“Vi sono delle persone alle quali tutto è permesso e per cui tutto va bene, io sono fra queste”. Voltaire ne apprezzava lo spirito bizzarro e la personalità anticonformista.
Si giustificava in nome della libertà quando esibiva comportamenti eccessivamente disinvolti. Originale, inquieta, amante della cultura e dell’arte, Cristina di Svezia si mostrava perfino insolente, perdonata solo per il suo genio. Gli artisti l’adoravano in quanto protettrice del loro mondo.
Figlia di Gustavo Adolfo II Vasa e di Eleonora di Brandeburgo, nacque a Stoccolma l’8 dicembre 1626. Bruttina, con tratti mascolini, possedeva una vivacità intellettuale portentosa. Aveva sei anni quando alla morte del padre salì al trono. Non avrebbe avuto diritto all’eredità della corona, poiché il bisavolo Gustavo I, fondatore della monarchia aveva stabilito per legge l’esclusione delle donne. Tuttavia la grande considerazione goduta dal padre presso il popolo e la speranza che potesse contrarre matrimonio con un principe illustre fecero di lei a diciotto anni la futura regina di Svezia.
Capacità eccezionali e un talento raro. Sapeva parlare 11 lingue. Aveva una memoria prodigiosa e una competenza culturale vasta. Provava repulsione per il matrimonio e i lavori femminili mentre le piaceva cavalcare e usare le armi.
“Bisogna avere più coraggio per il matrimonio che per la guerra” affermava.
Presa dalla passione per la letteratura e l’arte arricchiva la biblioteca di codici rari, tra cui le illustrazioni della Divina Commedia opera del Botticelli e la reggia di preziose collezioni di quadri, monete e altri oggetti antichi.
L’ambiente svedese sembrava non apprezzare il suo interesse culturale e lei si rivolse all’Italia conosciuta attraverso i libri e l’ammirazione con cui gliene parlava il padre. I colloqui con Cartesio (che morì nella sua reggia) l’avvicinarono al cattolicesimo e la portarono alla conversione. La corte svedese cercò di impedirglielo ma la sovrana dopo aver abdicato in favore del cugino Carlo Gustavo di Baviera affidandosi al motto virgiliano Viam fata inveniunt, il destino indicherà la via, abbandonò la patria quasi in fuga, vestendo abiti maschili per intraprendere il viaggio verso l’Italia.
Vestita senza sfarzo ma con una croce al collo tempestata da cinque grossi diamanti entrò in Italia ricevendo onori dalle città che man mano attraversava.
Le tappe del viaggio furono segnate da feste memorabili.
Il papa Alessandro VII le assegnò la residenza di Palazzo Farnese che in breve tempo divenne cenacolo di letterati e artisti di fama in quanto nel 1656 Cristina vi fondava l’Accademia Reale. Il Papa le concesse anche un vitalizio di novantamila scudi ma, dimentica di tanta generosità e soprattutto della conversione, dissipava il denaro in balli, feste e vanità. Rimasero famosi i divertimenti e i carnevali da lei organizzati tanto erano stravaganti. Ai rimproveri sempre rispondeva “Ci sono persone a cui tutto è permesso. Io sono fra queste.” Il teatro fu la sua passione e a questo legò il suo nome. Fece aprire in Roma a Tordinona il primo teatro a pagamento destinato all’opera, denominato teatro di Apollo dai Torlonia che nel 1820 furono i committenti del restauro. Quando si recò in Francia, Voltaire racconta che la corte di Luigi XIV e tutti i Parigini rimasero sconcertati di questa regina brutta, tarchiata, vestita senza eleganza, per nulla attraente che “spergiurava Dio, ballava male, ma di cui ne ammiravano la cultura, l’intelligenza e la spigliatezza nel conversare”. Un fatto inquietante gettò improvvisamente ombre sulla sua persona.
A Fontainebleau, ospite del re, si perpetrò l’assassinio feroce del marchese Giovan Rinaldo Monaldeschi suo scudiero, ex amante e suo favorito. Pare che Monaldeschi avesse messo in circolazione carte lesive contro l’onore della regina e per tale motivo lei ne abbia ordinato l’esecuzione. Lo scandalo scosse la Svezia e mise in crisi il Vaticano. Cristina non si fece travolgere dagli avvenimenti e al rientro a Roma donò al papa alcuni manoscritti preziosi.
L’Accademia da lei fondata vantava artisti, poeti, scrittori, architetti… aveva trasformato in un museo di sculture il Palazzo Riario Corsini alla Lungara dove si era stabilita. Dopo la morte avvenuta a 63 anni, il 19 aprile 1689 per una malattia della pelle, pare predetta da una celebre indovina del tempo, la Regia Accademia si sciolse e in suo luogo sorse l’Arcadia, un’Accademia di poeti che propose il ritorno alla poesia classica contro il gusto artificioso del barocco.
Le ultime parole “ Sono nata libera, vissi libera e morirò libera” si trovano incise su una medaglia che ha per emblema l’uccello del paradiso che si libra nell’aria al di sopra della terra, del mare, delle nubi, opera di Massimiliano Soldani Benzi e Gugliemada.
La regina aveva espresso la volontà di essere sepolta nella chiesa di Santo Stefano Rotondo al Celio, ma il Papa Innocenzo XII decise che la sua tomba fosse sistemata nelle Grotte Vaticane, vicino alla contessa Matilde di Toscana e Clementina Sobieski, moglie di Giovanni re di Polonia.

