L’ESIGENZA DI UN CONFRONTO TRA IL DAP, IL COMMISSARIO STRAORDINARIO DEL PIANO CARCERI E LE OO.SS. DELLA DIRIGENZA PENITENZIARIA, PER AFFRONTARE IN MODO CREDIBILE LE CRITICITA’ CARCERARIE

Agli inizi di luglio avevamo lanciato un ennesimo alert; è trascorso il mese e la situazione all’interno delle carceri italiane è continuata a peggiorare: troppi i lustri ormai trascorsi di un vuoto politico-amministrativo caratterizzato dai soli annunci: se soltanto si fossero accolte al tempo debito le richieste d’intervento esortate dai direttori penitenziari, tante criticità strutturali sarebbero potute essere affrontate in termini di ordinaria manutenzione degli immobili e delle aree destinate al sistema penitenziario ora, inevitabilmente, divenuto di straordinaria manutenzione, con costi decuplicati per i contribuenti ed con il rischio di opacità diffuse.
Quanto accaduto nelle carceri di Firenze – Sollicciano (un sequestro giudiziario, firmato dal Gip di Firenze, che ha interessato ben 7 sezioni del malandato istituto, per le orribili condizioni detentive, non più tollerabili), oppure a Bologna, carcere della Dozza (mancanza di acqua in estate e proteste dei detenuti che hanno appiccato il fuoco), sono le punte di un iceberg nascosto di inefficienze e incompetenze avvinghiate tra di loro e che offrono l’immagine deprimente di un sistema piegato su sé stesso.
Com’è noto, l’amministrazione penitenziaria continua ad essere “governata” al vertice da Magistrati, seppure si rileva la rimonta sospetta di quella dirigenza della polizia penitenziaria più vicina ad essi, seppure quest’ultima non appare, francamente, interessata ad affrontare puntualmente e quotidianamente tutto quel di complesso, e non poche volte orrendo, accade all’interno delle carceri, bensì si sente proiettata verso il “fuori” dai perimetri carcerari, al punto di essere percepita, da quanti continuano ad operare all’interno delle carceri, come una sorta di “Corpo” estraneo.
La fuga dalle carceri di quelli che avrebbero dovuto stare a fianco dei direttori, non risolverà evidentemente i problemi del mondo penitenziario che neanche le stesse istituzioni conoscono per davvero, idem gli organi dell’informazione, anzi li aggraverà, perché le carceri e l’esecuzione penale non si governano con la “Security” che guarda da lontano o che invia le “truppe speciali” per il contenimento della rabbia della popolazione detenuta, ma con strategie multidisciplinari che sappiano fare “Safe”, con efficacia e ragionevolezza: altra cosa insomma, rispetto a evocazioni muscolari e da stato d’assedio, quello stile “CECOT”, che tanto entusiasma pericolosamente alcuni, richiamando il carcere di massima sicurezza di Tecoluca, nello Stato di El Salvador…
Questa Sigla, però, che è nata “per rompere gli schemi” al fine, evocando “F.M. Marinetti”, di andare oltre a quella che appare una sosta forzata, continuerà, senza indugio, a sostenere una visione alternativa della funzione carceraria, che valorizzi per davvero tutto il personale penitenziario, al quale rinnova l’appello all’unità degli intenti, perché mai come oggi ha l’obbligo morale di perseguire le finalità della nostra Costituzione e dello Stato di diritto in tema di pene.
Anche per i suddetti motivi, con soddisfazione, annunciamo la nomina del Dr. Arch. Giovanni REMPICCIA quale Consigliere Nazionale del Coordinamento della dirigenza penitenziaria della FSI-USAE, con il mandato di occuparsi, principalmente, sul piano sindacale, delle tematiche trascurate e abbandonate della SICUREZZA DEI LUOGHI DI LAVORO E DELLA VIGILANZA SINDACALE DA ESERCITARE SU OGNI STRUTTURA PENITENZIARIA, PURE ALLO SCOPO DI SUPPORTARE ED ISPIRARE L’AZIONE DEI DIRETTORI PENITENZIARI, che continuano a sentirsi soli di fronte ad un panorama strutturale ed architettonico da brividi.
Il dr. Architetto REMPICCIA, che è anche direttore della Casa Circondariale di Vercelli, ha già mostrato sul campo quanto siano importanti le sue competenze professionali.
Già da qualche tempo svolge le sue funzioni di Capo d’istituto in una realtà carceraria difficile, che era ben nota al DAP per le ricorrenti vicissitudini e per le antiche deficienze strutturali denunciate nel tempo: palude penitenziaria in mezzo alle risaie, ove la si volesse raffigurare con un disegno.
E’ la prima volta assoluta che un sindacato della dirigenza penitenziaria affida ad un architetto che è pure direttore una incombenza così importante; il nostro dirigente sindacale avrà il compito di suggerire al sindacato soluzioni concrete, cantierabili, percorribili, che la Sigla riporterà sul piano del necessario confronto con la parte pubblica.
Non vogliamo, infatti, che i 187 direttori responsabili delle carceri si trovino soli al cospetto di un MIT che non conosce la realtà penitenziaria, nonché di un DAP “maestro” nell’arte del rimando, e con un Commissario Straordinario che non ascolta quanti poi dovranno dirigere le strutture penitenziarie che si intendono realizzare e/o riqualificare.
Siamo stanchi di vedere il personale operare in condizioni di lavoro impossibili, sempre più esposto a maggiori rischi professionali che ricadono per le conseguenze anche morali verso la generalità dei direttori d’istituto, imputando di fatto ad essi responsabilità improprie, invece che verso i più alti livelli decisionali.
Spesso, chi dovrebbe rappresentare il vero preferisce non disturbare la politica e i decisori governativi, evitando di renderli edotti delle gravissime condizioni in cui versano le nostre carceri; criticità analoghe, tra l’altro, possono presentarsi pure in altri ambiti dell’esecuzione penale, ad esempio quella esterna, ed in altri contesti penitenziari.
Anche per questo, la nostra sigla formalizzerà una richiesta d’incontro con il Commissario straordinario per l’edilizia penitenziaria, in quanto si intende conoscere lo stato reale delle cose e quale sia l’effettivo cronoprogramma degli interventi e delle scadenze, al di là delle comunicazioni formali o di rito.
Questa sigla sindacale afferma di avere il diritto a conoscere e contribuire sul piano delle relazioni industriali, perché si tratta di temi essenziali che attengono il mondo del lavoro penitenziario e, soprattutto intende sapere quali misure strutturali, organizzative, di rimpinguamento degli organici si intendano promuovere nel prossimo triennio, per fare fronte ad una emergenza che è un fiume in piena e che sembra non trovare soluzioni di sorta, posto che mentre dei nuovi padiglioni detentivi annunciati da anni, ancor prima del piano carceri, non si scorge lo skyline all’orizzonte, ogni giorno, al contrario, si spalancano i pesanti cancelli per i detenuti “nuovi giunti”.
In particolare, si vorrà sapere cosa si intenda fare per migliorare i luoghi di lavoro, affinché il personale operi per davvero in sicurezza, e se si sia considerata l’esigenza di aumentare significativamente la capienza dei locali per i detenuti in regime di semilibertà e/o al lavoro all’esterno, in quanto assistiamo al paradosso che nelle sezioni semiliberi mancano i posti letto e questa circostanza può rischiare perfino di demotivare la richiesta o la proposta di fruizione di tali necessarie misure di svuotamento delle sezioni detentive ordinarie, ponendosi pure in contrasto con quelli che sembrano essere gli intendimenti governativi per svuotare le carceri.
C’è poi tutto il capitolo inesplorato degli alloggi collettivi per il personale (un tempo indicate come “caserme”) e degli alloggi di servizio, non poche volte indegni e inadeguati, o del tutto assenti, destinati per norma ai direttori ed ai comandanti, ma che andrebbero assicurati anche alle figure contabili, ad esempio quelle che gestiscono la “cassa”, e pensate anche per gli altri profili professionali, in particolare per i responsabili dell’area pedagogica, in quanto una loro presenza di prossimità aiuterebbe non poco in caso di improvvise criticità. Gli alloggi andrebbero sempre realizzati “fuori” dalla cinta penitenziaria, seppure in prossimità degli istituti, per non imprigionare oltre che i funzionari pure le loro famiglie.
Sembrano cose ovvie, eppure per tante realtà dove gli alloggi sono vuoti, malmessi e abbandonati, era proprio così. Anche gli stessi nuclei familiari di quanti avevano diritto all’alloggio di servizio erano sostanzialmente “incarcerati”. Il Capo del DAP, De Michele, avrà parlato anche di queste tematiche al Commissario Marco Doglio ? noi non se siamo stati informati, e per questo auspichiamo una interlocuzione dovuta e diretta con il Commissario Straordinario.
Nel mentre, confidiamo che la Premier Meloni ed il Ministro Nordio, insieme al Viceministro Sisto e i Sottosegretari Ostellari e Balboni considerino seriamente l’aiuto, concreto e diffuso sul territorio nazionale, che siamo in grado di fornire con competenza e rigore professionale.
Auguri Architetto REMPICCIA, ma anche giurista, ti aspetta un lavoro duro ma necessario, i cui risultati saranno utili per tutta la Comunità Penitenziaria.

Enrico Sbriglia
Coordinatore Nazionale della Dirigenza Penitenziaria
FSI-USAE

e.sbriglia@fsi-usae.it

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