La recente restituzione della Pala del Carpaccio alla Slovenia, dopo essere stata custodita per decenni a Padova e restituita dal Vaticano in un quadro di accordi diplomatici, ha acceso un’accesa polemica tra esponenti politici e rappresentanti delle associazioni degli esuli.
La vicenda ha visto scontrarsi due visioni opposte: quella del presidente dell’Unione degli Istriani, Massimiliano Lacota, che ha definito l’operazione “inaccettabile”, e quella di Carlo Giovanardi, ex ministro, che ha criticato duramente la posizione di Lacota.
L’opera, un capolavoro del pittore Vittore Carpaccio del 1518, era stata concepita per la chiesa del convento di San Francesco a Pirano, nell’attuale Slovenia, e fu trasferita in Italia durante la Seconda Guerra Mondiale per motivi di sicurezza. La sua restituzione, avvenuta in un clima di cooperazione diplomatica e con il coinvolgimento della Santa Sede, è stata vista da alcuni come un gesto di riconciliazione e un passo avanti nelle relazioni tra i due Paesi.
Tuttavia, Massimiliano Lacota ha espresso la sua ferma contrarietà, sostenendo che l’Italia non avrebbe dovuto cedere l’opera senza un’adeguata reciprocità da parte della Slovenia. Le sue dichiarazioni, che denunciano una mancanza di considerazione per la comunità degli esuli, hanno trovato una dura reazione in Carlo Giovanardi.
L’ex ministro ha giudicato le critiche di Lacota come “ingiuste, immotivate e anche offensive”, in particolare per il fatto di essere rivolte al Capo dello Stato, che aveva patrocinato l’iniziativa. Giovanardi ha sottolineato che la restituzione è stata un atto dovuto e giusto, e ha ribadito la necessità di una visione che superi le logiche del passato per favorire la cooperazione e la pacificazione.
Lo scontro verbale tra i due esponenti mette in luce la complessità delle questioni legate alla memoria storica, all’identità e ai rapporti transfrontalieri in una zona da sempre segnata da vicende complesse.

