Dal registro elettronico alle chat di classe, dalle fotografie sui social all’uso dell’IA: con il ritorno sui banchi torna al centro la protezione dei dati personali degli studenti. Il Garante richiama scuole e famiglie a un utilizzo responsabile delle nuove tecnologie.
ROMA – Il nuovo anno scolastico riporta milioni di studenti tra i banchi e, insieme a lezioni e programmi, pone una questione diventata ormai centrale nella vita quotidiana delle scuole: la tutela della privacy.
Smartphone, registro elettronico, gruppi di messaggistica, fotografie, video e strumenti di intelligenza artificiale fanno ormai parte dell’esperienza scolastica. Ma la crescente digitalizzazione impone maggiore attenzione nell’utilizzo e nella diffusione dei dati personali, soprattutto quando riguardano minori.
Le indicazioni contenute nel vademecum del Garante per la protezione dei dati personali “La scuola a prova di privacy” riguardano studenti, famiglie, insegnanti e dirigenti scolastici.
Intelligenza artificiale a scuola: opportunità, ma servono garanzie
Uno dei capitoli più delicati riguarda l’intelligenza artificiale.
L’IA può rappresentare uno strumento importante per migliorare i processi di apprendimento, rendere alcune attività più accessibili e semplificare procedure organizzative e amministrative.
Il suo ingresso nella scuola, tuttavia, non significa che qualsiasi utilizzo sia consentito.
Particolare attenzione deve essere riservata ai dati personali di studenti e insegnanti. Il principio è quello della minimizzazione: utilizzare soltanto le informazioni realmente indispensabili e, quando possibile, ricorrere a dati sintetici.
Tra le garanzie indicate figurano inoltre sistemi configurati in modo da evitare la conservazione dei prompt e impedire profilazione o tracciamento degli studenti.
Centrale anche la trasparenza: studenti, famiglie e personale devono poter comprendere come vengono utilizzati i propri dati quando una scuola adotta sistemi basati sull’intelligenza artificiale.
Smartphone, fotografie e video: attenzione alla pubblicazione
Possedere una fotografia o un video realizzato a scuola non significa automaticamente poterlo pubblicare sui social.
Immagini, registrazioni audio e filmati che riguardano altre persone non possono essere diffusi liberamente senza tenere conto delle norme sulla protezione dei dati personali.
La questione diventa ancora più delicata quando nelle immagini compaiono minori.
Durante recite, gite o manifestazioni scolastiche i genitori possono effettuare riprese destinate all’ambito personale e familiare. Diverso è il caso della pubblicazione sui social network: la diffusione online delle immagini richiede maggiori cautele e, di regola, il consenso di chi esercita la responsabilità genitoriale sugli altri minori coinvolti.
Chat di classe, WhatsApp non sostituisce gli strumenti ufficiali
Anche le chat di classe richiedono attenzione.
I gruppi creati autonomamente da genitori o studenti non costituiscono strumenti istituzionali della scuola. Fotografie, video e informazioni personali non devono quindi essere condivisi senza considerare i diritti delle persone interessate.
Per le comunicazioni ufficiali è preferibile utilizzare gli strumenti messi a disposizione dall’istituto, a partire dal registro elettronico.
Voti e risultati scolastici: no alla diffusione indiscriminata online
La digitalizzazione non modifica un principio fondamentale: i dati relativi al rendimento degli studenti devono essere trattati nel rispetto della riservatezza.
I voti delle singole discipline possono essere consultati dallo studente e dalla famiglia nell’area riservata del registro elettronico.
La pubblicazione indiscriminata sul web, invece, presenta rischi evidenti: una volta diffusa online, un’informazione può rimanere accessibile per molto tempo ed essere utilizzata in contesti completamente diversi da quello scolastico.
Registrare una lezione non significa poterla pubblicare
La registrazione di una lezione può essere consentita per finalità personali di studio, nel rispetto delle disposizioni stabilite dall’istituto.
Questo non autorizza però a pubblicare o condividere liberamente il materiale registrato.
Una particolare tutela resta inoltre prevista per gli studenti con disturbi specifici dell’apprendimento o altre esigenze educative che necessitano di strumenti compensativi.
Il rischio dello “sharenting”
L’attenzione alla privacy non riguarda soltanto quello che fanno gli studenti.
Il Garante richiama anche i genitori alla prudenza nella pubblicazione di fotografie, video e informazioni riguardanti i figli.
È il fenomeno conosciuto come “sharenting”: la condivisione continua sui social della vita dei minori.
Ogni fotografia pubblicata contribuisce infatti alla costruzione dell’identità digitale di un bambino o di un adolescente e può continuare a circolare online anche molti anni dopo.
Cyberbullismo, sexting e revenge porn: intervenire subito
La tutela dei dati personali assume un’importanza ancora maggiore quando la tecnologia viene utilizzata per colpire o mettere sotto pressione un ragazzo.
Cyberbullismo, diffusione non autorizzata di immagini intime, sexting e altre forme di aggressione digitale richiedono un intervento tempestivo.
Il messaggio rivolto ai ragazzi è chiaro: non aspettare che la situazione diventi più grave e rivolgersi immediatamente a genitori, insegnanti o altre figure di riferimento.
La nuova sfida della scuola digitale
Il ritorno in classe del 2026 avviene in una scuola profondamente diversa rispetto a pochi anni fa.
L’intelligenza artificiale accelera ulteriormente una trasformazione già iniziata con registri elettronici, didattica digitale e piattaforme online.
La sfida non è fermare la tecnologia, ma imparare a utilizzarla senza trasformare innovazione e comodità in una perdita di controllo sui dati personali.
E quando si parla di studenti e minori, la protezione della persona deve rimanere il punto di partenza.
Le indicazioni sull’IA — minimizzazione dei dati, possibilità di utilizzare dati sintetici, attenzione alla conservazione dei prompt, profilazione e tracciamento — sono confermate direttamente dal Garante.

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