Pokrovsk: la battaglia decisiva del Donbas nel 2025

Il quadro che emerge attorno a Pokrovsk è quello di una battaglia che segnerà un punto di svolta nell’intera campagna russa nel Donbas.

La concentrazione di forze attorno a questa città–fortezza, con decine di migliaia di uomini e centinaia di veicoli corazzati provenienti da almeno nove reggimenti e brigate, riflette la scelta di Mosca di giocare una carta estrema prima dell’arrivo delle piogge autunnali.

Per il Cremlino, Pokrovsk non è semplicemente un obiettivo tattico: è il varco verso la cintura fortificata Sloviansk–Kramatorsk, ultima barriera ucraina in Donetsk.

La sua caduta, dopo più di diciotto mesi di tentativi infruttuosi, significherebbe la possibilità di proclamare la conquista dell’intero Donbas, obiettivo politico e simbolico dichiarato sin dal 2014.

I russi hanno radunato unità da Sumy e da Kherson, ridisegnando la geografia dei propri schieramenti e svuotando fronti periferici per alimentare la spinta su Pokrovsk.

Non meno di cinque brigate marine e aviotrasportate, un reggimento corazzato, uno di fanteria e due brigate di fucilieri motorizzati hanno lasciato il nord per schierarsi nel settore Dobropillia–Pokrovsk.

A queste forze si è aggiunta una divisione di fucilieri motorizzati proveniente da Kherson, ora concentrata a Chasiv Yar.

Complessivamente, lungo il fronte tra Chasiv Yar e Pokrovsk sono presenti fino a nove corpi e armate campali, un dispositivo potenzialmente pari a 150.000 uomini.

Tuttavia, la dimensione numerica non racconta tutta la storia.

Dopo le prime avanzate di agosto, quando la 132ª Brigata di fucilieri motorizzati russi era riuscita a penetrare fino a Dobropillia grazie a una marcia leggera, priva di mezzi pesanti e dunque più rapida ma vulnerabile, l’Ucraina ha dimostrato di conservare riserve insospettate.

Lasciando volutamente tratti di trincea scoperti per guadagnare tempo, Kyiv ha rigenerato brigate e le ha riversate contro il saliente, infliggendo alla 132ª perdite devastanti.

È stato il battesimo di fuoco del nuovo 1° Corpo d’Armata Azov, che insieme a reggimenti e battaglioni supportati da droni, carri e fanteria ha schiacciato l’avanzata russa.

La lezione non sembra essere stata assimilata dal Cremlino, che ora tenta la stessa scommessa in scala maggiore. Il piano russo prevede di sfruttare la massa corazzata, accumulata con parsimonia per quasi un anno, nella speranza che Kyiv non abbia più brigate fresche da gettare in campo.

Ma questo calcolo è fragile.

Le brigate aviotrasportate 80ª e 95ª sono ancora disponibili dopo mesi di relativa inattività a Sumy, la 156ª meccanizzata si è già spostata verso Donetsk, e altre riserve, comprese unità dell’82ª aviotrasportata e del 225° reggimento d’assalto, possono essere rapidamente ridislocate.

L’Ucraina conserva dunque una riserva elastica, capace di contrattacchi locali e di saturazione con droni e artiglieria.

La vera asimmetria risiede nella catena di distruzione a corto e medio raggio che Kyiv ha sviluppato.

Le prime dieci unità UAS in classifica, dal 414° “Magyar’s Birds” al 427° “Rarog”, passando per Nemesis, Achilles, Phoenix e la 3ª d’assalto

, rappresentano un ecosistema integrato che unisce sorveglianza, relay, droni FPV, loitering munition e fuoco d’artiglieria.

Questa architettura crea “bolle letali” mobili, capaci di intercettare colonne corazzate su 20–30 km attorno alle arterie di accesso.

Nelle zone urbane di Pokrovsk, con le loro geometrie spezzate, sottopassi e aree industriali, il vantaggio dei numeri e dei carri si riduce drasticamente.

La logistica russa, già provata da attacchi alle linee ferroviarie, ai depositi POL e alle sottostazioni, è un altro tallone d’Achille.

Gli FPV russi hanno cominciato a colpire sistematicamente la dorsale Sloviansk–Izium

, trasformandola in una zona di caccia dove convogli ucraini subiscono perdite quotidiane.

Ma anche in questo caso, Kyiv ha la possibilità di adattarsi con convogli piccoli, jammer di bordo, movimenti notturni e coperture elettroniche.

La sistematicità degli attacchi segna un salto di qualità, ma difficilmente basterà a sigillare i flussi.

Il rischio strutturale russo è chiaro: per ottenere un successo operativo devono concentrare mezzi e colonne su poche direttrici, proprio ciò che rende le colonne vulnerabili al fuoco combinato di droni, artiglieria guidata, ATACMS e mine.

La “kill zone” del 2025 favorisce i difensori con sensori e saturazione FPV più che gli attaccanti con masse corazzate.

Mosca potrebbe ancora ottenere guadagni tattici, conquistare quartieri o zone industriali e insediare presidi nei villaggi attorno a Pokrovsk, soprattutto se l’artiglieria e le bombe plananti riuscissero ad aprire varchi temporanei.

Ma le probabilità di una presa completa restano basse, e ancor più ridotte quelle di uno sfondamento verso Sloviansk–Kramatorsk.

Le stime oscillano: un successo pieno a Pokrovsk non è prevedibile prima della fine dell’anno e avrebbe comunque un costo altissimo in uomini e mezzi, tanto da erodere la capacità corazzata russa per tutto il 2026.

È più probabile un esito di tipo pirotecnico, con avanzate locali seguite da contrattacchi sanguinosi, quartieri conquistati e poi contesi, colonne corazzate bruciate nei sobborghi e perdite umane nell’ordine delle migliaia. In tal caso, la Russia otterrebbe solo un guadagno tattico, pagato al prezzo di una degradazione irreversibile del suo potenziale offensivo.

Pokrovsk, insomma, rischia di trasformarsi in un punto di rottura: per Mosca è l’occasione estrema di rivendicare il Donbas; per Kyiv, è l’opportunità di consumare l’ultima riserva corazzata russa in un terreno dove droni, artiglieria e urban warfare rendono ogni carro un bersaglio annunciato.

L’esito più plausibile è un logoramento reciproco, ma con una bilancia che, sul medio termine, pende verso l’Ucraina, pronta a riassorbire i colpi e a rilanciare l’iniziativa nel 2026.

La battaglia che si profila non sarà solo più grande e più sanguinosa delle precedenti: sarà il banco di prova che determinerà la capacità della Russia di proseguire la guerra su scala offensiva, o la sua lenta deriva verso una guerra di resistenza difensiva.

Note a piè di pagina

[1] 

Russia Is Massing Tanks for a ‘Last, Final Battle.’ So Ukraine Is Massing Tank-Killing Troops.

[2] 

МАДЯР🇺🇦

Da Giovanni Michele de Ficchy

Scrittore, giornalista indipendente specializzato in questioni economiche, scenari internazionali e criminalistica. Ambasciatore di Pace Onu. criminologo investigativo.

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