La Chiesa cattolica nel 1937 la insignì del più alto riconoscimento, la Rosa d’oro. L’Accademia Internazionale Americana di New York le conferì la laurea ad honorem per le sue competenze scientifiche e culturali. Il Sovrano Ordine di Malta nel 1906 della Gran Croce d’Onore e di Devozione. Nel 1941 ottenne dal ministro Bottai la laurea ad honorem in medicina. Semplice, forte, buona. Amatissima da tutti coloro che la conobbero specialmente da quelli cui pervenne il suo sostegno: gli emarginati, gli orfani, gli ospedali da lei finanziati, i centri di ricerca per malattie allora poco conosciute come l’encefalite letargica e il Parkinson. Non di gesti clamorosi o di arroganti testimonianze è intessuta la memoria di Elena, ma di atti autentici di umana pietà, di lacrime vere per le piaghe altrui. La fiera principessa montenegrina diventò la luminosa regina d’Italia. Paziente, senza alterigia, incapace di pensare male.  Incurante dell’aspetto esteriore suscitava critiche e atteggiamenti di sufficienza. Si sposò con Vittorio Emanuele III di Savoia e portò come corredo solo ventisette vestiti ordinati a Parigi dalla madre. Anche Matilde Serao, moglie del giornalista Edoardo Scarfoglio, direttore del Mattino di Napoli, criticò gli abiti della principessa. L’additò tra le donne peggio vestite d’Italia. Elena Petrovich Niegosh proveniva dal Montenegro e il popolo italiano ignorava dove si trovasse questa terra. Di “pescare”la consorte del futuro re nei Balcani fu un’idea del Crispi che riteneva l’influenza italiana in quel territorio una buona opportunità per “l’Italietta” di fine secolo. Edoardo Scarfoglio parlò di nozze con i fichi secchi perché capitavano quando la nostra politica estera era affondata con Adua. L’unione invece fece incontrare due popoli che in comune avevano già molto ed anzi determinò un più accentuato interesse per le questioni balcaniche, aprendo nuovi orizzonti politico-culturali.  Elena nacque il 18 gennaio 1873 da Nicola Petrovich Niegosh e da Milena Vucotich, rispettivamente re e regina del Montenegro. Sesta di undici figli, solo tre i maschi. Re Nicola appartenne alla dinastia che guidò il Montenegro dal 1696 al 1918. Nei periodi di guerra i rifornimenti li facevano arrivare le donne arrampicandosi su quelle aspre montagne. L’uomo era essenzialmente un guerriero e non poteva mostrarsi docile e tenero. A 12 anni la regina Elena andò a Pietroburgo ad istruirsi sotto la protezione dello zar Alessandro II. Le porte del palazzo reale della città di Pietro il Grande si aprirono per questa giovane principessa che si dedicò durante gli studi anche alla pittura. Gli acquerelli da lei dipinti a Pietroburgo furono oggetto di mostre. Fu anche un’apprezzata violinista e poetessa firmandosi con lo pseudonimo Farfalla Azzurra. La sua vita è stata una coraggiosa costruzione verso un alto ideale cristiano, attraverso momenti tristi e gai. Il piangere la figlia Mafalda nel campo di concentramento di Buchenwald, la rese cieca a un occhio. Era una donna anticonformista affermava suo nipote Enrico d’Assia figlio di Mafalda. Faceva tutto quello che avrebbe dovuto fare un uomo, guidava la macchina ed era capace di aggiustarla meglio del meccanico. Se ne intendeva certamente più del marito, il re Vittorio Emanuele III, sempre schivo e riservato. Dinamica, attiva, sportiva, era una pescatrice appassionata. Quando soggiornò a Montpellier per essere curata dal tumore contratto trascorreva interminabili ore con i pescatori del luogo sfoggiando una competenza straordinaria su tutto ciò che riguardava la pesca. Molti la ricordavano mentre consumava il pasto insieme a loro. Non era amante dei medici e delle medicine rispettando una tradizione montenegrina che si vantava di sapersela cavare senza l’intervento dei dottori. La stessa regina si curava attraverso antichi rimedi frutto dello studio delle miracolose erbe della sua terra. La grappa, Rakia, fortissima e pura era spesso usata come antidolorifico. Sempre pronta ad andare dove il bisogno la chiamava era sempre l’ultima a rientrare a casa e aveva l’abitudine di girare in anonimo. La regina Elena riposa ancora esule in terra straniera ma forse sarebbe giusto deporre il delicato mazzolino di viole sulla sua tomba nel suolo italiano, l’ultima e sua vera patria. 

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