
Il rapporto tra Troia e Roma, un viaggio tra storia, archeologia e mito, rievocato attraverso trecento reperti e racconti video realizzati con l’intelligenza artificiale. È quanto propone la mostra Troia e Roma. Miti, leggende, storie del Mediterraneo antico, allestita al Colosseo ed aperta al pubblico fino al prossimo 18 ottobre.
L’iniziativa scaturisce dall’accordo bilaterale siglato tra il Ministro della Cultura italiano, Alessandro Giuli, e il suo omologo turco, Mehmet Nuri Ersoy – seguito, lo scorso dicembre, dalla sottoscrizione di uno specifico documento tecnico – e costituisce “una delle esposizioni più importanti e grandi su Troia mai realizzate”, come dichiarato da Rüstem Aslan, direttore del sito archeologico di Troia Antica, nel corso della presentazione dell’evento. “Realizzarne un’altra di questa portata fuori dai confini turchi sarebbe difficile”, ha aggiunto Aslan. Non è però esclusa la possibilità di allestire una mostra analoga su Roma a Troia: “Ne avevamo accennato con Alfonsina Russo [Direttrice del Parco Archeologico del Colosseo fino al 2025, ndr].”
I reperti esposti provengono da Troia e da alcuni dei principali musei italiani e turchi. Diciannove musei della Turchia hanno messo a disposizione oltre 220 opere, di cui 50 mai proposte finora al pubblico italiano; oltre venti varcano inoltre per la prima volta i confini nazionali.
Ad introdurre il percorso, una replica del Cavallo di Troia, sintesi del dialogo tra le testimonianze archeologiche e i materiali che documentano la diffusione e la rielaborazione del mito di Enea fino alla fondazione di Roma.
“Il PArCo porta agli occhi del mondo la narrazione di un mito fondativo cruciale per la storia dell’umanità, restituendo al contempo le evidenze archeologiche di una civiltà generatrice”, ha dichiarato Simone Quilici, direttore del Parco archeologico del Colosseo. I romani “hanno deciso di essere discendenti dei troiani: hanno scelto di non essere greci ma nemmeno soltanto latini, significa che si sono proiettati in un’identità mediterranea”, ha aggiunto Alessio De Cristofaro, uno dei curatori dell’iniziativa.
Quattro le sezioni della mostra: la ricostruzione del sito di Troia, con una inedita panoramica sul mondo ittita e le diverse realtà culturali dell’Anatolia del III e II millennio a.C.; la Guerra di Troia, inizialmente rievocata dal punto di vista dei Troiani, fino all’avvio della diaspora con protagonista Enea; il viaggio di questi ricostruito attraverso le tradizioni letterarie e la documentazione archeologica; il mito di Romolo e la fondazione di Roma. Il tutto, ha spiegato De Cristofaro, arricchito “da racconti video che impiegano l’intelligenza artificiale, educata filologicamente in modo scientifico.”
“Oltre a illustrare con rigore scientifico i nudi fatti”, si legge in un contributo del ministro della Cultura Giuli, pubblicato nel catalogo della mostra, viene “valorizzato anche il pensiero mitistorico” nella “prospettiva di consapevole appartenenza a una comune civiltà mediterranea.”

