Appello all’Unità per la Legalità e la Sicurezza Costituzionale
Il Coordinamento Nazionale Dirigenti Penitenziari, in merito ad alcune recenti comunicazioni sindacali che tendono a marginalizzare la figura del Direttore in tema di impiego del personale soprattutto della polizia penitenziaria, ritenendo superfluo polemizzare al riguardo, lasciando invece al giudizio degli operatori superstiti che per davvero operino all’interno delle carceri ogni pagella, essendo giusto che tutti debbano essere sempre valutati allorquando svolgano una funzione di rilevanza pubblica, pone, al contrario, una questione di COERENZA e TRASPARENZA INSIEME: Noi vogliamo il ritorno della Polizia Penitenziaria all’interno del mondo del carcere reale. 🏛️ La Costituzione come unica guida L’Articolo 27 della Costituzione non è un ideale astratto, ma un obbligo giuridico e operativo insieme. Non può esserci rieducazione senza sicurezza, e non può esserci sicurezza senza la presenza costante e professionale della Polizia Penitenziaria nei reparti. Oggi, però, questo mandato è tradito da una gestione che privilegia la vuota l’immagine ed ingrassa l’apparato centrale rispetto alla realtà quotidiana degli istituti che si contorcono a causa della penuria degli organici. 🤝 Appello a tutti i Sindacati della Polizia Penitenziaria Non serve cercare “nemici” tra chi gestisce l’emergenza in prima linea. Rivolgiamo un appello a tutte le Organizzazioni Sindacali del Corpo: uniamo gli intenti. Il vero problema non è il poliziotto che supporta temporaneamente un ufficio amministrativo svuotato dalla fuga dei contabili sottopagati: il vero problema è l’emorragia di risorse verso il centro. Se per davvero le OO.SS. della polizia penitenziaria hanno a cuore il benessere delle donne e degli uomini del Corpo, insieme a Noi devono pretendere: • Lo svuotamento dei distacchi ingiustificati: Centinaia di poliziotti penitenziari devono rientrare dal DAP, dai Provveditorati e dai troppi uffici centrali per tornare a presidiare il luogo naturale delle criticità e del recupero che valorizzi il loro lavoro: il carcere. • Fine della visione “muscolare” e dei corpi speciali: La sicurezza reale si fa nelle sezioni, con la conoscenza del detenuto e la presenza fisica, non alimentando reparti d’intervento o specialità che sottraggono personale al compito primario previsto dall’Art. 5 della Legge 395/90 e consumano risorse finanziarie sottratte ai bisogni primari (trattamenti di missione, utilizzo di mezzi speciali, attrezzature assolutamente inadeguate per i conflitti “dentro” le mura di un carcere, dove ci si tocca gomito a gomito tra detenuti e personale a causa del sovraffollamento detentivo). • Dignità al comparto civile: Senza funzionari contabili ed educatori adeguatamente retribuiti, esperti informatici, assistenti amministrativi e FOR, mediatori, psicologi, il Direttore è costretto a chiedere e ricevere aiuto alla Polizia per compiti che non si accontano della buona volontà, ma richiedono competenze specifiche. Questa è una sconfitta per tutti. 🚩 Una responsabilità condivisa I Direttori spesso si oppongono ai distacchi con pareri negativi, che vengono però sistematicamente ignorati dai vertici amministrativi, dove si è andato a formare un ministero dentro il ministero: gemmazione di uffici, sterilità dell’azione amministrativa. Chiediamo ai sindacati di non assecondare questa “nonchalance” burocratica che svuota le carceri. Invitiamo, perciò, i sindacati, tutti, a una battaglia comune: riportiamo il personale nel carcere. Solo così potremo garantire la dignità del lavoro del Corpo e assicurare alla società che chi esca da un istituto di pena sia una persona migliore, e non un individuo più violento e/o disorientato. Per il rispetto della Costituzione. Per la dignità di chi lavora in sezione. Il Vicecoordinatore Nazionale Dr. Enrico Farina Il Coordinatore Nazionale Dr. Enrico Sbriglia

