Nel 2004, insieme al professor Antonio Vento, psichiatra e presidente dell’Osservatorio Nazionale Mobbing-Bossing, portai all’attenzione il fenomeno che definimmo “sindrome da debito ingiusto”: una condizione nella quale il peso di un debito percepito come ingiusto può trasformarsi da problema economico in profonda sofferenza psicologica, generando impotenza, perdita di controllo e difficoltà a reagire. Dopo ventidue anni vedo finalmente emergere, nel nuovo quadro europeo e italiano del credito, principi che intercettano alcune delle battaglie di allora: maggiore trasparenza, tutela del consumatore, attenzione alla valutazione del merito creditizio e possibilità di contestare decisioni assunte attraverso processi automatizzati. Il significato più profondo, tuttavia, è culturale: il debitore non è il suo debito. Dietro ogni posizione finanziaria esiste una persona, una famiglia, una storia e una dignità che non possono essere ridotte a un numero, a un punteggio o a un algoritmo. Proteggere il debitore non significa cancellare il debito: significa impedire che il debito cancelli la persona. Nel 2004 cercavamo di dare un nome a una sofferenza allora poco considerata dal dibattito economico. Oggi quella intuizione può diventare parte di una nuova cultura del credito, nella quale l’efficienza finanziaria convive con la responsabilità sociale e psicologica. La vera sfida non è soltanto gestire il debitore, ma tutelare la persona indebitata. Dott. Gilberto Di Benedetto Psicologo – esperto di sindromi debitorie
Dal debito ingiusto alla tutela della persona: dopo 22 anni una nuova stagione per il credito

