Docufilm “Aemilia”: l’avvocato Pagliani contro RAI e Fidelio Srl. Una battaglia per la verità giudiziaria



Una storia di giustizia, immagine pubblica e responsabilità mediatica torna oggi al centro del dibattito: quella dell’avvocato Giuseppe Pagliani, consigliere comunale di Scandiano e figura politica di Forza Italia, che ha diffidato la RAI e la casa di produzione Fidelio Srl chiedendo la rimozione del docufilm-fiction Processo Aemilia dalle piattaforme on-demand. L’iniziativa è accompagnata da una richiesta di risarcimento danni di 250mila euro.

Al centro della contestazione c’è la rappresentazione della sua vicenda personale all’interno del film. Pagliani, assolto in via definitiva dopo anni di procedimenti e sofferenze, ritiene che l’opera abbia veicolato una versione fuorviante dei fatti, lasciando intendere un legame con la ‘ndrangheta e riducendo la notizia della sua assoluzione a un breve passaggio nei titoli di coda.
Una scelta che, a suo giudizio, «lede la dignità di chi è stato riconosciuto innocente» e rischia di distorcere la memoria collettiva di una delle inchieste più complesse del Nord Italia.

La storia giudiziaria di Pagliani è nota: arrestato nel 2015 con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, trascorse tre settimane in carcere prima del rilascio. Dopo un percorso processuale lungo e articolato – assoluzione in primo grado, condanna in appello e successiva assoluzione definitiva – la Cassazione mise la parola fine sulla vicenda, respingendo ogni accusa.
Oggi l’avvocato chiede che quella verità giudiziaria sia rispettata anche nella narrazione audiovisiva, in nome di una corretta informazione pubblica e di una cultura mediatica capace di distinguere tra racconto e realtà.

Attraverso i suoi legali, Gianluca Dallari e Valentina Cavani, Pagliani ha chiesto che la RAI e Fidelio Srl riconoscano l’errore e ritirino il prodotto dal circuito digitale. Una vicenda che riapre il tema del confine tra libertà artistica e responsabilità informativa: quanto un’opera di docufiction può spingersi nel rappresentare fatti giudiziari reali senza alterarne il significato?

Dire News Oggi continuerà a seguire la questione, perché ogni volta che un prodotto culturale rielabora la giustizia, si pone la stessa domanda: fino a che punto il racconto può tradire la verità?


Da Luigia Aristodemo

Presidente Associazione DIRE DONNA OGGI Editore Associazione DIRE OGGI 2.0

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