Ho rassegnato, con effetto immediato, le dimissioni dall’incarico di Coordinatore nazionale di Democrazia Sovrana Popolare. Non abbandono una battaglia. Non rinuncio alle mie idee. Non faccio un passo indietro. Scelgo di andare avanti senza ambiguità, compromessi e zavorre. Un leader non resta aggrappato a una sigla quando il progetto originario viene modificato e svuotato. Un leader ha il dovere di dire la verità, anche quando costa. Non è più possibile proseguire un percorso comune con chi ha assunto posizioni ambigue sulla globalizzazione liberista, sull’immigrazione incontrollata, sulla sicurezza e sul ruolo dei lavoratori delle Forze dell’Ordine. Su questi temi non servono formule di convenienza. Serve chiarezza. L’Africa deve essere libera, sovrana e governata dagli africani, non sfruttata dalle potenze straniere, dalle multinazionali e dagli interessi predatori. Ma l’Italia ha il diritto e il dovere di proteggere i propri cittadini. A subire le conseguenze dell’immigrazione senza regole e dell’insicurezza non sono le élite che vivono nei quartieri protetti. Sono i lavoratori, gli anziani, le donne, i bambini e le famiglie delle periferie. Difendere i più deboli non è di destra. È giustizia sociale. So che affrontare questi temi significa essere etichettati. Non mi interessa. Io non ragiono secondo le etichette imposte dal sistema. Ragiono secondo la realtà. Oggi il vero conflitto è tra popolo ed élite, tra sovranità e globalizzazione, tra lavoro e speculazione, tra chi vuole difendere l’Italia e chi intende consegnarla a interessi esterni. Non mi impressionano piccoli numeri riuniti senza un’autentica legittimità politica. La storia non la fanno le manovre interne. La storia la fanno le idee, il coraggio e la capacità di indicare una direzione. La mia direzione è chiara: impedire il declino dell’Italia. Serve un’Italia sovrana, libera, sicura e socialmente giusta. Un’Italia che difenda il lavoro, i salari, la produzione nazionale, la sicurezza, l’identità del nostro popolo e la pace. Un’Italia non subordinata a Bruxelles, alla NATO, alla finanza internazionale e alle mode ideologiche del momento. Non lascio il campo. Ricomincio dalla coerenza. Ricomincio con chi non vuole piegarsi, con chi non accetta compromessi al ribasso, con chi vuole restituire dignità e sovranità alla nostra Nazione. Non per salvare una sigla. Non per difendere una posizione. Non per conservare una poltrona. Ma per costruire una vera alternativa popolare e nazionale. Serve un’Italia del futuro. Serve l’Italia del Domani. Marco Rizzo

