POLIZIA PENITENZIARIA, SCOPPIA IL CASO IN CALABRIA: DECISIONE CONTESTATA SU AGENTE CON FRAGILITÀ SANITARIE E FAMILIARI

Decisione amministrativa grave e non proporzionata nei confronti di un Agente della Polizia Penitenziaria – RICHIESTA DI IMMEDIATA RIVALUTAZIONE esprime forte e motivata preoccupazione per una recente decisione amministrativa adottata nei confronti di un Agente Scelto della Polizia Penitenziaria, la cui situazione personale, familiare e sanitaria risulta ampiamente documentata. Nonostante: una patologia oncologica certificata e un quadro clinico che richiede monitoraggio costante; valori tiroidei gravemente fuori parametro, indicativi di una condizione clinica delicata; la condizione di madre separata con tre figli minori a carico; la presenza di figli con disabilità riconosciuta ai sensi della Legge 104/92 e disturbi del neurosviluppo; una situazione familiare già complessa, aggravata da episodi di bullismo e fragilità documentate; È STATO COMUNQUE DISPOSTO IL RIENTRO IN SERVIZIO PRESSO ISTITUTO PENITENZIARIO. Una scelta che, alla luce degli elementi oggettivi disponibili, solleva rilevanti criticità sotto il profilo della proporzionalità, della ragionevolezza e dell’adeguata valutazione dell’interesse pubblico, nonché della necessaria tutela dei diritti fondamentali della persona. Non si tratta di mettere in discussione l’autorità amministrativa, ma di richiamare l’attenzione sulla necessità che ogni decisione sia pienamente coerente con: i principi costituzionali di tutela della salute (art. 32 Cost.); la protezione della famiglia e dei minori (artt. 29, 30 e 31 Cost.); i criteri di buon andamento e imparzialità dell’azione amministrativa (art. 97 Cost.). Appare particolarmente delicato il fatto che una situazione così complessa e documentata non abbia trovato, allo stato, un adeguato punto di equilibrio tra esigenze organizzative e tutela della persona. In un’Amministrazione moderna ed equilibrata, il rigore non può mai prescindere dall’umanità, né l’organizzazione può ignorare condizioni oggettive di fragilità sanitaria e familiare. Per tali ragioni, la scrivente Organizzazione Sindacale CHIEDE CON FERMEZZA L’immediata revoca del provvedimento di rientro adottato, in quanto lesivo e non adeguatamente motivato alla luce delle condizioni sanitarie e familiari rappresentate; il ripristino della posizione lavorativa della dipendente presso il Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria per la Calabria (P.R.A.P.), garantendo la continuità del servizio già svolto; una puntuale e completa rivalutazione della documentazione sanitaria e familiare prodotta, con adeguata considerazione delle condizioni oggettive della lavoratrice; l’adozione di soluzioni organizzative coerenti con i principi di tutela della salute, della dignità personale e della stabilità familiare. Si confida in un intervento tempestivo e responsabile, volto a ristabilire un equilibrio conforme ai principi costituzionali di tutela della salute, della famiglia e della dignità della persona, nonché ai criteri di buon andamento e imparzialità dell’azione amministrativa. Coordinatore Nazionale FSI – USAE Polizia Penitenziaria Salvatore SARDISCO

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