Riportiamo l’articolo pubblicato su il Tempo
Fratelli Musulami  non sono un’anomalia del mondo islamico contemporaneo, ma uno dei suoi attori più longevi e strutturati. Proprio per questo, negli ultimi anni, Paesi arabi ed  occidentali, ma anche africani e sudamericani, hanno scelto di metterli fuori legge, in ragione del carattere sovversivo della loro agenda politico-ideologicache costituisce  una minaccia soprattutto per i paesi democratici. Il progetto dei Fratelli Musulmani beneficia infatti delle libertà garantite dallo Stato laico e di diritto, a cominciare da quella religiosa, ma senza davvero rispettare la sovranità del nostro ordinamento civile. L’obiettivo è piuttosto quello di penetrare il sistema per trasformarlo progressivamente dall’interno, con la meta da raggiungere che corrisponde all’implementazione  della legge islamica (sharia), ottenuta per gradi e senza ricorrere allo violenza. Per conquistare l’Occidente come  spiegava il principale leader dei Fratelli Musulmani dei tempi moderni, lo Sheikh egiziano Yusufal-Qaradawy, legato a Qatar e Turchia non occorre il jihad armato, con la “spada” ma è sufficiente  quello della “parola”, attraverso predicazione e proselitismo. A tal fine, i Fratelli Musulmani si avvalgono di una rete transnazionale opaca e multiforme, composta da  associazioni, organizzazioni non-governative, centri culturali, moschee e fondazioni finanziarie. Ognuna di queste opera come nodo della rete, penetrando élite, istituzioni e la società civile. La loro influenza si estende alle università, ai circuiti accademici, ai partiti politici e ai media. Una simile architettura rende il movimento resiliente, mimetico e difficile da contrastare con i soli strumenti giuridici tradizionali. L’esito concreto è l’edificazione di uno <<Stato islamico nello Stato>> che regna su   comunità musulmane parallele, le quali si autoregolano secondo la sharia restando impermeabili ai valori costituzionali. Di ciò esistono già esempi conclamati come quello dell’Inghilterra e della Francia non si tratta di integrazione fallita, ma di separazione programmata. E su queste esperienze concrete , non su valutazioni astratte, che si fonda la decisione di mettere al bando i Fratelli Musulmani. Pertanto, il tema non può più essere eluso o ridotto a una questione di sensibilità culturale. In  una valutazione di sicurezza nazionale e di compatibilità con l’ordinamento giuridico delle democrazie occidenta. Perché l’Italia continua a non affrontare la questione con la stessa lucidità e lo stesso coraggio di altri Paesi?. Rinviare ogni decisione non è prudenza, ma rifiuto di guardare alla terribile realtà che si è venuta a creare anche in territorio italiano e di trarne le dovute conseguenze

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