La Pubblica Amministrazione italiana si trova oggi al centro di una trasformazione profonda, tra digitalizzazione, carenza di personale e nuove sfide legate all’intelligenza artificiale. Mentre si parla di “valorizzazione del capitale umano” e di ricambio generazionale, resta forte la percezione di una PA appesantita, poco attrattiva per i giovani e distante dagli standard europei, sia in termini di stipendi che di investimenti.
In questo scenario, la FSI-USAE – Federazione Sindacati Indipendenti – Unione Sindacati Autonomi Europei, si fa portavoce delle istanze dei lavoratori del comparto delle Funzioni Centrali, promuovendo una visione che mette al centro la dignità del lavoro pubblico, la formazione continua e l’equilibrio tra innovazione e tutela del fattore umano.
Ne parliamo con Paola Saraceni, Segretaria Nazionale FSI-USAE, che ci offre una riflessione approfondita sul futuro del pubblico impiego, sulle riforme necessarie per valorizzare davvero il personale e su come rendere la Pubblica Amministrazione nuovamente attrattiva e competitiva per le nuove generazioni.
Nel comparto delle Funzioni Centrali si parla spesso di “valorizzazione del personale”, ma la percezione diffusa è ancora quella di una Pubblica Amministrazione appesantita e poco motivante. Quali riforme o azioni sindacali concrete servirebbero davvero per invertire questa tendenza?
La valorizzazione del personale rappresenta sicuramente un investimento cruciale per la PA, considerato che il Capitale Umano costituisce il suo patrimonio fondamentale.
Detta valorizzazione, come ha più volte richiesto questo Sindacato, deve passare per una rinnovata attenzione rivolta al fattore umano, tradotta nella esigenza di assunzioni massive, indirizzate a giovani fortemente motivati ed adeguatamente preparati; nella riqualificazione del personale attualmente in servizio, da perseguire attraverso percorsi formativi mirati; nell’adeguamento dei livelli stipendiali alle funzioni realmente svolte, funzioni chiare e definite, senza sovrapposizioni, frammentazioni dispersive o duplicazioni inutili. Rispetto ai paesi più industrializzati della UE gli stipendi della P.A. centrale che si possono più facilmente paragonare all’Italia sono nettamente inferiori e scontano
distanze anche del 30%. L’azione sindacale dovrà quindi continuare a muoversi, come sta facendo da anni, sulle direttrici indicate, per sollecitare: assunzioni mirate, specialmente presso quelle amministrazioni in forte deficit di organico, percorsi formativi, di ingresso e permanenti, incrementi stipendiali, in modo da adeguarli agli standard europei e al crescente costo della vita.
La digitalizzazione e l’introduzione dell’intelligenza artificiale stanno cambiando il volto del lavoro pubblico. Come può il sindacato guidare questa transizione evitando che l’innovazione diventi sinonimo di tagli o di perdita di competenze umane?
È indubbio che la digitalizzazione della PA stia favorendo la sua velocizzazione, aumentandone l’efficienza e la produttività.
Si tratta di un processo epocale, che ha vissuto, ed in parte vive ancora, una evoluzione difforme all’interno delle diverse Amministrazioni e nelle diverse aree del Paese.
Il processo in esame ha incontrato agli inizi non poche resistenze da parte dei pubblici dipendenti meno giovani, a causa delle indubbie difficoltà incontrate nell’assimilare modalità lavorative completamente nuove; difficoltà sicuramente più attenuate, se non assenti del tutto, nei rappresentanti della generazione, appunto, digitale.
Le competenze che vengono richieste oggi per entrare nelle PA non possono più prescindere da quelle digitali, praticamente per ogni profilo.
Rimane essenziale che all’atto della selezione del personale, vengano valutate le attitudini possedute in questo settore, al fine di garantire prestazioni lavorative in grado di governare le nuove tecnologie, l’intelligenza artificiale in primis, e non di esserne viceversa manipolati.
Su questo, il sindacato vigila e vigilerà con estrema attenzione, attraverso la richiesta e la promozione di percorsi formativi, sia di alfabetizzazione informatica che di livello più avanzato...
Molti lavoratori delle Funzioni Centrali lamentano una distanza crescente tra centro e periferia amministrativa. In che modo la FSI-USAE può contribuire a ristabilire un equilibrio efficace tra le esigenze del territorio e le decisioni centrali?
Lo scollamento tra la periferia ed il centro rappresenta da sempre una criticità per molte amministrazioni pubbliche.
La distanza tra i reali bisogni del territorio e chi prende le decisioni a livello centrale è molto spesso causa di incomprensioni, malcontento, inefficienze.
L’estrema frammentazione del settore pubblico in Italia, anche all’interno della stessa Amministrazione, così come la privatizzazione di molti servizi, sono fattori che hanno reso ancor più problematico il rapporto centro-periferia.
In questo ambito, il sindacato può fare molto considerato che uno strumento importante per ovviare alle criticità di cui si è detto è la contrattazione decentrata, che rappresenta la sede naturale in cui le problematiche specifiche del territorio e dei singoli uffici vengono portati al tavolo di confronto con l’Amministrazione centrale, per arrivare ad una soluzione ottimale.
Al riguardo, assume una importanza cruciale il ruolo dei lavoratori eletti in qualità di Rappresentanti dei Lavoratori (RSU), il cui compito è proprio quello di raccordare le esigenze della periferia con l’azione decisoria del centro.
Il pubblico impiego soffre da anni di un ricambio generazionale incompleto. Quale messaggio sente di rivolgere ai giovani che potrebbero scegliere una carriera nella Pubblica Amministrazione, e come si può rendere questo settore di nuovo attrattivo e competitivo?
Il ricambio generazionale nella PA in passato è stato bloccato per molti anni da discutibili provvedimenti che, in nome della spending review, hanno congelato il bando di concorsi pubblici e le conseguenti assunzioni, facendo lievitare l’età media dei lavoratori della PA, che tra il 2009 e il 2019 era passata da 43 a 52 anni.
Decisivo, in tal senso, è stato il decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150 (Attuazione della legge 4 marzo 2009, n. 15, in materia di ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni).
L’azione costante del sindacato negli anni del blocco dei concorsi pubblici è stata orientata a sollecitare nuove assunzioni, per colmare i vuoti degli organici e garantire contestualmente il necessario ricambio generazionale.
In questi ultimi tre anni, il Ministro per la Funzione Pubblica Zangrillo ha operato massicce assunzioni nella PA, ben 350mila tra il 2023 e il 2024, e altre 150mila attese per la fine del 2025, che hanno consentito di abbassare l’età media dei pubblici dipendenti, dai 52 anni del 2020 ai 48 anni odierni, un’età ancora troppo elevata che ha indotto il sindacato a sollecitare ulteriori assunzioni, atteso il permanere di pesanti vuoti di organico in molte Amministrazioni.
Ultimamente, grazie alla digitalizzazione delle procedure concorsuali, abbiamo assistito ad una drastica riduzione dei tempi di reclutamento, passati da una media di 780 giorni ai 4 mesi attuali tra la data del bando e le relative assunzioni.
C’è da evidenziare che l’Italia rimane comunque in coda in Europa, con una media di 5,7 dipendenti pubblici ogni 100 abitanti, ed anche in relazione alla spesa per il pubblico impiego, che si attesta al 9% del PIL, al di sotto della media europea del 10,2%.
Lo snellimento delle procedure concorsuali e l’elevato numero di concorsi banditi e di quelli previsti a breve, costituiscono un forte incentivo per spingere i giovani a optare per una carriera nella PA, ma a patto di adeguare i livelli stipendiali agli standard europei.
Crediamo fermamente che questo sia il vero punctum dolens: stipendi troppo bassi non solo in relazione a quelli dei colleghi europei, ma soprattutto in rapporto ai livelli di responsabilità correlati alle funzioni svolte e al crescente costo della vita nel nostro Paese.
Si tratta di un tema centrale, verso il quale è orientata da sempre l’azione sindacale della FSI-USAE Comparto Funzioni Centrali.

