereo di Ustica, che ha richiamato l’importanza di esaminare tutte le piste investigative ritenute meritevoli di approfondimento. Una verità che non può essere affidata alle contrapposizioni La strage di Ustica rimane una ferita nella storia italiana. Le differenti ricostruzioni, il lungo percorso giudiziario e le questioni ancora irrisolte impongono rigore e prudenza. Il contributo di Carlo Giovanardi al dibattito pubblico si colloca in questo contesto. Le sue tesi possono essere condivise o contestate, ma meritano di essere valutate nel merito, attraverso il confronto con gli atti e con le risultanze delle indagini. Allo stesso modo, non può essere dimenticato il lungo impegno dei familiari delle vittime, che continuano a chiedere risposte e giustizia. Non spetta al confronto mediatico sostituirsi alla magistratura, né attribuire responsabilità che non siano state accertate. Dopo quarantasei anni, la domanda fondamentale resta la stessa: che cosa accadde realmente quella sera nei cieli del Tirreno? La verità su Ustica non può essere il risultato di una contrapposizione tra persone o interpretazioni. Deve emergere dall’esame rigoroso delle prove, dal lavoro della magistratura e dalla disponibilità a verificare ogni elemento rilevante, senza pregiudizi. È questo il rispetto più grande che si deve alle 81 vittime e alle loro famiglie.

Da Luigia Aristodemo

Presidente Associazione DIRE DONNA OGGI Editore Associazione DIRE OGGI 2.0

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