Cresce la preoccupazione tra le società che gestiscono i monopattini elettrici in sharing dopo i primi episodi di furto dei contrassegni identificativi installati sui mezzi. Un fenomeno che rischia di creare problemi operativi agli operatori e complicazioni per gli utenti che utilizzano quotidianamente i servizi di micromobilità nelle grandi città.
L’introduzione delle nuove regole previste dal Codice della Strada ha reso obbligatoria l’identificazione dei monopattini attraverso un apposito contrassegno. L’obiettivo della norma è aumentare la sicurezza e rendere più semplice individuare eventuali responsabili di infrazioni o comportamenti scorretti. Tuttavia, proprio la presenza della targa ha aperto un nuovo fronte: quello dei furti e delle manomissioni.
Secondo gli operatori del settore, la sottrazione delle targhe può comportare l’immediata sospensione del veicolo dal servizio fino alla sostituzione del contrassegno. Questo significa meno mezzi disponibili per gli utenti e costi aggiuntivi per le aziende, chiamate a ripristinare rapidamente la regolarità del parco circolante.
Le associazioni della micromobilità sottolineano come i monopattini in sharing siano già dotati di sistemi di geolocalizzazione e monitoraggio in tempo reale, strumenti che consentono di conoscere posizione e utilizzo del mezzo in qualsiasi momento. Per questo motivo il furto delle targhe viene considerato un gesto vandalico che non elimina la possibilità di identificare il veicolo, ma genera soltanto disservizi e spese.
La questione si inserisce nel più ampio dibattito sulle nuove norme che riguardano la micromobilità. Dopo l’introduzione dell’obbligo del casco, sono entrati in vigore i contrassegni identificativi e sono previsti ulteriori adempimenti relativi alla copertura assicurativa. Le sanzioni per chi circola senza i requisiti previsti possono arrivare a diverse centinaia di euro.
Gli operatori chiedono ora misure che rendano più difficile la rimozione dei contrassegni e un confronto con le istituzioni per evitare che il fenomeno possa compromettere il funzionamento di un servizio sempre più utilizzato per gli spostamenti urbani.
Nel frattempo, le amministrazioni locali e le forze dell’ordine monitorano la situazione, mentre il settore della mobilità condivisa guarda con attenzione agli sviluppi di una normativa che punta a migliorare sicurezza e responsabilità degli utenti senza penalizzare un comparto in continua crescita.

