Dalle fiaccolate davanti alle ambasciate al contrasto alla radicalizzazione islamista e alla difesa delle donne afgane
L’attivismo internazionale
Negli anni Duemila, quando il tema dei diritti delle donne nei Paesi arabi faticava ancora a trovare spazio nel dibattito pubblico italiano, Souad Sbai emerge come una voce autorevole nella difesa dei diritti delle donne. Giornalista e attivista marocchina, presiedeva l’Associazione delle Donne Marocchine in Italia (ACMID), impegnata a tutelare le donne arabe migranti e a denunciare violazioni dei diritti fondamentali.
Tra le sue prime azioni pubbliche si ricorda la manifestazione del 2005 davanti all’Ambasciata dell’Arabia Saudita a Roma, organizzata con Nessuno Tocchi Caino, per protestare contro la condanna a morte di Majda Mustapha Mahir, donna marocchina detenuta nel regno saudita. Sbai si presentò come una donna araba che denunciava pubblicamente le distorsioni di sistemi giuridici fondati su interpretazioni rigide e punitive della religione.
Parte civile nei processi per le donne vittime di violenza
Sbai si è distinta anche in Italia come parte civile in processi per donne vittime di omicidio, opponendosi alle riduzioni di pena legate a interpretazioni culturali o religiose. Tra i casi principali:
Hina Salem, uccisa dal padre, per cui Sbai ha richiesto che il crimine fosse giudicato secondo la legge italiana.
Sana Dafali, uccisa dal padre, e Rachida Radi e altre, uccise dai rispettivi mariti o familiari, casi in cui Sbai ha sfidato la tendenza a ridurre le pene basandosi su presunte “ragioni d’onore”, che potevano dimezzare l’ergastolo a 14 anni.
In tutti questi casi, l’ACMID, presieduta da Sbai, è un punto di riferimento per tutte le donne immigrate e musulmane, offrendo supporto legale, sociale e culturale.
Questa attività ha contribuito a rafforzare la tutela delle vittime e l’applicazione corretta della legge italiana, indipendentemente dal contesto culturale dell’autore del reato.
Attualità: lotta alla radicalizzazione, Fratelli Musulmani e donne afgane
Oggi, Souad Sbai continua il suo impegno con l’ACMID, che resta attiva nella difesa dei diritti delle donne in Italia e nel mondo. La sua azione si è estesa al contrasto della radicalizzazione islamista, ed è tra i promotori della proposta di mettere fuori legge i Fratelli Musulmani in Italia, unica realtà che fa opposizione alla Fratellanza musulmana nel Paese.
Un’altra importante battaglia riguarda la situazione drammatica delle donne afgane, private di diritti fondamentali dai regimi talebani e da discriminazioni sistematiche. Sbai porta costantemente all’attenzione dell’opinione pubblica italiana e internazionale le difficoltà delle donne in Afghanistan, promuovendo iniziative di sensibilizzazione e sostegno.
Ha inoltre scritto saggi e articoli di approfondimento sui rischi del fondamentalismo religioso e sull’impatto della Fratellanza islamista sulle comunità arabe e musulmane in Occidente, promuovendo un dialogo interculturale critico e consapevole.
Eredità e modello per il futuro
L’esperienza di Sbai mostra come attivismo civile, partecipazione diretta ai processi e pressione culturale e mediatica possano fare la differenza. Le manifestazioni davanti alle ambasciate, il lavoro nei tribunali e le battaglie culturali costituiscono un percorso coerente, volto a garantire giustizia, uguaglianza e sicurezza per le donne, oggi come ieri.

